Contratto scuola 2025/2027: aumenti fino a 137 euro al mese, arretrati e rinnovi record per il comparto istruzione

Firmata l’intesa tra Aran e sindacati: coinvolti oltre 1,2 milioni di lavoratori tra scuola, università e ricerca. Incrementi complessivi fino a 395 euro con gli ultimi tre contratti.
ROMA – Arriva la firma sul nuovo contratto collettivo nazionale per il comparto istruzione e ricerca relativo al triennio 2025-2027. L’accordo, raggiunto tra Aran e tutte le organizzazioni sindacali rappresentative, introduce aumenti medi mensili pari a 137 euro lordi e segna un ulteriore passo nel percorso di rinnovo continuo dei contratti pubblici avviato negli ultimi anni.
L’annuncio è stato dato dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che ha sottolineato come il risultato confermi il rispetto degli impegni presi dal governo sul fronte del pubblico impiego, in particolare nel settore scolastico.
Aumenti in busta paga: quanto guadagneranno docenti e ATA
Il nuovo contratto prevede incrementi economici differenziati a seconda delle categorie professionali:
- Docenti: aumento medio di circa 143 euro lordi al mese
- Personale ATA: incremento medio di circa 107 euro lordi mensili
- Media complessiva del comparto: 137 euro lordi mensili
Gli aumenti saranno distribuiti progressivamente in tre tranche, con decorrenza:
- dal 1° gennaio 2025
- dal 1° gennaio 2026
- dal 1° gennaio 2027
A regime, gli incrementi saranno pienamente visibili nelle buste paga a partire dal 2027 e saranno calcolati su 13 mensilità.
Incrementi cumulati: fino a 395 euro negli ultimi tre rinnovi
Un aspetto centrale dell’accordo riguarda il cumulo degli aumenti derivanti dai tre contratti più recenti:
- 2019-2021
- 2022-2024
- 2025-2027
Considerando questi rinnovi nel loro insieme, l’aumento medio delle retribuzioni raggiunge circa 395 euro lordi mensili, mentre per il personale docente la cifra sale a circa 412 euro.
Secondo il ministro Zangrillo, si tratta di un risultato significativo, ottenuto grazie a una strategia che ha puntato sulla regolarità dei rinnovi contrattuali e sulla riduzione dei ritardi storici.
Arretrati in arrivo: importi fino a 1.250 euro
Poiché la firma del contratto è avvenuta durante il secondo anno del triennio di riferimento, i lavoratori matureranno anche gli arretrati relativi agli aumenti non ancora percepiti.
Le stime indicano:
- circa 815 euro per le fasce più basse
- fino a 1.250 euro per le posizioni con maggiore anzianità o livelli retributivi più alti
Gli importi sono calcolati fino al 30 giugno 2026 e saranno corrisposti nei prossimi mesi secondo le tempistiche amministrative.
Una platea ampia: coinvolti oltre 1,2 milioni di dipendenti
Il contratto riguarda uno dei comparti più estesi della pubblica amministrazione italiana, comprendendo:
- personale docente e amministrativo delle scuole
- lavoratori delle università
- dipendenti degli enti pubblici di ricerca
- personale delle istituzioni AFAM (Alta formazione artistica, musicale e coreutica)
Nel complesso, l’accordo interessa circa 1,2 milioni di lavoratrici e lavoratori, pari a una quota significativa dell’intero pubblico impiego.
Firma unanime e clima di dialogo
Uno degli elementi più rilevanti dell’intesa è la firma condivisa da tutte le organizzazioni sindacali, inclusa la CGIL. Un dato non scontato, che evidenzia un ampio consenso sul contenuto economico del contratto.
Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha evidenziato come la chiusura rapida della trattativa rappresenti un segnale importante: per la prima volta, il comparto istruzione e ricerca è il primo a concludere il rinnovo contrattuale nel ciclo della pubblica amministrazione.
Secondo Naddeo, questo risultato è frutto di un confronto costante e costruttivo tra le parti, che ha permesso di superare le criticità e accelerare i tempi rispetto al passato.
Continuità nei rinnovi: già finanziato il prossimo triennio
Il governo ha inoltre comunicato di aver già previsto le risorse per il rinnovo successivo, relativo al triennio 2028-2030. L’obiettivo dichiarato è garantire continuità nei contratti e consolidare un sistema di aggiornamento periodico degli stipendi.
Negli ultimi anni, infatti, si è cercato di recuperare i ritardi accumulati in passato, introducendo una maggiore regolarità nei negoziati e nelle firme degli accordi.
Un cambio di passo per la scuola
Con la firma del contratto 2025-2027, il comparto istruzione e ricerca diventa uno dei più dinamici nel panorama della contrattazione pubblica italiana. La successione ravvicinata dei rinnovi e l’entità degli aumenti rappresentano, secondo il governo, un segnale concreto di attenzione verso il mondo della scuola e della formazione.
Resta ora da monitorare l’impatto reale degli aumenti sul potere d’acquisto dei lavoratori, in un contesto economico ancora influenzato dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita.




