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Docenti in esubero, la testimonianza: “Anni di incertezza nonostante il ruolo”. Il caso riapre il dibattito sulla ricollocazione del personale

Una lettera giunta alla redazione richiama l'attenzione sulle criticità degli esuberi strutturali e sulla necessità di soluzioni più efficaci per la mobilità professionale dei docenti

La questione degli esuberi nelle classi di concorso torna al centro del confronto nel mondo della scuola attraverso la testimonianza di una docente di ruolo della scuola secondaria di secondo grado che, da diversi anni, vive una condizione di esubero provinciale senza aver ancora ottenuto una collocazione stabile.

Per tutelarne la privacy, la redazione ha scelto di non pubblicare le generalità dell’insegnante, che ha deciso di condividere la propria esperienza con l’obiettivo di stimolare una riflessione sulle difficoltà vissute da numerosi docenti appartenenti a classi di concorso interessate da una progressiva riduzione degli organici.

“Di ruolo, ma senza stabilità”: il paradosso degli esuberi

Nella lettera inviata alla nostra redazione, la docente racconta di essere in ruolo da diversi anni e di trovarsi in una situazione di esubero provinciale che si protrae ormai da tempo.

Una condizione che l’ha portata a svolgere servizio in sedi diverse, adattandosi alle necessità organizzative delle istituzioni scolastiche e garantendo continuità al proprio lavoro nonostante l’assenza di una prospettiva stabile.

Secondo quanto riferito, il problema non riguarda esclusivamente la singola esperienza professionale, ma coinvolge numerosi insegnanti appartenenti a classi di concorso caratterizzate da un progressivo squilibrio tra disponibilità di posti e personale in servizio.

Formazione, nuovi titoli e abilitazioni: investimenti che non sempre bastano

Uno degli aspetti evidenziati nella testimonianza riguarda il percorso di aggiornamento professionale intrapreso nel tentativo di ampliare le opportunità di ricollocazione.

La docente riferisce infatti di aver conseguito ulteriori titoli di studio e nuove abilitazioni per altre classi di concorso, investendo tempo e risorse personali nella convinzione che tali competenze potessero agevolare una soluzione definitiva alla propria posizione.

Tuttavia, nonostante il percorso formativo svolto e la disponibilità manifestata verso la mobilità professionale, la situazione di esubero sarebbe rimasta invariata anche dopo le recenti procedure di mobilità.

Continuità didattica e precarietà organizzativa: una contraddizione da affrontare

Tra i temi centrali della lettera emerge quello della continuità didattica.

La docente osserva come il sistema scolastico attribuisca giustamente grande valore alla stabilità educativa degli studenti, ma allo stesso tempo mantenga in una condizione di costante provvisorietà insegnanti di ruolo che hanno superato concorsi pubblici, acquisito ulteriori competenze professionali e manifestato disponibilità a percorsi di riconversione o mobilità.

Secondo l’insegnante, questa situazione produce conseguenze anche sul piano professionale, poiché i continui cambi di sede limitano la possibilità di partecipare a progetti pluriennali, incarichi organizzativi e attività che consentirebbero un contributo più stabile alla crescita delle istituzioni scolastiche.

Mobilità e ricollocazione: la richiesta di interventi strutturali

Nella sua riflessione, la docente sottolinea di non voler muovere critiche all’Amministrazione, ma di chiedere una visione di lungo periodo per affrontare una problematica che rischia di diventare permanente.

Particolare attenzione viene posta sulla necessità di valorizzare maggiormente gli strumenti di mobilità professionale già previsti dall’ordinamento, consentendo una più efficace utilizzazione dei docenti che possiedono ulteriori abilitazioni e competenze spendibili in altre classi di concorso.

L’insegnante richiama inoltre l’attenzione sulla possibilità di valutare modelli già adottati in passato per affrontare situazioni analoghe, attraverso percorsi di ricollocazione mirata destinati al personale coinvolto in processi di riorganizzazione degli organici.

Il tema dei trasferimenti e degli organici

Un altro punto sollevato riguarda il rapporto tra mobilità territoriale e gestione degli esuberi.

Pur riconoscendo il rispetto delle procedure previste dalla normativa e dalla contrattazione vigente, la docente evidenzia la necessità di una riflessione sul coordinamento tra trasferimenti e ricollocazione del personale già presente nelle province interessate.

La richiesta è quella di individuare strumenti che consentano di valorizzare prioritariamente le professionalità già in servizio e che, al tempo stesso, garantiscano una gestione più efficiente delle risorse umane all’interno del sistema scolastico.

Una questione che riguarda l’intero sistema scolastico

La testimonianza giunta alla redazione riporta all’attenzione una problematica che interessa numerose realtà territoriali e diverse classi di concorso.

La gestione degli esuberi rappresenta infatti una delle sfide più complesse per il sistema scolastico nazionale, chiamato a conciliare esigenze organizzative, sostenibilità degli organici, mobilità del personale e valorizzazione delle competenze professionali.

Il tema assume particolare rilevanza in una fase storica caratterizzata da profondi cambiamenti demografici, dalla ridefinizione dell’offerta formativa e dalla necessità di garantire al tempo stesso qualità del servizio e stabilità lavorativa.

“Dietro i numeri ci sono persone”

La riflessione conclusiva contenuta nella lettera richiama un aspetto spesso trascurato nel dibattito sugli organici scolastici.

Dietro dati, tabelle e procedure amministrative vi sono professionisti che continuano a svolgere il proprio lavoro con responsabilità e che attendono una prospettiva più chiara per il futuro.

Una considerazione che riporta al centro dell’attenzione la necessità di individuare soluzioni capaci di coniugare efficienza organizzativa, continuità didattica e valorizzazione delle risorse professionali già presenti nella scuola italiana.

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