Gli orari scaglionati proprio non piacciono agli studenti. Archiviata la Dad (se non in casi eccezionali), gli alunni chiedono solo un po’ di normalità. È così il Luciano Manara, dopo Rossellini, Albertelli e Ripetta, la quarta scuola di Roma a essere occupata in questi giorni. I giovani sono entrati nel liceo classico di via Basilio Bricci, a Monteverde Vecchio, verso le 4 del mattino, per poi impossessarsi dell’edificio guidati dal Collettivo Autorganizzato Manara. Sul posto, intorno alle 5, chiamata dalle forze dell’ordine, anche la preside Atala Grattarola: dovrà essere lei, tecnicamente, a ufficializzare con una firma quella che gli studenti definiscono già occupazione.
La voce degli studenti
“Mentre gli istituti chiudono per il G20 noi lanciamo un altro segnale – raccontano gli studenti, mentre polizia di Stato e carabinieri sono fuori dai cancelli – e cioè che noi a scuola ci vogliamo stare. Siamo ragazzi arrabbiati per la situazione dell’istruzione in Italia, sempre più marginalizzata da ogni Governo. Siamo stati i primi a chiudere a causa della pandemia e saremo gli ultimi ad aprire completamente, dopo stadi, discoteche, teatri e quant’altro. Noi non possiamo usare il cortile, non abbiamo le assemblee in presenza, stiamo ancora con gli orari scaglionati”. Come andrà a finire? Ai posteri l’ardua sentenza.
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Gli orari scaglionati proprio non piacciono agli studenti. Archiviata la Dad (se non in casi eccezionali), gli alunni chiedono solo un po’ di normalità. È così il Luciano Manara, dopo Rossellini, Albertelli e Ripetta, la quarta scuola di Roma a essere occupata in questi giorni. I giovani sono entrati nel liceo classico di via Basilio Bricci, a Monteverde Vecchio, verso le 4 del mattino, per poi impossessarsi dell’edificio guidati dal Collettivo Autorganizzato Manara. Sul posto, intorno alle 5, chiamata dalle forze dell’ordine, anche la preside Atala Grattarola: dovrà essere lei, tecnicamente, a ufficializzare con una firma quella che gli studenti definiscono già occupazione.
La voce degli studenti
“Mentre gli istituti chiudono per il G20 noi lanciamo un altro segnale – raccontano gli studenti, mentre polizia di Stato e carabinieri sono fuori dai cancelli – e cioè che noi a scuola ci vogliamo stare. Siamo ragazzi arrabbiati per la situazione dell’istruzione in Italia, sempre più marginalizzata da ogni Governo. Siamo stati i primi a chiudere a causa della pandemia e saremo gli ultimi ad aprire completamente, dopo stadi, discoteche, teatri e quant’altro. Noi non possiamo usare il cortile, non abbiamo le assemblee in presenza, stiamo ancora con gli orari scaglionati”. Come andrà a finire? Ai posteri l’ardua sentenza.