Mobilità dirigenti scolastici 2026-2027: polemiche su numeri e criteri, “è il grande bluff”
Il caso mobilità DS: “uno spettacolo indecente”
La mobilità dei dirigenti scolastici per l’anno 2026-2027 si conferma uno dei dossier più controversi del sistema scolastico italiano. Tra numeri variabili, promesse politiche e trattative opache, il dibattito assume sempre più i contorni di uno scontro istituzionale.
In una nota ufficiale, il presidente nazionale Attilio Fratta denuncia una gestione definita “indecente”, caratterizzata da dichiarazioni contraddittorie, riunioni informali e un clima di crescente confusione. Un contesto che, secondo la ricostruzione, avrebbe trasformato il confronto sulla mobilità in un vero e proprio “gioco delle tre carte”.
Dalla richiesta di chiarimenti al caos decisionale
Il 3 febbraio era stato richiesto un incontro informale con la Direzione generale per il personale scolastico (DGPER) per definire criteri chiari sugli incarichi del prossimo anno scolastico. Dopo una breve fase di tregua, tuttavia, il confronto sarebbe degenerato nuovamente, con l’ingresso di nuovi attori e il moltiplicarsi di versioni contrastanti.
Secondo la denuncia, non solo i sindacati avrebbero alimentato aspettative differenziate tra le varie platee, ma anche esponenti politici avrebbero contribuito alla confusione, sostenendo apertamente posizioni di parte in contrasto con i principi di imparzialità ed equità sanciti dalla Costituzione.
Percentuali variabili: dal 30% al 100%, passando per il 70%
Il nodo principale riguarda le percentuali di mobilità interregionale e di assunzione. I numeri circolati negli ultimi mesi – 30%, 60%, 70%, fino al 100% – vengono descritti come elementi di una narrazione mutevole, spesso utilizzata per orientare il consenso.
In particolare:
- il 30% rappresenta la quota originaria di mobilità;
- il 100% è stato ipotizzato temporaneamente per effetto di interventi legislativi;
- il 70% emerge come possibile compromesso politico;
- il sistema complessivo resta vincolato alla ripartizione tra almeno il 60% per il concorso ordinario e fino al 40% per il riservato.
Questa oscillazione numerica viene interpretata come un tentativo di “adattare” le promesse alle diverse categorie di interessati.
La gerarchia normativa: priorità ai vincitori del concorso ordinario
Dal punto di vista giuridico, la normativa stabilisce una sequenza precisa:
- accantonamento dei posti per i vincitori del concorso ordinario ancora da assumere;
- attivazione della mobilità interregionale sui posti residui;
- ripartizione finale tra concorso ordinario e riservato.
Una distinzione centrale riguarda lo status dei candidati: i vincitori del concorso ordinario sono titolari di un diritto soggettivo, mentre gli idonei del concorso riservato – bandito per 392 posti – detengono un legittimo interesse.
Mobilità e consenso: il peso della politica
Secondo la nota, l’improvviso interesse politico per la mobilità sarebbe legato anche alla prossimità delle elezioni. La possibilità di intervenire sulle percentuali rappresenterebbe uno strumento per mantenere vive le aspettative di specifiche categorie, in particolare di chi è ancora fuori regione.
In questo quadro, vengono citate anche riunioni informali (“carbonare”) in cui alcune categorie sarebbero state considerate “figlie” politiche, alimentando ulteriormente le tensioni tra i diversi gruppi.
CCNL e interferenze: il nodo della contrattazione
Un ulteriore elemento critico riguarda il rapporto tra politica e contrattazione. Secondo quanto riportato, l’introduzione di una quota del 100% di mobilità interregionale avrebbe potuto essere definita direttamente nel CCNL, ma sarebbe stata rinviata per consentire un intervento legislativo successivo.
Questo meccanismo consentirebbe alla politica di rivendicare risultati ottenuti “per legge”, anche a fronte di accordi già maturati informalmente, con il rischio di svuotare il ruolo negoziale delle parti sociali.
Effetti sul sistema: disparità e tensioni tra dirigenti
Le dinamiche descritte rischiano di produrre effetti distorsivi:
- penalizzazione di alcuni vincitori di concorso;
- squilibri territoriali nella distribuzione dei dirigenti;
- utilizzo della mobilità come “merce di scambio”;
- aumento del conflitto tra categorie.
Particolarmente delicata è la situazione di chi, anche a causa di criticità pregresse come il concorso campano del 2011, opera da anni lontano dalla propria regione di origine.
Le proposte: 800 posti per superare l’emergenza
Per affrontare il problema in modo strutturale, vengono avanzate due soluzioni:
- sdoppiamento delle scuole sovradimensionate, con un recupero stimato di almeno 500 posti;
- ripristino dell’incarico di dirigenza al posto delle reggenze, con ulteriori 300 posti.
Un totale di circa 800 nuove posizioni consentirebbe, secondo la proposta, di ridurre le tensioni e accelerare il riequilibrio del sistema.
“basta con il gioco delle tre carte”
La vicenda della mobilità dei dirigenti scolastici evidenzia criticità profonde nella governance del sistema educativo. Tra comunicazione contraddittoria, promesse difficilmente realizzabili e sovrapposizioni tra politica e contrattazione, il rischio è quello di compromettere la certezza del diritto e la fiducia degli operatori.
L’invito conclusivo è a superare logiche emergenziali e strategie di consenso, riportando il confronto su basi normative chiare e soluzioni strutturali. Anche perché, come sottolineato nella nota, il problema della mobilità potrebbe rappresentare solo un “distrattore” rispetto ad altre questioni irrisolte del mondo della scuola.




