Cronaca

Ecco la prima scuola aperta: “Il gel disinfettante? Qui lo producono gli studenti”

Ecco la prima scuola aperta. Per evitare ieri mattina un «red carpet» di mascherine fantasia, la preside dell’Istituto Tecnico «Galileo Galilei» di Bolzano, con 1.310 iscritti, aveva avvertito in anticipo le famiglie. Sono ammesse solo quelle chirurgiche, uguali per tutti, semplici e rassicuranti come i grembiuli delle collegiali di una volta. Per chi avesse tentato di distinguersi con stoffe maculate, mimetiche, pop o a fiorellini, sfiziose certo, ma di incerta tenuta igienica, erano state predisposte sui tavoli all’ingresso scatole di «dispositivi medici di protezione» usa e getta.

La prima scuola aperta

Nulla è stato lasciato al caso in Alto Adige nella prima scuola aperta. Era il giorno più atteso e più temuto degli ultimi sei mesi. La riapertura delle scuole, anche quest’anno (come sempre) con una settimana d’anticipo sul resto d’Italia. Dopo un’estate di grandi manovre per «allargare» aule e corridoi, per delimitare gli spazi di passaggio e di permanenza, per disporre la segnaletica dei sensi unici o alternati, per sostituire i vecchi banchi biposto, per orchestrare ingressi e uscite senza ingorghi, ricreazioni e merende a prova di Covid, la macchina altoatesina sembra essersi messa in moto con pignoleria nipponica.

L’istituto

Addirittura con «l’orgoglio di essere la prima scuola aperta», al «Galileo Galilei», dove i maturandi del quinto anno dell’indirizzo di Chimica ambientale, come il diciottenne Fabian Tomasi (che forse per questo ha diritto a un’autorevole mascherina nera), spiegheranno agli allievi più piccoli le operazioni di sanificazione delle aule dopo ogni utilizzo. «Il crash test è previsto per venerdì — sorride il vice preside Paolo Pasciuto —. Negli istituti tecnici le classi non hanno aule dedicate, ma cambiano a seconda delle lezioni. Quindi per tre giorni mostreremo noi ai ragazzi come disinfettare i locali, poi il compito toccherà a loro. Già oggi sono iniziate le prime simulazioni».

Il gel

Raffaele Fiorini, titolare del laboratorio di Microbiologia e referente Covid, cala l’asso dell’istituto nella prima scuola aperta d’Italia. Oltre a essere ben sensibilizzati sull’imprescindibilità della pulizia, i suoi ragazzi sono in grado di produrre autonomamente i gel igienizzanti con gradazione alcolica al 70% distribuiti dai dispenser all’ingresso. Ecco cosa avviene nella prima scuola aperta d’Italia. «Appena iniziata l’emergenza — spiega — ci siamo procurati la formula omologata dall’Organizzazione mondiale della Sanità e abbiamo preparato il nostro disinfettante, su richiesta anche di altre scuole. Non solo: facciamo pure i tamponi per misurare, attraverso appositi terreni di coltura, la carica batterica presente sulle superfici». Non la contaminazione da Sars-CoV-2, ovviamente, ma l’allarme pandemia contribuisce a rendere gli esperimenti molto più appassionanti per le scolaresche.

Il timore

Si saprà soltanto tra qualche giorno, o forse settimane, se il coronavirus è riuscito a imbucarsi lo stesso tra i quasi 92 mila alunni dell’Alto Adige, ma il rischio è calcolato e accettato, come riconosce Marco Fontana, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Bolzano- Europa 2, nel quartiere popolare «Don Bosco». Nella prima scuola aperta nessuno degli insegnanti della primaria «Martin Luther King» e della media «Vittorio Alfieri» ha marcato visita, per il momento. «Non c’è arrivata alcuna richiesta di inserimento nelle categorie fragili e il collegio docenti si è svolto al completo» rammenta soddisfatto il preside. Ma dal mese di marzo qualche professore è finito in quarantena per essere stato in contatto con parenti o amici positivi, oppure dopo un viaggio. La prima scuola aperta d’Italia ha cominciato.

 

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