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Maturità 2026: quando la meraviglia diventa amore. Il tema che ha emozionato una commissione d’esame

Il tema sulla meraviglia diventa una lezione d'amore: quando gli studenti insegnano agli adulti

Dalla prima prova di italiano emerge una riflessione che va oltre la traccia ministeriale. Un elaborato sulla “meraviglia” emoziona la commissione e dimostra che, accanto alla conoscenza, la scuola continua a educare ai sentimenti, all’empatia e all’intelligenza emotiva.

La Maturità 2026 ha consegnato ai docenti molto più di una semplice prova d’esame. Tra i banchi della prima prova scritta di italiano è emersa una riflessione che racconta il valore della scuola quando riesce ad andare oltre i programmi, trasformandosi in educazione alle emozioni.

La prima proposta della Tipologia C – riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità – prendeva spunto dall’articolo di Wenke Husmann, Funziona a meraviglia, pubblicato su Internazionale (anno 33, 23 gennaio 2026, pag. 58).

Il tema invitava gli studenti a riflettere sul concetto di meraviglia: quella capacità tutta infantile di stupirsi davanti ai fenomeni della natura e la nostalgia che spesso accompagna l’adulto quando, pur conoscendone la spiegazione scientifica, avverte di aver perso quella dimensione magica dell’esistenza.

L’autrice osserva come, a partire dall’Illuminismo, la conoscenza scientifica abbia progressivamente spiegato il mondo, sostituendo il mito con la ragione. Nel testo si legge:

“Da quando, con l’Illuminismo, gli scienziati hanno cominciato a indagare il mondo empiricamente, ogni sua meraviglia ha una spiegazione razionale. L’aurora boreale? Non è un messaggio mitologico, ma la collisione tra gli elettroni e gli atomi dell’atmosfera. I colori dei fiori? Non esprimono gli umori degli dèi, ma derivano dalla combinazione dei geni.”

Una riflessione che mette a confronto due modi di guardare il mondo: quello razionale, fondato sulle spiegazioni scientifiche, e quello emotivo, capace ancora di stupirsi.

L’elaborato che ha sorpreso la commissione

Tra le tante prove corrette in commissione, una ha immediatamente attirato la mia attenzione.

Lo studente non ha scelto di parlare dell’aurora boreale o della natura. Ha deciso di raccontare il primo giorno di scuola.

“Primo giorno di scuola, mamma ha lavato la mia maglia preferita, ho messo dei vestiti a caso, sono in ritardo, apro la porta dell’aula con mano sudata ed enorme imbarazzo, profumo di vaniglia, la guardo: meraviglia. Come potrebbero, in questo caso, gli illuministi razionalizzare ciò che provo, dare una spiegazione logica a questa meraviglia, a questa ragazza che è espressione della natura, anzi è lei madre natura?”

La risposta mi ha prima sorpreso.

Poi mi ha incantato.

In una società che, dopo oltre due secoli, ha esasperato la visione razionale del mondo, dimenticando spesso quanto siano fallaci le nostre certezze e quanto limitata possa essere la nostra idea di universo, quel ragazzo ha scelto di parlare dell’amore.

Ha contrapposto l’innamoramento improvviso, inspiegabile e travolgente al metodo positivista ereditato dall’Illuminismo.

Una scelta che possiede una forza poetica rara.

Perché alcune emozioni non possono essere ridotte a formule, molecole o processi chimici.

Esistono esperienze che continuano a vivere proprio nel mistero della loro inspiegabilità.

“Sei proprio tu”

Ho letto quel passaggio ad alta voce.

La collega con cui ho condiviso quella classe durante l’anno scolastico mi ha guardato e, sorridendo, ha detto soltanto:

“Sei proprio tu.”

E ancora una volta, restando perfettamente dentro il tema della traccia, mi sono meravigliato.

In quell’istante sono riaffiorati tutti i mesi trascorsi insieme agli studenti.

I dibattiti in aula.

La sintonia costruita con il collega di Storia.

La programmazione sviluppata attraverso unità didattiche tematiche.

I pomeriggi trascorsi con altri docenti a discutere di Amore, Speranza e Verità.

Il desiderio comune di mettere al centro non soltanto i contenuti disciplinari, ma ciò che rende ogni contenuto vivo: le emozioni.

Abbiamo scelto di lavorare sui sentimenti, convinti che siano il motore autentico di ogni azione umana.

Lo stesso approccio ha caratterizzato anche l’altra classe quinta, nella quale insegnavo Storia mentre il collega seguiva Italiano, in un intreccio quasi speculare di discipline e metodologie. Un percorso condiviso anche dalla docente che ci affiancava durante le lezioni e da altre colleghe delle materie tecniche, tutte sulla stessa lunghezza d’onda.

La letteratura come educazione ai sentimenti

Ripensando a quell’elaborato, mi sono tornati alla mente tutti i testi affrontati durante l’anno.

Abbiamo letto “Questione privata” di Beppe Fenoglio, comprendendo come Fulvia rappresenti il vero motore della ricerca di Milton e, simbolicamente, della stessa Resistenza.

Abbiamo attraversato “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Cesare Pavese, riflettendo sull’intreccio tra eros e thanatos.

Abbiamo ascoltato Roberto Vecchioni con la sua “Canzone per Alda Merini”, lasciandoci guidare nei versi e negli amori della poetessa.

Abbiamo discusso il saggio di Umberto Galimberti dedicato all’amore, alla sua follia destabilizzante e alla passione come manifestazione insieme di vita e sofferenza.

Abbiamo visto “Midnight in Paris”, lasciandoci trasportare dalla sua musica iniziale e da quella frase capace di suggerire come la donna amata possa diventare il superamento stesso dell’idea di morte.

Tutti percorsi diversi, ma uniti dallo stesso filo conduttore.

Comprendere l’essere umano attraverso la letteratura, la filosofia, il cinema e l’arte.

Le restituzioni degli studenti

Poi ho ripensato a tutte le restituzioni ricevute durante l’anno.

Ai temi.

Alle riflessioni.

Ai dialoghi.

Alle emozioni che gli studenti ci hanno consegnato giorno dopo giorno.

A tutto ciò che hanno sentito e che hanno saputo trasmettere anche a noi insegnanti.

Perché insegnare significa inevitabilmente continuare a imparare.

Gli studenti sono stati, contemporaneamente, discenti e maestri.

Gli elaborati che parlavano di emozioni

Con il pensiero sono tornato in commissione.

Ho continuato a leggere gli elaborati della stessa tipologia.

Ed è stato come ritrovare un’unica voce che attraversava decine di compiti.

Uno studente scriveva dell’odore della terra bagnata capace di guidare i pensieri.

Un altro descriveva la pioggia come il pianto degli angeli.

Ogni elaborato sembrava ricordare che la meraviglia nasce quando la realtà incontra l’immaginazione.

Erano tutti così.

Diversi nelle parole.

Profondamente simili nell’anima.

La vera lezione della Maturità 2026

In un tempo in cui si parla continuamente di intelligenza artificiale, algoritmi e competenze digitali, quei ragazzi hanno dimostrato qualcosa che nessuna tecnologia può sostituire completamente.

L’intelligenza emotiva.

Le emozioni.

I sentimenti.

La capacità della letteratura, dell’arte e della bellezza di attraversare le persone e cambiarle.

Sono questi gli elementi che continuano a distinguere l’esperienza umana dalla semplice elaborazione delle informazioni.

Gli studenti, in occasione dell’esame più importante della loro vita scolastica, hanno restituito ai loro docenti ciò che avevamo cercato di donare durante tutto l’anno.

Non soltanto conoscenze.

Ma autenticità.

Empatia.

Fragilità.

Passione.

La disponibilità a mostrarsi per ciò che si è, nel bene e nel male, al di là del bene e del male.

Ed è forse questa la lezione più preziosa della Maturità 2026.

Non quella contenuta nella traccia ministeriale.

Ma quella scritta dagli studenti.

Perché, alla fine, sono stati loro a insegnare qualcosa agli adulti.

Che la meraviglia continua a esistere.

Che la ragione è fondamentale, ma non basta.

E che l’amore, l’arte, la letteratura e le emozioni restano il luogo in cui l’essere umano continua a riconoscere se stesso.

Grazie per la meraviglia che siete.

A cura di Angelo Palumbo

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