
Il ritorno in classe per il 7 gennaio non è più in discussione, salvo una clamorosa impennata dei contagi. Il problema sarà risolvere le numerose criticità e il continuo rimpallo delle responsabilità tra governo e Regioni.
Nel Dpcm del 3 dicembre l’impegno dell’esecutivo è stato legato a una percentuale: all’indomani dell’Epifania, la campanella deve risuonare per il 75% di quei 3,5 milioni di studenti delle superiori che da settimane seguono le lezioni da casa. Alcuni presidenti di Regione, con in testa Luca Zaia, vogliono abbassare la percentuale al 50 per cento con tutto quello che ne consegue. Cioè una metà davanti al pc e l’altra in classe.
LUNEDI O MARTEDI SI DECIDE ?
Il Governo e le Regioni si incontreranno per provare a trovare un accordo e a sottoscrivere un documento che ha un obiettivo su tutti: riaprire per non richiudere più. Per evitare, insomma, di ripetere gli errori dell’estate e dell’apertura di settembre. L’indice Rt è ritornato a crescere in alcune Regioni. Appena venerdì il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità e del ministero guidato da Roberto Speranza ha inserito il Veneto tra le tre Regioni a rischio elevato. L’altra grande Regione sotto controllo è la Lombardia, la più popolosa del Paese. Ma ci sono anche altre questioni che preoccupano i governatori: gennaio è il mese del picco dell’influenza stagionale e anche quello in cui dovrebbero partire i vaccini. .




