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Papa Francesco: “La scuola deve essere capace di affrontare necessità educative estreme”

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Il Papa, elogiando la figura di san Giovanni Battista de La Salle come modello ancora attuale nella scuola, scende in campo a difesa dell’istruzione. Un’istruzione che non escluda nessuno e sia capace di affrontare le “necessità educative estreme”.

Lo fa ricevendo in udienza la comunità dei Fratelli delle Scuole Cristiane, in occasione del terzo centenario della morte del suo fondatore, San Giovanni Battista de La Salle. “Egli – osserva il Pontefice – fu innovatore geniale e creativo nella visione della scuola, nella concezione dell’insegnante, nei metodi di insegnamento. La sua visione della scuola lo portò a maturare sempre più chiaramente la persuasione che l’istruzione è un diritto di tutti, anche dei poveri. Per questo non esitò a rinunciare al canonicato e alla sua ricca eredità di famiglia, per dedicarsi interamente all’istruzione del ceto sociale più basso”.

Il Papa ricorda che de La Salle “diede vita ad una comunità di soli laici per portare avanti il suo ideale, convinto che la Chiesa non può mantenersi estranea alle contraddizioni sociali dei tempi con cui è chiamata a confrontarsi. Fu questa convinzione che lo portò ad istituire una esperienza originale di vita consacrata: la presenza di religiosi educatori che, senza essere sacerdoti, interpretassero in modo nuovo il ruolo di ‘monaci laici’, immergendosi totalmente nella realtà del loro tempo e contribuendo così al progresso della società civile.

La missione dei docenti per il Papa

Ricordando l’attualità del messaggio di De La Salle “pioniere nel campo dell’educazione”, Bergoglio evidenzia la missione dei docenti: “Era convinto che la scuola è una realtà seria, per la quale occorre gente adeguatamente preparata. Ma aveva davanti agli occhi tutte le carenze strutturali e funzionali di una istituzione precaria che necessitava di ordine e forma. Intuì allora che l’insegnamento non può essere solo un mestiere, ma è una missione. Si circondò di persone adatte alla scuola popolare, ispirate cristianamente, con doti attitudinali e naturali per l’educazione”.

Egli sognava una scuola aperta a tutti, per questo non esitò ad affrontare anche le necessità educative estreme, introducendo un metodo di riabilitazione attraverso la scuola e il lavoro. In queste realtà formative diede inizio ad una pedagogia correttiva che, in contrasto con l’uso dei tempi, portava tra i giovani in punizione lo studio e il lavoro, con attività di artigianato, anziché la sola cella o le frustate”.

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