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Scuole aperte d’estate, ma gli insegnanti non dovranno lavorare a luglio ed agosto: le ipotesi allo studio

L'idea è di Lorenzoni, della task force di Bianchi: "Aprire gli istituti e diventino centri di elaborazione culturale"

Scuola d’estate si può, ma senza un allungamento del calendario scolastico che pure aveva allarmato diversi docenti.

L’idea del nuovo comitato di esperti del Ministero, alla sua seconda riunione,  sarebbe quella di aprire gli istituti anche d’estate, proponendo però attività educative di ogni tipo: artistiche, sportive e musicali. E dunque non si tratterebbe di un prolungamento della scuola per tutti e soprattutto non sarebbe un recupero generalizzato degli apprendimenti

Patrizio Bianchi ha annunciato di aver attivato un gruppo di lavoro composto da personale del Ministero e figure che operano sul territorio. Dirigenti scolastici, insegnanti, esperti in materia di disuguaglianze. Adesso, uno di questi esperti illustra su quali ipotesi si sta lavorando: “Sarebbe una risposta importante a un momento di isolamento“, spiega all’agenzia di stampa Dire Franco Lorenzoni, maestro elementare ora in pensione, fondatore della Casa-laboratorio di Cenci, un centro di sperimentazione educativa, e membro del Comitato tecnico istituito dal ministro Bianchi. 

SCUOLA, NO A INSEGNAMENTO A LUGLIO ED AGOSTO

L’ex insegnante spiega infatti: “Non chiediamo ai docenti di andare a insegnare a luglio e agosto. L’ottica è che le scuole si aprano anche ad altri soggetti, senza assolutamente privatizzare l’istruzione pubblica– precisa Lorenzoni-Del resto il ministero aveva già parlato di patti educativi di comunità la scorsa primavera e il nostro Comitato si inserisce in quella linea. Dobbiamo far si che le scuole diventino sempre più centri di elaborazione culturale aperti alla città tutto il tempo, aumentando l’offerta educativa e culturale a partire dai territori più deprivati“.

RIPENSARE LA SCUOLA

L’intervento, secondo il comitato di esperti riunito da Bianchi, è quello di ragionare sui diversi gradi di istruzione: “L’idea del ministro è quella di non perdere l’occasione di questa emergenza per ripensare la scuola. Partendo dalle problematiche che già c’erano e che il virus ha peggiorato. Come la dispersione scolastica palese e quella nascosta, data dal mancato raggiungimento degli obiettivi minimi. Che permettono di comprendere un testo complesso. Articolare un ragionamento, sapere risolvere problemi ricercando in autonomia- aggiunge il maestro- Il Comitato si occuperà delle competenze digitali. E del ruolo strategico che rivestono gli ambienti di apprendimento. Focalizzandosi anche sul recupero degli apprendimenti. Ma non solo. L’obiettivo è’ quello di rimettere la scuola al centro del discorso pubblico“.

Ecco perché, secondo Lorenzoni “parlare solo di recupero è sbagliato. Perché le bambine e i bambini e tutti gli adolescenti hanno fatto in questo anno un’esperienza enorme. Che deve essere in qualche modo sedimentata”

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