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Concorso docenti PNRR3, nuova segnalazione: “Cellulari in aula e commissione inerte”. La denuncia di una candidata

Una docente racconta a OggiScuola la sua esperienza durante la prova scritta del concorso PNRR3 del 2 dicembre 2025 in Campania: “Mancanza di controlli, candidati col cellulare, dialoghi aperti. Così non è possibile garantire equità”.

Una nuova testimonianza, giunta alla redazione di OggiScuola, riaccende l’attenzione sulle criticità segnalate da molti candidati riguardo alle prove scritte del concorso docenti PNRR3. La docente – che chiede espressamente di non essere identificata per timore di ripercussioni – riferisce quanto accaduto il 2 dicembre 2025 presso una scuola della Campania, dove ha sostenuto la prova in un laboratorio informatico.

“Solo io e un altro candidato abbiamo consegnato il cellulare”

La docente racconta di essere entrata nell’aula assieme a un altro candidato e di aver consegnato spontaneamente il cellulare, pur senza che la commissione lo richiedesse formalmente:

“Sapevo che fosse obbligatorio. Ma nessuno ci ha chiesto di farlo. Solo io e un altro abbiamo depositato il telefono.”

Secondo la segnalazione, poco prima dell’avvio della prova due candidate sarebbero uscite dall’aula per poi rientrare dopo circa venti minuti con il cappotto e senza consegnare il cellulare, in apparente violazione delle regole concorsuali.

Dialoghi tra candidati e dispositivi in uso durante la prova

La docente riferisce che durante la prova si sarebbe verificato un confronto verbale fra alcune candidate, senza alcuna reazione da parte della commissione incaricata della vigilanza:

“I commissari sentivano tutto, erano lì. Nessuno è intervenuto. Era come se fosse tutto normale.”

La situazione, secondo la testimonianza, sarebbe degenerata negli ultimi dieci minuti della prova:

“Non solo le due candidate avevano il cellulare in mano, ma anche una terza che si era confrontata con loro per tutto il tempo.”

“Io ho preso più di 70 (soglia minima). Gli altri, che avevano il cellulare, tutti sopra l’84”

La docente spiega che il proprio punteggio – superiore al 70/100 – rispecchia pienamente la difficoltà della prova, definita “oggettivamente impegnativa”, e che la presenza di molti voti superiori all’85 nella stessa aula alimenterebbe ulteriori dubbi:

“In una prova del genere, un punteggio così alto è un’ammissione di copia. Io il mio voto l’ho costruito con studio e correttezza. Ma l’onestà, purtroppo, non paga.”

La candidata afferma di non aver reagito in aula per timore:

“Avevo paura di essere linciata. La commissione non interveniva, io ero sola.”

La richiesta: “Il Ministero intervenga, quella prova va annullata”

La docente conclude con un appello diretto al Ministero:

“Il MIM non può permettere uno scempio simile. Spero davvero che la prova venga annullata. Questa non è una competizione equa.”

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