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Il virologo Remuzzi: Il Covid-19 ha oggi una carica virale molto bassa. Il contagio è molto più difficile

Il virologo Remuzzi: Il Covid-19 ha oggi una carica virale molto bassa. Il contagio è molto più difficile.

Il virus non è mutato ma è meno cattivo. Questa è la percezione comune in quest’ultimo periodo. Una percezione che per alcuni studiosi è un dato assolutamente scientifico. Uno di questi è il professor Giuseppe Remuzzi, virologo, direttore dell’Istituto Mario Negri. Uno dei ricercatori più autorevoli al mondo nel campo della virologia. Il suo parere è riportato in un’intervista al CorrieredellaSera. Ed è destinato a far discutere.

“Abbiamo condotto uno studio su 133 ricercatori del Mario Negri e 298 dipendenti della Brembo. In tutto, quaranta casi di tamponi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a meno di diecimila copie di Rna virale. Ciò significa che sono casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone. Commentare quei dati che vengono forniti ogni giorno è inutile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale”.

Per Remuzzi, quindi, i dati snocciolati quotidianamente non fotografano la reale dimensione del contagio.  “Sotto le centomila copie di Rna non c’è sostanziale rischio di contagio, secondo un lavoro appena pubblicato da Nature e confermato da diversi altri studi. Quindi, nessuno dei “nostri” 40 positivi risulterebbe contagioso. Questo significa che il numero dei nuovi casi può riguardare persone che hanno nel tampone così poco Rna da non riuscire neppure a infettare le cellule. A contatto con l’Rna dei veri positivi, quelli di marzo e inizio aprile, le cellule invece morivano in poche ore”.

Quindi per Remuzzi si dovrebbe parlare di positivi al tampone ma non  di contagiati, né tanto meno di contagiosi. E questo sta accadendo in tutte quelle parti del mondo dove l’epidemia è iniziata prima. “Uno studio del Center for Disease Prevention della Corea su 285 persone asintomatiche positive, ha rintracciato 790 loro contatti diretti. Quante nuove positività? Zero”.

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