La classe capovolta è una pratica “debole” nell’impatto didattico

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Recentemente in un mio articolo pubblicato su La Tecnica della Scuola dal titolo “Quattro svantaggi della metodologia classe capovolta “ ho fatto la seguente chiusa: “Alcuni addetti ai lavori dichiarano apertamente che tale metodologia sia una pratica sensata ma debole. Debole nei concetti sottostanti, debole nell’impatto didattico. Di corto orizzonte. Sottolineano anche che debole non vuol dire inutile, debole vuol dire che potrebbe essere molto di più, che per migliorare gli apprendimenti si dovrebbe osare di più.

IL CONCETTO DI METODOLOGIA DEBOLE

Si dovrebbe pensare a pratiche che abbiano un fondamento concettuale che vada oltre il semplice “anticipare” i contenuti per lasciare più tempo in classe per “lavorare” con quei contenuti”. Il concetto di metodologia debole, che condivido completamente, è quello di Gianni Marconato (Psicologo e formatore) che nel suo articolo dal titolo “Perchè la Flipped Classrom è una pratica didattica debole?” (http://www.pionero.it/2014/05/21/perche-la-flipped-classrom-e-una-pratica-didattica-debole/ ) aggiunge: “La Flipped Classroom è una pratica didattica utile, ma se la vogliamo assumere come sistema di concetti ed operatività per didattiche efficaci mi pare debole. In letteratura esistono da tempo numerosi concetti utili per ideare e realizzare azioni didattiche ricche che promuovono apprendimento significativo.

LA POSIZIONE DELLA RIVISTA BRICKS

Ad esempio quelli che si aggregano attorno al costrutto di “ambiente di apprendimento”. Un ragionamento ripreso, oltre dal sottoscritto, anche dalla rivista Bricks nell’articolo dal titolo “La LIM al servizio dell’apprendimento rovesciato Flipped Learning: una “nuova” didattica con le tecnologie digitali”.

LE RIFLESSIONI DELLA DOTT.SSA EMANUELA ANNALORO

Ad ulteriore sostegno alla definizione “debole” riferita alla metodologia classe capovolta ci sono le riflessioni della Dott.sa Emanuela Annaloro (Dottore di ricerca in Letteratura
Italiana tecniche dell’analisi e teorie dell’interpretazione all’Università di Siena). In un commento ad un libro di Biscaro e Maglioni afferma: “Il supporto concettuale alle tesi di Biscaro e Maglioni è assai debole, così come lo è quello empirico, visto che non esistono ad oggi studi che dimostrino l’efficacia del metodo. E tuttavia non sempre è possibile dare una risposta univoca alle domande che ho formulato.

Alcune, anzi, sono poste in modo volutamente dilemmatico per sottolineare che in questo momento, forse, la classe capovolta è più interessante come oggetto di studio che come pratica didattica. Sospetto infatti che questa, al pari di altre forme di attivismo pedagogico improvvisato, sia più che altro un segnale che ci permette di misurare la trasformazione che stanno attraversando gli insegnanti e la scuola italiana. Un termometro del nostro grado di inquietudine”.

Aldo Domenico Ficara

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