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Portò il telefono in carcere a un camorrista: insegnante condannata a 2 anni di reclusione

Un’insegnante delle superiori è stata condannata a due anni e otto mesi di reclusione per aver portato a un detenuto un cellulare da usare tramite il quale comunicare con l’esterno. Non si trattava di un recluso qualsiasi, ma di un soggetto pluri-condannato per reati di Camorra, che adesso dovrà scontare altri sei anni di pena per l’affare del telefono.

Insegnante condannata a due anni

A riportare la notizia è Il Tirreno, precisando che i fatti contestati sono avvenuti nel carcere della Dogaia (Prato), precisando che l’imputata, Laura Bonafede, 50 anni, lavorava come insegnante all’Istituto tecnico professionale Dagomari del capoluogo toscano.

Francesco Raia, 42 anni, è invece il nome del detenuto che sta scontando una condanna a 17 anni per una serie di reati, tra cui un agguato di camorra risalente al novembre 2007.

I fatti contestati risalgono a luglio di due anni, quando le forze dell’ordine arrestarono la docente con l’accusa di aver portato di nascosto un telefono cellulare nel reparto di massima sicurezza della Dogaia. Scoperto l’apparecchio, gli agenti di polizia hanno lasciato che il Raia lo utilizzasse per qualche tempo, in modo da ottenere qualche informazione in più. Con tutta probabilità, la donna aveva introdotto il telefono nella casa circondariale durante una delle lezioni che teneva in carcere per i detenuti.

 I sostituti Laura Canovai e Lorenzo Gestri, della procura di prato, accusarono Raia e Bonafede di corruzione, presumendo che quest’ultima avesse ricevuto una grossa somma di denaro in cambio della sua prestazione. Questo passaggio di denaro non è mai stato documentato. E la prof, che tuttora si dichiara innocente, ricorrerà in appello.

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