
Ben un adolescente su due fa uso di sigarette ed alcol. Colpa del Covid? Pare proprio di sì. Secondo “Ora parliamo noi”, l’indagine promossa dall’associazione che evidenzia malesseri e esigenze dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ai tempi del Covid, i numeri sarebbero preoccupanti.
I numeri
I sintomi del malessere diffuso tra i giovani in era post Covid sarebbero balzi d’umore, disturbi del sonno. E ancora disturbi dell’alimentazione, desiderio di stare soli, consapevolezza di essere iper connessi, aggressività verso gli altri, autolesionismo. I due terzi dei ragazzi/e hanno grande paura di contrarre il virus. Eppure la maggior parte non riesce a tenere la mascherina tutto il tempo mentre interagisce con gli amici. E il 57% non rinuncia a baci e abbracci. Poi un terzo dichiara di continuare a passarsi bicchiere o bottiglia. L’indagine di Cittadinanzattiva, su 5713 ragazzi tra i 14 e i 19 anni, dimostra come la pandemia da Covid abbia modificato atteggiamenti ed emotività degli adolescenti. Più di 1 su 3 (37%) ha avuto l’esperienza diretta di persone care contagiate e addirittura di una perdita quasi per 1 su 4 (23%). E il digitale è diventato per molti l’unica esperienza di vita: ben il 63% dei ragazzi e delle ragazze è connesso oltre tre ore al giorno. Altrimenti ascoltano o producono musica (57%), incontrano gli amici (55%). Poco meno della metà (48%) conversa con genitori, parenti e amici. Oppure pratica un’attività sportiva e fa una passeggiata rispettivamente il 44% ed il 38%. Si dedica alla cucina il 28% e legge il 25%.
Le vie di fuga
Le vie di fuga spesso sono però pericolose. In aumento l’accesso e la visione di materiale pornografico (30%), il consumo di tabacco (31%) e di alcolici (24%), così come quello di droghe (13%) e del gioco d’azzardo (10%). Poco meno della metà (43,3%) dichiara di non aver utilizzato nell’ultimo anno farmaci o prodotti per la salute. Tra quelli più usati, invece, al primo posto vi sono gli integratori alimentari e le vitamine (40%). Seguiti dagli antidolorifici (23%) e dai farmaci da banco (17%). Desta preoccupazione anche l’aumento degli episodi di cyberbullismo: un ragazzo su sette dichiara di avervi assistito e uno su dieci di esserne stato vittima. Poco meno della metà degli intervistati segnala come i rapporti con i propri compagni e docenti non abbiano subito modifiche (rispettivamente nel 46% e nel 48% dei casi). E anche le emozioni sono state travolte dal clima generale di incertezza e angoscia: si sente altalenante, con frequenti sbalzi di umore il 57% e irritabile il 37%; annoiato il 53%, solo il 30% e triste il 33%; distratto il 36% e privo di interessi (32%). Sereno (33%) e felice (26%), soddisfatto di sé stesso (19%) ma anche arrabbiato (24%) e inadeguato (22%).
Come aiutarli
I ragazzi chiedono in primo luogo di essere ascoltati, ad esempio attraverso audizioni degli studenti in Parlamento e prevedendo rappresentanti delle istituzioni più competenti e vicine al mondo giovanile. Oppure fondi per il rinnovo e l’ammodernamento degli istituti scolastici, sia dal punto strutturale che didattico. Mezzi di trasporto più frequenti e sicuri, mascherine più adatte, bonus per lo psicologo o per le uscite didattiche, dispositivi adeguati per tutti. Ai professori e ai dirigenti chiedono che la didattica sia ripensata perché hanno subito lo stress delle eccessive verifiche ed interrogazioni nelle settimane in cui erano in presenza. E sulla didattica a distanza chiedono corsi di formazione per i docenti e la possibilità di alternare i gruppi a distanza e in presenza in modo da non perdere i contatti con l’intera classe. Genitori e docenti, ascoltiamoli.
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