Scuola, il neo-ministro Fioramonti: “Subito tre miliardi al comparto istruzione o mi dimetto”
Due miliardi per la scuola e uno per l’università e la ricerca. Lo chiede Lorenzo Fioramonti, neoministro dell’Istruzione. “Ci vogliono investimenti subito – afferma in una intervista al Corriere della Sera -, nella legge di Bilancio: due miliardi per la scuola e uno almeno per l’università. Lo dico da ora: se non ci saranno, mi dimetto. Non c’è tempo da perdere, per cambiare servono fondi, siamo uno dei Paesi europei che spende di meno per la scuola. Non possiamo continuare ad avere ricercatori precari di 45 anni, o professori non di ruolo che cambiano ogni due mesi. Ci vuole prospettiva e continuità”. Ed anche in una intervista a Repubblica ricorda che da viceministro aveva promesso dimissioni se i fondi non arrivavano per Natale 2019 e che “quella promessa vale anche da ministro: un miliardo per l’università entro Natale o mi dimetto”.
Fioramonti: “Credo nella scuola italiana”
“Credo nella scuola italiana, i suoi studenti sono ancora molto capaci e i suoi docenti eroi civili. Tutti i giorni sono chiamati a occuparsi di un sistema di una complessità intimorente. A volte non hanno la struttura adatta, sicuramente sono sottopagati. Maestri e professori devono tomare a essere persone riverite”. Afferma sempre Fioramonti, in una intervista a Repubblica. E annuncia che chiederà di abrogare la legge che chiede le impronte digitali per i presidi all’ingresso degli istituti “al secondo Consiglio dei ministri”. Spiega inoltre che rispetto al precedente ministro Bussetti “avrò un metodo diverso: lui appoggiava tutte le decisioni del capo di gabinetto, io ascolterò i due sottosegretari e li terrò costantemente informati della mia linea politica.
Nuovo staff del Miur a lavoro
Ogni martedì, tutte le settimane, riunione degli staff. Fin dall’inizio voglio far passare il grande messaggio della sostenibilità ambientale, nelle classi, nelle aule universitarie. Sarà un asset del mio ministero”. Per Fioramonti poi la scuola italiana è “inutilmente competitiva. I ragazzi italiani stanno perdendo l’idea dello studio collettivo, la condivisione. A una didattica nuova, con più lingue e la Storia non vista solo come una successione di guerre, arriveremo nel tempo, quando avremo risolto i problemi stratificati”. Stop poi agli insegnanti dipendenti delle Regioni come voleva Bussetti. “Non se ne parla. Un conto è se le singole Regioni decidono di offrire qualche benefit per attrarre professori da lontano, per esempio un contributo per l’affitto, ma la scuola è un bene nazionale. E l’autonomia c’è già” sostiene in una intervista al Corriere della Sera.
Fioramonti si dice “sorpreso” della sua nomina a ministro dell’Istruzione. Già viceministro, indica ora tra i primi obiettivi del suo dicastero la lotta al “precariato estenuante”. E assicura: “Al primo Consiglio dei ministri sono pronto a far ripartire il decreto Salvaprecari” che abilita 55mila supplenti di Terza fascia e offre un concorso straordinario a 24mila. E sul quel “salvo intese” voluto da M5S che lo aveva bloccato prima dell’estate precisa: “Parlerò con loro, troveremo un modo per tenere insieme i diritti di chi lavora da una vita in classe con la qualità dell’insegnamento e il merito. Quel decreto deve andare in porto al più presto”. E poi altri temi da affrontare “l’insicurezza di troppi edifici, la carta igienica portata da casa, il costo dei libri. E le classi pollaio. In Italia si arriva a trenta alunni in aula, in Germania mai oltre ventuno”.
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