Mobilità 2020, “La delega ai sindacati? Una procedura irrealizzabile, la Azzolina vuole il caos”

Mobilità 2020, “La delega ai sindacati? Una procedura irrealizzabile, la Azzolina vuole il caos”
Continua lo scontro tra la ministra Azzolina e i sindacati sulle procedure di mobilità. Di fatto il risultato più evidente di questi tre mesi di dicastero della Azzolina è stato il ricompattare tutti i sindacati. Contro di lei. Tranne qualche caso le sigle più rappresentative si trovano sempre d’accordo nel criticare le iniziative ministeriali. In ultimo quella sulla mobilità. La ministra ha tentato di smarcarsi dal pressing e con un video su Facebook ha raccontato la sua verità. Pronta la risposta dei sindacati.
Rino di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda ha aperto le danze. “L’unica novità di quest’anno riguarda la possibilità di delegare a terzi, sindacalisti compresi, la compilazione delle domande di mobilità. Ma si tratta di una procedura che difficilmente può essere utilizzata. Le restrizioni agli spostamenti imposte dall’emergenza Coronavirus impediscono di recarsi nelle sedi sindacali per presentare tutta la documentazione necessaria. È evidente che, senza la possibilità di verificare i documenti. Nessuno si assumerà la responsabilità di accettare deleghe da parte degli iscritti”. Ugualmente corrosivo il giudizio di Pino Turi della Uil scuola. Un lungo comunicato dettaglia la posizione critica della Flc Cgil. Comunicato in cui si sottolinea per l’ennesima volta, la mancanza di dialogo con il ministero.
“In fase di emergenza, buon senso e lungimiranza richiederebbero scelte il più possibile condivise, ad esempio nella gestione della mobilità per il personale della scuola che coinvolge decine di migliaia di persone. Per prima cosa servirebbe fermarsi e ascoltare ciò che le organizzazioni sindacali da giorni intendono proporre. A partire da una valutazione da fare insieme sui termini della procedura, che non possono in alcun modo corrispondere a quelli attualmente indicati dall’ordinanza. La Ministra, come se fossimo in una situazione di ordinaria amministrazione, adotta una decisione che di fatto induce alla riapertura delle scuole e degli uffici periferici del Ministero per ricevere i lavoratori interessati alla mobilità. La negazione del confronto denota una politica del Ministero dell’Istruzione che proviene da un passato drammatico per la scuola e che fa emergere una sostanziale volontà di disintermediazione. Si vuol riportare il Paese a modalità e metodi dei tempi della 107 del 2015?”
Un accusa nemmeno tanto velata di muscolarismo renziano che appare come la peggiore da fare a un esponente cinquestelle. Ma è questo il clima che si vive.
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