“Dico no alla scuola aperta solo ai disabili, che discriminazione”. Lo sfogo della prof
"Così anni ed anni di studi pedagogici vengono buttati alle ortiche. Ho visto una scena davvero imbarazzante nella scuola media di mia figlia".
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una docente di una scuola superiore di Trieste. La professoressa Marialinda C. si sofferma sul delicato tema dell’apertura delle scuole ai bes. “Dico no alla didattica in presenza solo per i ragazzi con bisogni educativi speciali, ma cosa significa? Io la vedo come una sorta di discriminazione. O tutti o nessuno in classe, se è zona rossa lo è per tutti. Un ragazzo che ha bisogno educativo speciale, senza l’aiuto dei compagni, senza la socialità di tutta la classe, non viene per nulla aiutato. Così anni ed anni di studi pedagogici vengono buttati alle ortiche. Ho visto una scena davvero imbarazzante nella scuola media di mia figlia”.
La professoressa, inoltre, aggiunge: “Mi sono recata lì per ritirare un attestato, è arrivata una macchina dalla quale è uscito uno studente in carrozzina. La collaboratrice, però, ha informato la madre del ragazzo dell’assenza della professoressa di sostegno. Ma lei imperterrita lo ha lasciato in classe da solo. Fossi stata in lei avrei scritto una lettera al ministro Bianchi. Ma come è possibile una situazione del genere? Cioè come se a scuola ci fossero baby sitter. La scuola è uguaglianza, socialità. Così secoli di pedagogia vengono aboliti in un nonnulla. I disabili non vanno differenziati dagli altri studenti, per cui dico, la scuola aperta resti aperta per tutti. Chiusa resti chiusa per tutti. Senza distinzioni e discriminazioni. Lo Stato si interessi della Cultura e della formazione di ogni cittadino”.



