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Premio culturale a Wanna Marchi e Stefania Nobile in Campidoglio, FederIstruzione: «Un messaggio sbagliato per gli studenti»

Antonio Scarpellino: «A scuola insegniamo rispetto, responsabilità e senso critico. Quale messaggio arriva agli studenti quando vengono assegnati riconoscimenti culturali?»

Il Segretario Generale Antonio Scarpellino critica il riconoscimento assegnato nell’ambito di un’iniziativa privata: «A scuola insegniamo ai ragazzi che cultura significa anche responsabilità, linguaggio e consapevolezza. Dobbiamo chiederci quale messaggio trasmettiamo quando premiamo determinati personaggi proprio per la cultura»

Il riconoscimento e le polemiche

Il conferimento del “Premio Internazionale della Cultura” a Wanna Marchi e Stefania Nobile, avvenuto il 23 settembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, ha acceso il dibattito sul significato e sul valore simbolico dei riconoscimenti culturali ospitati all’interno di sedi istituzionali.

L’iniziativa, secondo quanto comunicato, è di natura privata e non costituisce un premio istituito da Roma Capitale. L’amministrazione capitolina ha comunque annunciato una revisione delle procedure relative alla concessione delle proprie sale, con l’obiettivo di rafforzare le verifiche sulle iniziative ospitate e sui soggetti coinvolti.

La vicenda ha suscitato reazioni anche nel mondo della scuola.

A intervenire è Antonio Scarpellino, Segretario Generale di FederIstruzione, che concentra la propria riflessione non sulla libertà degli organizzatori di attribuire un riconoscimento, ma sul messaggio educativo e culturale che un’iniziativa di questo tipo può trasmettere agli studenti.

«Quale messaggio arriva ai nostri ragazzi?»

«La domanda che dobbiamo porci è molto semplice: quale messaggio arriva ai nostri studenti quando due personaggi conosciuti dal grande pubblico vengono insigniti di un premio definito “internazionale della cultura”?», afferma Scarpellino.

«Non intendiamo mettere in discussione il diritto di chiunque di organizzare eventi, pubblicare libri o esprimere le proprie opinioni. Il punto è un altro: quando si attribuisce un riconoscimento alla cultura, soprattutto all’interno di una sede istituzionale come il Campidoglio, si compie anche una scelta simbolica. Si comunica che quella persona, quella storia professionale o quel percorso rappresentano qualcosa che riteniamo meritevole di essere valorizzato».

Secondo FederIstruzione, è proprio questa dimensione simbolica a meritare una riflessione.

La scuola insegna che la cultura è anche responsabilità

«Ogni giorno chiediamo agli insegnanti di educare i ragazzi alla cultura, al rispetto, alla responsabilità, al senso critico e all’uso consapevole delle parole», prosegue Scarpellino.

«Il personale scolastico svolge questo compito quotidianamente, spesso in condizioni tutt’altro che semplici. Ai docenti chiediamo di essere esempi, di spiegare ai ragazzi che non tutto ciò che diventa popolare è necessariamente un modello da seguire e che il successo mediatico non coincide automaticamente con il valore culturale».

Per il Segretario Generale di FederIstruzione, il problema nasce quando i messaggi provenienti dalla società sembrano andare in una direzione diversa rispetto a quella indicata quotidianamente nelle aule.

«Se da una parte chiediamo a un insegnante di spiegare a un ragazzo che cultura significa anche responsabilità, rispetto e capacità critica, dall’altra dobbiamo interrogarci sul significato di riconoscimenti pubblici attribuiti proprio in nome della cultura».

«Il lavoro del personale scolastico rischia di essere svilito»

La critica di FederIstruzione riguarda quindi anche il lavoro quotidiano del personale scolastico.

«C’è un’enorme responsabilità che ricade sulle spalle di docenti ed educatori», sottolinea Scarpellino. «Nelle scuole si lavora ogni giorno per contrastare linguaggi aggressivi, superficialità, prevaricazione e modelli comportamentali che possono avere un’influenza negativa sui più giovani».

«Si chiede agli insegnanti di spiegare che le parole hanno un peso, che la reputazione non può essere costruita soltanto sulla notorietà e che il successo personale non dovrebbe essere l’unico criterio attraverso il quale valutare una persona».

«Poi, quando i ragazzi vedono che personaggi molto conosciuti vengono pubblicamente celebrati e premiati per la cultura, è inevitabile che possano porsi delle domande. E quelle domande meritano risposte serie».

Non è una questione di censura

Scarpellino precisa che la posizione di FederIstruzione non intende mettere in discussione la libertà di espressione.

«Non stiamo chiedendo censure e non stiamo dicendo che qualcuno debba essere escluso dalla vita pubblica. Stiamo parlando di un’altra cosa: della responsabilità che accompagna un riconoscimento culturale».

«Chi assegna un premio è libero di stabilire i propri criteri. Ma proprio perché si parla di cultura, sarebbe opportuno interrogarsi sul significato di ciò che si sta valorizzando e sul messaggio che può arrivare soprattutto alle nuove generazioni».

Secondo FederIstruzione, il tema diventa ancora più delicato quando l’evento si svolge in un luogo dal forte valore istituzionale e simbolico.

Il Campidoglio e il valore della sede istituzionale

La manifestazione non è stata istituita da Roma Capitale, ma si è svolta nella Sala della Protomoteca del Campidoglio.

È una distinzione importante, sottolinea FederIstruzione, ma non elimina la questione relativa al valore simbolico della sede.

«Una cosa è un’iniziativa privata organizzata in un luogo qualsiasi. Un’altra è un evento che si svolge all’interno di una sede istituzionale che rappresenta la città e le sue istituzioni», afferma Scarpellino.

«Proprio per questo riteniamo positivo che Roma Capitale abbia annunciato una revisione delle procedure di concessione delle proprie sale. Non si tratta di censurare la cultura, ma di assicurare che gli spazi istituzionali siano utilizzati secondo criteri coerenti con il loro valore e con la responsabilità che rappresentano».

«A scuola non possiamo insegnare una cosa e mostrarne un’altra»

È questo, secondo FederIstruzione, il punto centrale della vicenda.

«La scuola ha bisogno di coerenza», sostiene Scarpellino. «Non possiamo chiedere agli insegnanti di educare al merito, alla responsabilità, al rispetto e al pensiero critico e poi offrire ai ragazzi una rappresentazione della cultura nella quale notorietà e visibilità sembrano diventare sufficienti per ottenere un riconoscimento».

«I nostri studenti osservano ciò che accade nella società. Ascoltano, commentano, fanno domande. E noi adulti abbiamo il dovere di fornire loro gli strumenti per comprendere la realtà».

Per il Segretario Generale di FederIstruzione, il tema non è quindi stabilire chi abbia diritto o meno a ricevere un premio, ma riflettere sui criteri attraverso i quali la società decide di valorizzare determinate figure.

«La cultura deve aiutare i giovani a crescere»

«La cultura dovrebbe servire a far crescere le persone, sviluppare il pensiero critico, favorire il confronto e trasmettere conoscenza», afferma Scarpellino.

«Per questo riteniamo che ogni riconoscimento culturale rivolto al grande pubblico debba essere accompagnato da una riflessione sul suo significato e sui valori che intende rappresentare».

Il messaggio, secondo FederIstruzione, riguarda direttamente il mondo della scuola.

«Non possiamo lasciare soli gli insegnanti nella responsabilità educativa. Se chiediamo alla scuola di costruire cittadini consapevoli, anche la società e le istituzioni devono interrogarsi sui modelli che scelgono di valorizzare pubblicamente».

FederIstruzione: «Difendere il valore educativo della scuola»

La posizione di FederIstruzione si inserisce quindi in una riflessione più ampia sul rapporto tra cultura, istituzioni e formazione delle nuove generazioni.

«Il nostro compito — conclude Scarpellino — è anche quello di difendere il valore educativo della scuola e il lavoro di migliaia di professionisti che ogni giorno cercano di trasmettere ai ragazzi valori, conoscenze e senso critico».

«Non chiediamo che la società smetta di discutere o che vengano imposte censure. Chiediamo semplicemente maggiore consapevolezza. Perché ogni volta che una persona viene pubblicamente premiata e valorizzata, soprattutto con un riconoscimento legato alla cultura e all’interno di una sede istituzionale, si trasmette inevitabilmente un messaggio».

«E quando quel messaggio arriva ai nostri studenti, dobbiamo chiederci se sia coerente con ciò che chiediamo ogni giorno al personale scolastico di insegnare».

La vicenda del “Premio Internazionale della Cultura” assegnato a Wanna Marchi e Stefania Nobile diventa così, per FederIstruzione, l’occasione per riportare al centro una domanda più generale: quali valori vogliamo trasmettere alle nuove generazioni e quali figure scegliamo di indicare pubblicamente come esempi di cultura e successo?

di Redazione

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