{"id":88768,"date":"2021-04-24T08:30:06","date_gmt":"2021-04-24T06:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=88768"},"modified":"2021-04-24T02:52:40","modified_gmt":"2021-04-24T00:52:40","slug":"dove-va-la-scuola-4-0-programmi-da-rifare-prof-da-formare-maieutica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2021\/04\/24\/dove-va-la-scuola-4-0-programmi-da-rifare-prof-da-formare-maieutica\/","title":{"rendered":"Dove va la Scuola 4.0: &#8220;Programmi da rifare, prof da formare, maieutica&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Sulle pagine dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/entry\/edoardo-fleischner-e-la-scuola-40-riscoprire-la-maieutica_it_608245d0e4b0d405020f377b\"><em><strong>HuffPost<\/strong><\/em><\/a>, a firma di Adalgisa Marrocco, si legge un&#8217;intervista a <strong>Edoardo Fleischner<\/strong>, docente di comunicazione crossmediale. \u00c8 l\u2019ora del Recovery Plan, anche per la scuola. Ammonta a 221,5 miliardi il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) italiano, di cui 191,5 miliardi finanziati con le risorse in arrivo da Bruxelles e 30 dal fondo complementare.<\/p>\n<h2>Esso prevede sei missioni e sedici categorie di spesa. Il settore Istruzione e ricerca assorbir\u00e0 31,9 miliardi, ovvero il 17% delle risorse.<\/h2>\n<p>I fondi &#8211; si legge nel documento di sintesi messo a punto dal Mef &#8211; saranno impiegati per la \u201cformazione degli insegnanti e per il rafforzamento del sistema educativo, le competenze digitali e STEM (acronimo di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) la ricerca e il trasferimento tecnologico\u201d. Dunque, \u201casili nido, materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia\u201d, ma anche la \u201cscuola 4.0\u201d, ovvero scuole \u201cmoderne, cablate e orientate all\u2019innovazione grazie anche ad aule didattiche di nuova concezione\u201d. Ci sar\u00e0, inoltre, \u201cil risanamento strutturale degli edifici scolastici\u201d.<\/p>\n<p>Insomma: un vero e proprio \u201ctesoretto\u201d per innovare il mondo dell\u2019istruzione. Ma come sar\u00e0 la scuola del futuro e quale sar\u00e0 il ruolo degli insegnanti? Edoardo Fleischner, consulente per aziende e istituzioni, progettista e autore per tv digitale, web, cellulari, docente di Nuovi media e comunicazione all\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano e di Scrittura crossmediale al Politecnico della Cultura di Milano, ha risposto cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>\u201cDopo duecento anni passati a leggere, scrivere e far di conto, il punto cruciale per l\u2019innovazione della scuola non sono i mezzi. Quelli esistono, li conosciamo, possono essere adottati anche grazie alle nuove risorse economiche messe a disposizione dal Pnrr: l\u2019intelligenza artificiale, le esperienze virtuali, la blockchain, i big data, la gamification e via discorrendo. <\/em><\/p>\n<p><em>Ma ci sono programmi da rifare, docenti da formare nuovamente alla complessit\u00e0, che costituisce una materia di studio perch\u00e9 il mondo \u00e8 complesso. Conta poi l\u2019interdisciplinarit\u00e0: insegnare geografia, ad esempio, immergendola nella sociologia o nell\u2019economia. Perch\u00e9 \u2018Scuola 4.0\u2019 deve significare innanzitutto esplorare le conoscenze in tutte le loro dimensioni. Ed \u00e8 importante \u2018l\u2019autodidattica\u2019, che poi \u00e8 la maieutica: l\u2019insegnante, come nella Grecia antica, dovr\u00e0 fare da levatrice di menti, sollecitando sempre pi\u00f9 i ragazzi alla partecipazione attiva\u201d,<\/em> esordisce Fleischner.<\/p>\n<h2>Quindi bisogna partire dagli insegnanti?<\/h2>\n<p><em>\u201cSono il bandolo della matassa. Le faccio un esempio: io insegno comunicazione crossmediale e dieci anni fa ho aperto la mia prima \u2018Wikiclasse\u2019, un progetto didattico basato sul presupposto che ognuno di noi \u00e8 \u2018autodidatta\u2019 e possiede capacit\u00e0 e conoscenze da poter condividere, dando vita a progetti che sfruttano le nuove tecnologie. Ai primi studenti coinvolti in questo progetto dissi: \u201cPer questo corso non ci sono libri. Il libro lo fate voi\u201d. Al posto di un volume di carta stampata con 300-500 pagine, esistono 40 ore di video costruite dagli studenti con gli argomenti decisi insieme. Questi filmati contengono interviste alle fonti: per esempio, se parliamo di radio invitiamo il direttore di Radio 2, oppure l\u2019ad di Mediaset se si parla di televisione. I ragazzi, gi\u00e0 solo per preparare le domande, leggono decine di pagine, siti, rapporti. E poi imparano a scrivere, organizzare, contattare, chiamare, inviare mail.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019apprendimento del futuro, quindi, passa dalla condivisione.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cAnzitutto chiariamo che in un progetto come la \u2018Wikiclasse\u2019 si \u00e8 tutti \u2018autodidatti\u2019. L\u2019aula si chiama sala riunioni, la lezione si chiama riunione di lavoro, l\u2019esame si chiama fine lavori, il voto si chiama bilancio, la scuola si chiama sede, il professore si chiama consulente. Dico sempre ai miei studenti: \u201cInvece di prof chiamatemi cons\u201d. Questo per dire che ognuno porta alla classe la propria piccola fetta di conoscenza e la condivide coi colleghi: per esempio, se c\u2019\u00e8 qualcuno che non sa usare la videocamera imparer\u00e0 a farlo grazie all\u2019aiuto del collega pi\u00f9 bravo. Tutti gli studenti possono insegnare qualcosa e darsi da fare per creare il corso stesso. Nel Rinascimento, avevamo la bottega. Il maestro formava allievi che diventavano pi\u00f9 bravi di lui. Cos\u00ec, per secoli, abbiamo avuto ogni generazione che era migliore dell\u2019altra. Ai docenti dico: \u2018Fate bottega\u2019\u201d.<\/em><\/p>\n<h2>Parla molto di video. Potr\u00e0 essere uno degli strumenti immersivi che caratterizzeranno la cosiddetta Scuola 4.0?<\/h2>\n<p><em>\u201cLo conosciamo dal 1895. I ragazzi, quando iniziano la scuola media inferiore, hanno gi\u00e0 visto 10-15 mila ore di video. All\u2019universit\u00e0, ne hanno viste pi\u00f9 del doppio: \u00e8 come se avessero letto migliaia di libri. Chi avr\u00e0 letto, a 18 anni, 4 mila libri, sapr\u00e0 scrivere alla perfezione. Se avr\u00e0 visto migliaia di video, sapr\u00e0 \u2018scrivere\u2019 benissimo in video. Quando uso questi strumenti non \u00e8 per alzare il livello di coinvolgimento degli studenti con elementi di divertimento, ma perch\u00e9 sono utili, perch\u00e9 hanno elementi interattivi non rintracciabili altrove. Poniamo il caso di avere a disposizione una ricostruzione virtuale del Foro Romano: se la uso per insegnare Storia Romana e aggiungo un gioco di ruolo in cui ogni componente della classe interpreta un personaggio, allora l\u2019esperienza diventa eccezionale. Lo stesso vale per i social media: i ragazzi li usano non solo perch\u00e9 li trovano divertenti, ma anche perch\u00e9 sono utili a fare rete. Nessuno strumento \u00e8 neutro, ovviamente ci sono anche lati negativi, ma se vengono usati correttamente rivelano una grandissima utilit\u00e0.\u201d<\/em><\/p>\n<h2>Gli insegnanti sono pronti?<\/h2>\n<p><em>\u201cDall\u2019inizio del Covid ho avuto modo di confrontarmi con molti di loro e ho notato che si dividono in due categorie. Ci sono quelli convinti che la tecnologia sia la distruzione della scuola: non parlo di didattica a distanza, ma proprio di mezzi. In sintesi: \u201cNon so usarli, e quindi li odio\u201d. Altri insegnanti, invece, hanno imparato a usare alla perfezione questi strumenti, comprendendone l\u2019utilit\u00e0. Bisogna partire dal presupposto che, al di l\u00e0 del percorso scolastico, l\u2019apprendimento di ognuno di noi \u00e8 un percorso che dura tutta la vita, anche fuori dalle aule. Oggi si chiama lifelong learning, ma \u00e8 un concetto che esiste fin dall\u2019Antica Grecia. Aver terminato gli studi non pu\u00f2 essere una scusa per non aggiornarsi. Oggi le tecnologie incombono, ma incombono perch\u00e9 non le sappiamo usare. Non \u00e8 vero che i giovani sono pi\u00f9 tecnologici: sono spesso solo smanettoni. Tutti possono imparare.\u201d<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulle pagine dell&#8217;HuffPost, a firma di Adalgisa Marrocco, si legge un&#8217;intervista a Edoardo Fleischner, docente di comunicazione crossmediale. \u00c8 l\u2019ora del Recovery Plan, anche per la scuola. 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