Precari ATA, Irene Manzi attacca il Governo dopo la sentenza UE: “Violato il diritto europeo”
La responsabile scuola del PD chiede assunzioni e concorsi regolari dopo la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul precariato ATA
Nuove tensioni sul fronte della scuola dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha acceso i riflettori sul sistema dei contratti a tempo determinato del personale ATA in Italia. A intervenire con durezza è stata Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Partito Democratico, che ha chiesto un intervento immediato del Governo e del Ministero dell’Istruzione.
Secondo Manzi, la decisione della Corte europea rappresenta “una condanna che l’Italia si è guadagnata nel tempo”, ma che l’attuale esecutivo avrebbe aggravato “con scelte precise e consapevoli”.
La sentenza UE sul personale ATA
Al centro della vicenda vi è il sistema di reclutamento del personale ATA – amministrativi, tecnici e ausiliari della scuola – basato su contratti a termine reiterati nel tempo senza limiti chiari di durata o rinnovo.
“La Corte è chiarissima – ha dichiarato Manzi –: il sistema italiano dei contratti a tempo determinato per il personale ATA non ha limiti di durata né di rinnovi, viola il diritto europeo e copre esigenze che sono tutt’altro che temporanee”.
La pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea riapre così il dibattito sul precariato scolastico e sulle modalità di stabilizzazione del personale non docente, tema da anni al centro del confronto politico e sindacale.
“Il Governo ha aggravato il problema”
Nel suo intervento, la responsabile scuola del PD ha puntato il dito contro le politiche dell’esecutivo, accusato di aver ridotto il personale ATA invece di rafforzarlo.
“Il problema non è solo la mancata stabilizzazione – ha sottolineato Manzi –: questo Governo ha deliberatamente tagliato il personale ATA”.
Secondo l’esponente democratica, i tagli effettuati negli ultimi mesi avrebbero avuto conseguenze dirette sul funzionamento delle scuole italiane e sulle condizioni di lavoro del personale.
“Abbiamo denunciato per mesi che quei tagli non rispondevano a logiche di efficienza, ma scaricavano sui lavoratori e sulle scuole il peso di una visione miope e ideologica della pubblica istruzione”, ha aggiunto.
Le richieste del Partito Democratico
Il Partito Democratico chiede ora un piano strutturale per superare il precariato ATA e garantire maggiore stabilità agli organici scolastici.
Tra le proposte avanzate da Irene Manzi figurano:
- concorsi regolari e programmati con cadenze certe;
- un piano efficace di assunzioni;
- investimenti sul personale scolastico;
- il superamento delle politiche di riduzione degli organici.
“Serve un piano concreto ed efficace di assunzioni che non si limiti a coprire il solo turn over e servono investimenti sul personale, non tagli”, ha dichiarato.
Scuola e precariato, il tema torna centrale nel dibattito politico
La sentenza europea rischia ora di avere un impatto significativo sul sistema scolastico italiano, sia sul piano politico sia su quello organizzativo. Il tema del precariato del personale ATA torna infatti al centro dell’agenda della scuola italiana, in un momento segnato da richieste di maggiore stabilità occupazionale e di rafforzamento dei servizi scolastici.
“Chiediamo al Ministro dell’Istruzione e al Governo di attivarsi per intervenire sulle inaccettabili criticità che questa sentenza mette a nudo”, ha concluso Manzi.




