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A digiuno per i suoi bimbi: storia della protesta di un maestro

Digiunare per un ideale. Da quasi 2 mesi il maestro Giampiero Monaca è infatti in sciopero della fame per difendere un innovativo e democratico modello pedagogico, il metodo Bimbisvegli. Un metodo, già oggetto di tesi e ricerche universitarie, che però negli anni ha infastidito dirigente e collegio docenti del V circolo di Asti, al punto da rendere ormai impossibile il proseguimento del progetto.

L’appello a Bianchi

Il maestro si è anche appellato nei giorni scorsi al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi affinché il metodo Bimbisvegli sia riconosciuto a livello nazionale. Così il maestro Giampiero: “Da 15 anni sperimento questa pratica educativa che considera i bambini competenti e cittadini attivi, e non vasi vuoti da riempire. Ho iniziato quando era maestro ad Asti, poi nel 2017 sono stato trasferito a Serravalle, una piccola scuola dispersa di frazione, dove nessuno voleva andare. Mi ci hanno mandato quasi in esilio, sperando di spegnere questo progetto. Ma grazie alla collaborazione di alcuni colleghi e all’entusiasmo delle famiglie, il metodo è andato avanti. Da noi non ci sono compiti, non c’è cattedra, ci si dispone tutti in cerchio, si condivide il materiale didattico, si valorizzano gli errori e le forme di autoapprendimento. Si invitano spesso persone esterne, abbiamo incontrato tanti migranti che ci hanno raccontato la loro storia, condiviso il loro sapere. La pace è il principio e l’insegnamento fondamentale. Usciamo molto all’aperto, la natura è una grande alleata. In realtà non c’è nulla di nuovo in questo metodo. Montessori, Lodi, Malaguzzi, don Milani già avevano detto tutto. Ci ispiriamo anche all’apprendimento cooperativo di Celestin Freinet, alla pedagogia degli oppressi di Paulo Freire. All’autoeducazione in natura di Robert Baden Powell”.

La protesta e il digiuno

“Dal 2019 il metodo non esiste più nel programma della scuola, il collegio docenti ha votato contro e la dirigente ha sempre evitato di riproporlo. Ma io ed alcuni colleghi siamo andati avanti lo stesso. Alla fine del 2020 sono arrivati rapporti e sanzioni disciplinari a mio carico. Sono stato sospeso per un giorno, e poi, sempre per punizione, per 4 mesi ci è stato impedito di portar fuori i bambini. In seguito ci hanno impedito di allontanarci oltre i 400 metri, poi ci hanno tolto i banchi all’aperto, con la scusa che erano pericolosi (senza però rimetterli a norma). Poi hanno vietato ai bambini di cambiarsi scarpe quando uscivano, perché era “indecoroso” lasciar scarpe fuori. E quindi di nuovo ci hanno vietato di uscire. Per finire la dirigente ha tolto anche la storica bandiera della pace perché ‘non istituzionale’. Abbiamo fatto un presidio di protesta, anche con i genitori, e ci hanno mandato la Digos. Perfino il progetto di scuola estiva non è stato approvato dalla dirigente e non ci è stata concesso il cortile della scuola. Lo sciopero della fame andrà avanti finché non otterremo risposte. Voglio sapere se sono davvero un cattivo maestro o se questo metodo è importante per far crescere bambini sani e consapevoli e per migliorare la scuola pubblica”.

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