
Una diatriba che si trascina da decenni. E che probabilmente non vedrà mai una fine. E’ giusto tenere il crocifisso nelle aule dato che viviamo in un Paese prevalentemente cattolico? Dato che nello Stivale risiede anche il Papa? O per rispetto delle nuove classi multirazziali è opportuno toglierlo perché può disturbare i fedeli di altre religioni tra alunni e prof?
La religione di Stato
Certo è che la cosiddetta “Religione di Stato” non c’è più già da un bel po’ di tempo. L’articolo 1 dello Statuto albertino del 1848, sanciva che il Re fosse di religione cattolica, dapprima in vigore nel solo Regno di Sardegna e poi esteso al nascente Regno d’Italia. Principio confermato con i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929. Dal 1948 la Costituzione Repubblicana garantisce, nell’articolo 3, l’uguaglianza degli individui a prescindere dalla religione, il che rappresenta l’abolizione della religione di Stato in Italia. A ciò si giunse ufficialmente con la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 e con la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale, che sancisce che la laicità è il principio supremo dello Stato.
Il fatto
Ecco quanto raccontato a IlGiornale.it dal professor Filippo Vari, vicepresidente del Livatino e professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Europea di Roma. Un professore, vicino alla Unione Atei Agnostici Razionalisti”inizia a rimuovere durante le prime fasi delle sue lezioni “il crocifisso dal muro. Contro la volontà espressa dagli studenti e contro un provvedimento del dirigente scolastico che chiedeva di rispettare tale volontà”. A questo punto, la “mancata osservanza del provvedimento” comporta la sospensione di trenta giorni delle funzioni e dello stipendio del docente. La faccenda però non passa in sordina, e il professore, dopo aver perso in primo grado ed in Appello, presenta ricorso in Cassazione. Arriviamo così ai giorni nostri, aspettando una decisione che potrebbe far molto discutere.
A breve la sentenza della Cassazione
Secondo Vari con una sentenza favorevole alle istanze del professore, la Cassazione “finirebbe per affermare che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche dia vita a una discriminazione nel mondo del lavoro. A carico dei non credenti, vietata dalla normativa antidiscriminatoria in vigore. Facile immaginare – aggiunge il costituzionalista – che di fronte a una decisione delle Sezioni Unite della Cassazione si aprirebbe un dibattito pubblico sulle ragioni o sulla opportunità della esposizione dei simboli religiosi nelle scuole, nei tribunali, nei locali pubblici. Non è pensabile che su questi temi la parola definitiva sia ancora una volta quella del giudice, per quanto autorevolissimo”. A breve la sentenza della Cassazione: sarà ancora polemica?
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