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Marzano: “Chiudi, apri, richiudi: basta. La soluzione per la scuola è vaccinare”

Per ora, le dosi di vaccino disponibili sono troppo poche. Per ora, le molteplici varianti del virus creano scompiglio-

“Chiudi, apri, richiudi: basta. La soluzione per la scuola è vaccinare”. Michela Marzano, nota scrittrice, sul sito di Repubblica affronta il delicato problema delle scuole italiane. “Proviamo, per una volta, a guardare in faccia la realtà della crisi che stiamo attraversando e a smetterla, soprattutto quando si parla della scuola, di cullarci in uno stupido e irrealistico ottimismo? Che senso ha continuare a cambiare idea ogni settimana, a promettere e a non poter poi rispettare la parola data, a chiudere e aprire e richiudere, affermando che non è a scuola che ci si infetta subito prima di affermare l’esatto contrario, e aggiungendo magari poi che basterebbe vaccinare gli insegnanti per risolvere il problema dei contagi? E i genitori degli studenti e delle studentesse quand’è che li si vaccina? E i loro zii? E i nonni?

Per ora, le dosi di vaccino disponibili sono troppo poche. Per ora, le molteplici varianti del virus creano scompiglio e si stanno dimostrando devastanti. Per ora, passare il tempo a criticare la Dad – invece di ripensarla e strutturarla e renderla soprattutto accessibile a tutti e a tutte distribuendo tablet, computer e chiavette – non serve a nulla. Anzi. Litigi e polemiche impediscono solo di trovare soluzioni adeguate nell’attesa che un giorno, forse ancora lontano, tutto si rimetta a posto.

Gli inglesi hanno un’espressione molto bella quando parlano di questo tipo di atteggiamenti: per loro si tratta di wishful thinking, letteralmente: “pensiero desideroso”. E, in genere, l’utilizzano quando si trovano confrontati a chi, negando l’evidenza, non riesce più a distinguere tra “ciò che vorrebbe” e “ciò che è”. Ma non è forse proprio questo che accade ormai da mesi in Italia ogniqualvolta si parla della scuola, si insiste sulla necessità di tornare in classe, si discute del bisogno che i ragazzi avrebbero di ascoltare dal vivo i propri professori, e si disserta sulla povertà della Dad?”

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