Galimberti: “La scuola non educa perché ai ragazzi fanno leggere ancora i Promessi Sposi”

Il mito delle crescita. Fin dove si spingerà l’Occidente per inseguirlo? E a quale prezzo? Come interpretare una società in cui domina il binomio produzione-consumismo e manca il pensiero del futuro? Sono solo alcuni dei temi che Umberto Galimberti affronterà ad Asti sul palco del Festival Passepartout. Tra i maggiori filosofi contemporanei, professore all’università Ca’ Foscari di Venezia, Galimberti ha rilasciato una interessante intervista a La Stampa.
Professor Galimberti, viviamo in una fase in cui la “crescita” evoca uno spauracchio da agitare a seconda delle convenienze: rischio crescita zero, rallentamento della crescita. Ma è davvero così negativo frenare questa corsa folle?
Sul ruolo che la scuola può giocare in un cambio di passo si ritiene pessimista. Secondo lei la scuola non educa.
“Come si può pensare di educare i ragazzi a scuola leggendo i Promessi Sposi? Un libro il cui messaggio è: la provvidenza fa la storia. Si insegna la passività più totale. Si parla con le parole del cristianesimo puro: “auspico”, “spero”. Si insegna che il passato è male, il presente è di redenzione e il futuro di speranza. Ma cosa c’è da sperare? Il futuro non è un tempo che porta rimedio”.
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