Scuola e caldo estremo, l’allarme dell’Ocse: “Studenti sempre più esposti”. Solo una scuola su dieci ha l’aria condizionata

Le temperature record che stanno attraversando l’Europa riaccendono il dibattito sulle condizioni degli edifici scolastici e sull’impatto del caldo estremo sull’apprendimento degli studenti. A lanciare l’allarme è l’Ocse, che in un recente studio evidenzia come l’aumento delle temperature rappresenti una minaccia crescente per il sistema educativo, destinata ad aggravarsi nei prossimi decenni.
Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, gli studenti saranno esposti a un numero sempre maggiore di giornate caratterizzate da temperature elevate entro il 2050. Una situazione che rischia di compromettere sia il rendimento scolastico sia il benessere psicofisico degli alunni.
Il caldo riduce concentrazione e rendimento
L’analisi sottolinea che il calore influisce direttamente sulla capacità di concentrazione, sulla memoria e sulla partecipazione alle attività didattiche. A questo si aggiungono effetti indiretti, come l’aumento delle assenze e l’interruzione delle attività scolastiche nei periodi più critici.
Le criticità non riguardano solo i Paesi mediterranei, ma coinvolgono gran parte dell’Europa e diverse aree del mondo. Gli esperti evidenziano che le scuole costruite decenni fa non sono state progettate per affrontare ondate di calore così intense e prolungate.
Italia indietro sugli impianti di raffreddamento
In Italia il problema appare particolarmente evidente. La maggior parte degli edifici scolastici continua a essere priva di sistemi di climatizzazione. Le rilevazioni più recenti indicano che quasi il 90% delle scuole non dispone di aria condizionata nelle aule, mentre gli impianti presenti sono spesso limitati a segreterie o uffici amministrativi.
Con temperature che in molte città superano stabilmente i 35 gradi, studenti e personale scolastico si trovano così a seguire lezioni e attività in condizioni sempre più difficili, soprattutto negli ultimi giorni dell’anno scolastico e durante gli esami.
Le possibili soluzioni: edilizia scolastica e calendario
Per affrontare l’emergenza climatica, l’Ocse indica diverse strade percorribili. Tra queste figurano gli investimenti strutturali sugli edifici scolastici, con sistemi di raffreddamento e riqualificazione energetica, ma anche una possibile revisione del calendario scolastico.
L’ipotesi di anticipare l’inizio delle lezioni o rimodulare la pausa estiva divide però famiglie, sindacati e istituzioni. Da una parte emerge l’esigenza di evitare la frequenza scolastica nei mesi più torridi, dall’altra pesa l’impatto organizzativo sulle famiglie e sui tempi di lavoro.
In questo contesto alcune Regioni stanno sperimentando modelli alternativi. L’Emilia-Romagna, ad esempio, ha avviato un progetto di apertura anticipata delle scuole primarie per favorire la conciliazione tra vita familiare e attività lavorativa.
Scarpellino (FederIstruzione): “Personale scolastico lasciato solo davanti all’emergenza climatica”
Sul tema interviene anche Antonio Scarpellino, Segretario Generale FederIstruzione, che chiede un piano nazionale straordinario per la sicurezza climatica degli edifici scolastici.
“Non possiamo continuare a ignorare una situazione che ormai incide direttamente sulla qualità dell’apprendimento e sulla salute degli studenti”, afferma Scarpellino. “In molte scuole italiane si studia e si lavora in condizioni proibitive, con temperature elevate che rendono difficile mantenere attenzione, lucidità e concentrazione”.
Il Segretario Generale FederIstruzione punta l’attenzione anche sulle condizioni del personale scolastico, chiamato quotidianamente a garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche nonostante ambienti spesso inadeguati dal punto di vista climatico.
“Docenti e personale Ata sono costretti a svolgere la propria funzione in una realtà climatica sempre più estrema. Eppure, negli ultimi anni, le risorse destinate al miglioramento degli edifici scolastici sono state troppo spesso utilizzate senza una visione organica e senza una reale programmazione strutturale. In molti casi si è intervenuti soltanto perché i fondi erano disponibili e andavano spesi, senza un progetto serio di messa in sicurezza e adattamento climatico delle scuole”.
Secondo Scarpellino, il rischio è che gli interventi frammentari non producano risultati concreti sul benessere quotidiano di studenti e lavoratori della scuola.
“Questa gestione improvvisata finisce inevitabilmente per ricadere sulla salute del personale scolastico e dell’utenza stessa. Non si tratta più soltanto di comfort ambientale, ma di tutela della salute pubblica e di garanzia del diritto allo studio in condizioni dignitose. Servono investimenti mirati, pianificazione tecnica e una strategia nazionale che guardi ai prossimi decenni, non interventi episodici privi di continuità”.
Un’emergenza destinata a crescere
Gli esperti concordano sul fatto che il problema sia destinato ad accentuarsi nei prossimi anni. Il rischio, spiegano gli analisti, è quello di ampliare ulteriormente le disuguaglianze educative, penalizzando soprattutto gli studenti che frequentano scuole più vecchie o situate nelle aree urbane maggiormente colpite dalle ondate di calore.
Il tema del clima entra così sempre più nel dibattito sulla scuola del futuro, tra necessità di modernizzazione degli edifici, sostenibilità energetica e tutela del diritto allo studio.



