Napoli, liceo Alberti a capienza ridotta: protesta anche a Martedì Grasso. FederIstruzione: “Servono responsabilità e programmazione”

Prosegue senza una soluzione immediata l’emergenza al Liceo Leon Battista Alberti di Napoli, dove l’inagibilità di una scala antincendio esterna ha ridotto drasticamente la capienza dell’istituto. Studenti, famiglie e docenti si sono riuniti davanti alla scuola anche nel giorno di Martedì Grasso, nonostante la sospensione delle lezioni prevista dal calendario regionale, per chiedere interventi urgenti.
Capienza ridotta e didattica a rotazione
Dal 28 gennaio, data in cui è stato segnalato il distacco della scala esterna dal muro per circa 15 centimetri, l’edificio può accogliere soltanto 240 studenti alla volta, a fronte di circa mille iscritti.
Le lezioni proseguono con una turnazione che prevede la presenza a scuola per due o tre giorni a settimana e per non più di tre ore al giorno. Una soluzione tampone che, secondo le famiglie, incide pesantemente sulla continuità didattica e sulla qualità dell’apprendimento.
Il vertice con la Città Metropolitana
Durante la mattinata si è svolto un incontro tra la dirigente scolastica Silvia Parigi, rappresentanti della Città Metropolitana di Napoli, esponenti della Municipalità e tecnici, oltre al rappresentante dell’impresa che negli ultimi due anni ha eseguito lavori di adeguamento sismico ed efficientamento energetico finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Nel frattempo sono in corso lavori per realizzare un varco aggiuntivo al piano terra che potrebbe fungere da nuova uscita di sicurezza. Se autorizzato dai Vigili del fuoco, consentirebbe di aumentare la capienza fino a circa 500 studenti. Anche in questo scenario, però, resterebbe esclusa metà della popolazione scolastica.
Per il ripristino completo della scala esterna si parla di circa un mese e mezzo, con utilizzo subordinato al collaudo finale.
FederIstruzione: “Il dirigente è lasciato solo”
Interviene con toni netti il Segretario Generale di FederIstruzione, Antonio Scarpellino, che esprime pieno sostegno alla dirigente scolastica.
«Il dirigente scolastico si trova a gestire una situazione oggettivamente paradossale: deve garantire il diritto allo studio, la sicurezza degli studenti e il rispetto delle normative antincendio con un edificio che non dispone delle condizioni strutturali necessarie per funzionare a pieno regime. È evidente che la responsabilità gestionale ricade su chi amministra l’edilizia scolastica, non su chi dirige l’istituzione».
Scarpellino entra anche nel merito tecnico della vicenda: «Quando viene meno una via di esodo certificata, l’intero piano di emergenza deve essere rimodulato in base alla normativa vigente in materia di sicurezza e prevenzione incendi. La riduzione della capienza non è una scelta discrezionale del dirigente, ma un obbligo conseguente alla perdita dei requisiti minimi di sicurezza. In queste condizioni, il dirigente non può fare altro che attenersi alle indicazioni delle autorità competenti».
Il Segretario Generale punta poi il dito contro la gestione politica dell’edilizia scolastica: «Non è accettabile che, dopo anni di cantieri e investimenti straordinari, una scuola si ritrovi in queste condizioni senza una soluzione immediata alternativa. Il problema è strutturale: l’edilizia scolastica in Italia continua a essere gestita in modo frammentato, spesso improvvisato, senza una programmazione pluriennale seria e coordinata tra enti locali, Città Metropolitane e Governo centrale».
Secondo FederIstruzione, serve un cambio di paradigma: «Non si può intervenire solo in emergenza. Occorre una mappatura costante dello stato degli edifici, un cronoprogramma vincolante degli interventi e fondi strutturali dedicati alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Diversamente, continueremo ad assistere a scuole dimezzate, doppi turni e studenti penalizzati».
Infine, l’appello: «La politica si assuma fino in fondo la responsabilità della gestione dell’edilizia scolastica. I dirigenti non possono essere lasciati soli a fronteggiare criticità strutturali che non dipendono dalla loro volontà. Qui non è in gioco solo l’agibilità di un edificio, ma la credibilità del sistema scolastico».


