Perché colpite la nostra categoria già sotto tiro? La donna incinta del 14enne non è un’insegnante

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Questa storia scabrosa dell’insegnante di Prato che avrebbe fatto sesso con un suo alunno tredicenne, rimanendo incinta e dando alla luce un bambino. Come avrebbe confermato il test del DNA. Non riesco a sopportarla.

O meglio, non sopporto come viene “sparata” nelle locandine e nei titoli di cronaca.
Perché io capisco che titolare a tutta pagina PROFESSORESSA FA SESSO CON ALUNNO TREDICENNE o INSEGNANTE INCINTA DI ALUNNO MINORENNE attiri più lettori e faccia vendere più copie.

Ma messa così la notizia è decisamente inesatta. Perché la donna, 40enne, in questione non è una professoressa, non è un’insegnante. Lavora in tutt’altro settore e al ragazzino all’epoca del fattaccio dava solo ripetizioni private.

Il che non sposta di una virgola la gravità assoluta della cosa. E’ e resta un abuso sessuale su minore, e prego chiunque di astenersi da battute misere sul genere “magari fosse successo a me a 14 anni”. Ma per la categoria degli insegnanti, per la loro credibilità e in generale per la credibilità della scuola pubblica, cambia tutto. Dal punto di vista etico e deontologico sarebbe stata ben altra storia. Ben altra – e incalcolabile – aggravante se a compiere un reato così grave fosse stata persona formata e abilitata a lavorare con gli adolescenti, a formarli e a educarli.

Così non è. E pur comprendendo le ragioni del marketing e del mercato, da insegnante questa voluta e calcolata mancanza di verità mi infastidisce profondamente. Perché colpire una categoria già sotto tiro per altri (e magari fondati) motivi con un brutto “falso a effetto”?
Sarebbe come se scrivessi VIOLENTATA DA UN MILITARE quando il colpevole è in realtà un vigilante volontario.

Insegnante R. L.

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