La nuova classe di concorso che spinge i docenti a indebitarsi per tre punti in graduatoria

Per restare competitivi nelle GPS anche mezzo punto fa la differenza. Ma oggi, per ottenerne tre, molti insegnanti sono costretti a spendere fino a 1.500 euro in nuovi corsi e certificazioni
di Francesca Gabriele
In Italia superare un concorso pubblico e ottenere l’abilitazione all’insegnamento non è più sufficiente. Nel sistema delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), dove si giocano incarichi annuali e possibilità di lavoro, anche pochi decimali possono determinare l’esclusione o l’accesso a una cattedra.
Ed è in questo contesto che entra in gioco la nuova classe di concorso per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, che attribuisce tre punti aggiuntivi. Un vantaggio enorme, che però ha un costo: fino a 1.500 euro, necessari solo per potersi iscrivere e restare competitivi.
Tre punti che pesano più di un concorso
Per molti docenti, già abilitati attraverso corsi selettivi in presenza e due tirocini, quei tre punti rappresentano l’unica possibilità di non scivolare indietro nelle graduatorie. Ma non basta. Nemmeno il possesso di una certificazione CLIL è più sufficiente: chi può permetterselo accumula più certificazioni linguistiche, moltiplicando il punteggio e creando un divario sempre più marcato.
Il risultato è un sistema che premia chi ha disponibilità economiche e penalizza chi ha investito anni nello studio, nella selezione pubblica e nell’esperienza diretta in classe.
GPS e scorciatoie: il merito resta fuori
Il meccanismo, denunciano molti insegnanti da almeno due anni, favorisce chi ha scelto percorsi accelerati e meno selettivi, spesso all’estero, per ottenere titoli e certificazioni in tempi rapidissimi. Lauree e attestati conseguiti senza un reale confronto con il merito diventano oggi strumenti decisivi per scalare le GPS.
Così, docenti idonei e abilitati tramite concorso restano esclusi, mentre altri ottengono incarichi che, secondo molti, dovrebbero spettare a chi ha superato selezioni pubbliche rigorose.
Sindacati assenti e regole che favoriscono chi paga
Da due anni questo sistema viene segnalato come ingiusto e distorsivo, ma – sostengono i docenti – i sindacati restano in silenzio e le regole continuano a favorire chi può permettersi nuovi esborsi economici.
Il quadro che emerge è quello di una scuola che premia il portafoglio e non il merito, dove gli insegnanti sono costretti a indebitarsi per non essere espulsi dal sistema delle graduatorie.
Una deriva che rischia di trasformare l’accesso all’insegnamento non più in una questione di competenza e preparazione, ma di capacità di spesa.




