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Da scuola-ghetto a istituto sperimentale: a Milano si studia a contatto con la natura

A Milano, in zona San Siro, c’è una scuola che fino a qualche anno fa era considerata scuola-ghetto solo perchè frequentata da figli di migranti e oggi, invece, vanta speciali riconoscimenti.

Accorrono anche le famiglie residenti in zone limitrofe per scoprire cosa renda questa scuola primaria così speciale.

Da tre anni, presso l’Istituto Radice si insegna e si impara grazie ad un metodo sperimentale basato sul contatto con la natura che favorisce e velocizza l’apprendimento.

I bambini, per esempio, raccolgono l’uva in giardino e poi in classe contano gli acini, esercitandosi con addizioni e sottrazioni.

Con il raccolto imparano gli insiemi o scoprono concretamente il significato delle parole.

A La Repubblica la vicepreside Manuela D’Onofrio spiega:

Fino a tre anni fa si trattava di una scuola-ghetto frequentata quasi esclusivamente da figli di migranti delle case popolari che sono a pochi metri da qui, spesso in difficoltà economica. Oggi non è più così. Dal 2019 applichiamo un metodo particolare, che ha attirato anche famiglie di zone limitrofe. Un metodo che serve a favorire e velocizzare l’apprendimento dei bambini, che, in molti casi, all’inizio non parlano bene in italiano. Si tratta di una contaminazione del metodo ‘Pizzigoni’, basato sull‘insegnamento facilitato dal contatto con la natura. Un itinerario educativo che si sviluppa attraverso laboratori, orti didattici, lezioni all’aperto e incontri con specialisti“.

Le diverse nazionalità che popolano questa scuola non sono più motivo di pregiudizio ma, al contrario, rappresentano il suo valore aggiunto. Si tratta infatti dell’istituto più multietnico d’Italia.

Qui il 95% degli alunni è straniero: su 160 bambini, solo otto sono italiani.

La maggior parte di loro ha origini arabe, filippine, cinesi, marocchine, tunisine, ucraine.

Questa particolarità permette di lavorare in modo efficace con il metodo sperimentale e di ottenere risultati evidenti e soddisfacenti.

Lo conferma il fatto che in tre anni le classi siano raddoppiate: quest’anno, spiega La Repubblica,  si sono formate due nuove prime, complice anche la ristrutturazione dell’edificio.  Qui, tra le altre cose, le difficoltà di alcune famiglie vengono superate grazie all’aiuto di associazioni che sostengono l’istituto con donazioni e materiali.

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