“Copiare in classe è il primo passo verso la corruzione”. È l’idea della premier croata Kolinda Grabar Kitarovic. In Italia la sbirciatina al compagno di banco è quasi tollerata, ma all’estero le cose funzionano molto diversamente. In molti Paesi europei il copiare non è neppure concepibile. Non è un caso, forse, che se l’Italia è il Paese con i più alti indici di corruzione, possa esserci una relazione sulle modalità con cui sin da adolescenti i nostri giovani si rapportano in maniera sbagliata all’etica personale e pubblica.
L’ABITUDINE
È nell’età scolare che vi è la necessità di mettere in pratica i principi etici con cui si è venuti a contatto e che vanno inevitabilmente tramutati in azione. È dalla scuola che si comincia a sviluppare un senso di correttezza del proprio comportamento, di riconoscimento di cosa sia giusto e cosa no. Perciò copiare in classe un compito e corrompere qualcuno diventano azioni simili proprio in relazione allo sviluppo morale. Si potrebbe obiettare che magari copiare può essere solo uno dei tanti mezzi per raggiungere un obiettivo. Ma la corruzione, in fondo, cosa è? Ed è così che sui banchi di scuola si forma una coscienza collettiva troppo spesso distorta.
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