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Scuola, le voci angoscianti dei giovani in Dad e le nostre colpe

Articolo dell'Espressi che raccoglie i disagi dei giovani in questo periodo di pandemia

Un articolo dell’Espresso mette in risalto i disagi dei giovani in Dad. Sempre più problemi psicologici che sono stati raccolti.

“C’è Marco, arrivato dopo aver devastato casa. C’è Luigi, angosciato dal vivere recluso negli 80 metri quadri di casa sua. Cristian, 10 anni, che ha perso il sonno a causa di quei video che i compagni gli mandano durante la dad. C’è Sonia, che ha iniziato prima a togliersi le pellicine dalle unghie, poi a tagliarsi e c’è Alessandra, che ha smesso di mangiare, ma i suoi genitori se ne sono accorti solo quando la zia l’ha fatto notare. C’è Alessia, che ha smesso di dormire, perché chattava con le amiche fino a notte fonda e poi non trovava più un motivo per alzarsi dal letto. Ci siamo tutti noi in questi brevi colloqui.

C’è il futuro di un intero Paese, in questa angoscia. Nei monitor, invece, ci sono le loro camere. Un ragazzo cammina avanti e indietro. Alla fine si siede. Un altro ha accanto la madre. Lui in silenzio sul letto, lei su una poltrona che lo fissa. In altri ci sono letti vuoti con coperte di lana arancione. A osservarle così, da un monitor, non si capisce come siano realmente le stanze del reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Fondazione Mondino di Pavia.

Si riesce a mettere in fila solo una serie di immagini sconnesse. Il direttore del reparto, il professor Renato Borgatti, guarda anche lui i monitor: «Con il Covid-19 abbiamo dovuto cambiare le regole: nessuno può entrare all’interno del reparto se non tamponato; anche l’accesso ai familiari è stato ridotto; abbiamo dovuto interrompere l’animazione che con grande generosità portavano avanti diversi gruppi di volontari.

Per questo lei può stare solo qui, ma penso che possa capire lo stesso la situazione di emergenza che stiamo vivendo. Dal territorio ci arrivano in continuazione richieste per ricoverare ragazzi e ragazze che stanno molto male, ritirati in casa nelle loro camere o che danno sfogo alla rabbia con azioni violente. Sono aumentati i disturbi del pensiero gravi, le crisi di ansia e di agitazione.

Dai pronto soccorso di tanti ospedali chiamano per tentati suicidi, comportamenti dirompenti, ma non abbiamo più posti. È troppo facile pensare che la soluzione sia aumentare i reparti, dare più posti letto. In realtà il ricovero di un adolescente è sempre una sconfitta della nostra società, che non ha saputo dare risposte tempestive quando il disagio iniziava a manifestarsi.

Mi creda: non servono più posti letto, quello che serve invece sono più risorse nel territorio, più psicologi all’interno delle scuole, centri di aggregazione che consentano ai ragazzi di ritrovarsi, serve che lo sport per i ragazzi riparta. E poi è urgente che gli adolescenti siano un problema che la nostra politica si ponga come priorità». Il ragazzo torna a camminare avanti e indietro: «Voglio che la comunità scientifica», continua Borgatti, «si ponga il problema dell’istruzione e di che futuro stiamo dando ai nostri giovani».

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