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Specializzazione sul sostegno: perché la riforma INDIRE non è “fai da te”, ma una risposta strutturale ai bisogni della scuola

Il dibattito sulla riforma dei percorsi di specializzazione sul sostegno affidati all’INDIRE continua ad animare il confronto pubblico nel mondo della scuola. Negli ultimi giorni, alcune posizioni critiche hanno definito questi percorsi come una forma di “empirismo di basso profilo”, contrapponendoli ai tradizionali canali universitari e paventando un abbassamento della qualità formativa.

Una lettura meno ideologica e più aderente alla realtà del sistema scolastico restituisce però un quadro differente: i percorsi INDIRE non nascono come scorciatoia né come soluzione improvvisata, ma come risposta di sistema a una situazione strutturale che la scuola italiana vive da anni, segnata dalla carenza di docenti specializzati e da un ampio bacino di professionalità già operative sul sostegno.

Docenti con esperienza e formazione degli adulti: il principio dell’andragogia

Uno dei punti più contestati riguarda la scelta di rivolgere i percorsi INDIRE ai docenti con almeno tre anni di servizio. L’accusa di “empirismo” ignora però un principio pedagogico fondamentale: la formazione degli adulti, o andragogia, non può prescindere dall’esperienza professionale già maturata.

Formare docenti che hanno lavorato per almeno 36 mesi sul sostegno non significa semplificare o abbassare gli standard, ma costruire un percorso mirato, capace di trasformare la pratica quotidiana in competenza teorica consapevole e strutturata. L’esperienza non viene sostituita dalla teoria, ma riletta, analizzata e sistematizzata, secondo un modello coerente con la pedagogia contemporanea.

In questo senso, l’affidamento all’INDIRE – ente pubblico di ricerca con una lunga esperienza nella formazione e nella sperimentazione didattica – o alle università non rappresenta un’alternativa di ripiego, ma un modello formativo pensato per valorizzare il sapere professionale già presente nelle scuole.

Oltre la narrazione dei corsi “asincroni”: didattica sincrona e partecipata

Un altro elemento ricorrente nelle critiche riguarda la presunta natura passiva dei percorsi INDIRE, descritti come prevalentemente asincroni. Anche in questo caso, la realtà dei fatti è diversa.

Il modello formativo si fonda su una struttura attiva e partecipata, che include:

  • lezioni sincrone e webinar in diretta, con possibilità di confronto costante tra corsisti e formatori;

  • laboratori collaborativi, basati su metodologie di cooperative learning e orientati all’analisi di casi reali, clinici e pedagogici;

  • comunità di pratica, nelle quali tutor d’aula, insegnanti e docenti accompagnano i partecipanti in un percorso di crescita condivisa.

Si tratta di un’impostazione che punta a superare il modello trasmissivo tradizionale e che, per molti docenti, risulta più efficace rispetto alla frequenza di aule universitarie sovraffollate, dove lo spazio di interazione è spesso limitato.

Il paradosso delle critiche ai formatori INDIRE

Nel dibattito emerge un evidente paradosso: da un lato si difende il valore del TFA ordinario, dall’altro si mettono in discussione i percorsi INDIRE, dimenticando che i formatori coinvolti sono spesso gli stessi professionisti.

Tutor, progettisti e docenti dei percorsi INDIRE sono in larga parte insegnanti specializzati con TFA ordinario, ricercatori, pedagogisti e professionisti con qualifiche consolidate. Mettere in dubbio la qualità di questi percorsi significa, di fatto, negare la competenza di coloro che si dichiara di voler tutelare.

La professionalità non perde valore perché esercitata in modalità digitale o sotto l’egida di un ente pubblico di ricerca: cambia il contesto, non la competenza.

Apertura al confronto e prospettive di miglioramento

Chi sostiene i percorsi INDIRE non rifiuta il confronto, ma lo considera parte integrante di una cultura professionale matura. Proprio da questa consapevolezza nasce la disponibilità a riflettere su possibili evoluzioni del modello, come:

  • una valorizzazione del tirocinio indiretto, non inteso come apprendimento del mestiere, già ampiamente esercitato, ma come spazio di riflessione critica e documentazione formale delle competenze acquisite;

  • un rafforzamento continuo della formazione sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, con particolare attenzione alle tecnologie assistive, in costante evoluzione.

Si tratta di proposte che non mettono in discussione l’impianto della riforma, ma ne rafforzano la coerenza e l’efficacia.

Inclusione, realismo e riconoscimento professionale

La vera cultura dell’inclusione non è quella che si chiude dietro titoli esclusivi, ma quella che cerca soluzioni concrete ai problemi reali della scuola. I percorsi INDIRE si collocano in questa prospettiva, offrendo una risposta strutturata a docenti che operano da anni sul sostegno e che non chiedono facilitazioni, ma riconoscimento e qualità formativa.

La riforma non sostituisce la cultura con l’empirismo, ma integra sapere teorico e pratica professionale, restituendo dignità a chi contribuisce ogni giorno alla costruzione di una scuola realmente inclusiva.

Una riforma che guarda alla scuola di oggi

In un sistema scolastico chiamato a rispondere a bisogni educativi sempre più complessi, ignorare nuove opportunità formative significa restare ancorati a modelli che non rispecchiano più la realtà. I percorsi INDIRE rappresentano uno di questi strumenti: non una scorciatoia, ma una scelta che prova a tenere insieme rigore, esperienza e innovazione.

Una risposta di sistema che riconosce il valore del lavoro svolto quotidianamente nelle scuole e che tenta di colmare una frattura storica tra formazione accademica e pratica professionale.

Daniela Nicolò – portavoce Community Uniti per INDIRE

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