Dad, bambina scrive a Fontana: “La prego, ci faccia tornare in classe”
Bambina di quarta elementare di una scuola del Milanese si sfoga.

“Caro presidente della Regione Lombardia, la prego, ci faccia ritornare al più presto nelle nostre classi”: è la lettera di Alice Bondì, una bambina di nove anni che frequenta la quarta elementare all’istituto comprensivo “Carlo Levi” di Vignate (nell’hinterland milanese). Il destinatario è Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia.
La piccola specifica: “Noi teniamo la mascherina a scuola per otto ore consecutive, abbiamo rispettato le norme igieniche, ci igienizziamo sempre le mani, rispettiamo la distanza di sicurezza e a causa di ragazzi incoscienti e di persone poco responsabili dovremo restare a casa senza vedere i nostri compagni, dietro uno schermo”.
“L’ultimo giorno di scuola in presenza, quando si è saputo della zona arancione rinforzato, la maestra ha chiesto a mia figlia e ai suoi compagni di scrivere un pensiero sulla situazione che stanno vivendo, in forma di lettera per chi l’avesse voluto – racconta Sebastiano Bondì, il padre di Alice a Repubblica – Lei ha subito accolto l’invito e ha espresso il suo pensiero. Poi, una volta arrivata a casa, mi ha chiesto di spedire quella lettera in Regione”.
Sebastiano si è dato da fare per esaudire il desiderio della bambina perché
“le ho sempre spiegato che quando si crede in qualcosa, bisogna impegnarsi al massimo per ottenerlo”.
Così ha cercato informazioni sul sito di Regione Lombardia: “Ho trovato un indirizzo Pec della segreteria di Fontana e ho inviato lì il messaggio di Alice – continua Bondì – Spero davvero che lo legga, perché in base alla mia esperienza posso dire che i bambini sono in assoluto i più attenti e rispettosi delle norme anti contagio. Le mie figlie sono le prime a rimproverarmi se scendo dall’auto con la mascherina abbassata”.
L’anno scorso, per Alice e per gli altri bambini di tutta Italia, “la Dad è arrivata come un fulmine a ciel sereno o un pugno in faccia. Dall’oggi al domani hanno dovuto lasciare la scuola e non ci sono più tornati per mesi – conclude Sebastiano Bondì – Quest’anno la classe di mia figlia aveva sempre fatto lezione in presenza, ma ora è arrivato quest’altro colpo. I bimbi si sono sentiti puniti senza aver fatto nulla di sbagliato”.



