Mai sottovalutare la psicomotricità: parte dal corpo e arriva alla totalità del bimbo

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No a una svalorizzazione della psicomotricità che sta portando alla perdita della dimensione psichica e relazionale nel lavoro con il bambino. Sì a una visione globale dell’età evolutiva che rivalorizzi le origini del pensiero psicomotorio, nato come pensiero sulla complessità e di apertura all’osservazione e a una terapia che tenga conto di tutti gli aspetti propri dello sviluppo.

L’evento

Riparte l’impegno dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) .

“La dimensione corporea è fondamentale nella crescita non solo da un punto di vista affettivo ma cognitivo”,

Questo è quanto sottolinea Magda Di Renzo sentita dall’agenzia Dire, responsabile del servizio Terapie dell’IdO. Questo approccio “è stato sempre determinante nel nostro modo di concepire la terapia, sia nella formazione dei logopedisti e degli psicomotricisti che attualmente degli psicoterapeuti dell’età evolutiva”.

Gli esperti

L’importanza sarà messa sull’approccio che implica una conoscenza profonda dello sviluppo e della clinica, e una capacità da parte del terapista di gestire la propria dimensione affettivo-corporea.

“L’intervento psicomotorio- continua la psicoterapeuta – si colloca là dove il bambino si è fermato e, attraverso la motivazione profonda, rimette in moto lo sviluppo a partire dall’intelligenza senso-motoria e dalle rappresentazioni mentali”.

Come si è evoluta la psicomotricità

“Da quali presupposti teorico culturali è nata la psicomotricità? Come si è evoluta?- chiede la terapeuta- Non dovrebbe esistere nessuna forma di contrapposizione tra la psicomotricità e la neuropsicomotricità. A volte nei fatti questo accade ed e’ un controsenso delle motivazioni di base per cui è nata la psicomotricità. Il suo scopo è unire e non fare della dimensione corporea un corpo separato”. Da una panoramica sulle traiettorie culturali si passerà a quelle dello sviluppo con Emanuele Trapolino, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale Giovanni Di Cristina (Arnas) di Palermo, che parlerà di ‘Sensorialità’, il corpo e le emozioni nella evoluzione psicomotoria’. Sarà poi evidenziata l’importanza della psicomotricità nei vari disturbi – dalla sordità al ritardo e ai disturbi specifici dell’apprendimento.

Autismo

Il focus anche sull’autismo e sugli aspetti dell’organizzazione cognitiva trasversale ai vari disturbi, nonché sulla necessità di coinvolgere le madri in questo approccio corporeo.

“In un approccio psicomotorio serio- sottolinea Di Renzo- convergono importantissimi filoni teorici, dalla teoria evolutiva alla neurologia. Citando Julian de Ajuriaguerra, il neurologo che ha fondato la psicomotricità, “le manifestazioni del corpo non hanno a che fare solo con i fattori neurologici ma anche con gli investimenti di natura libidica: con gli aspetti affettivo-relazionali. La psicomotricità cioè nasce dal connubio tra neurologia e psicanalisi. Questo approccio ha modificato la visione della patologia nell’infanzia”. La psicoterapeuta dell’età evolutiva lancia allora un appello:

“E’ fondamentale recuperare la dimensione psichica e relazionale quando si lavora con i bambini”.

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