{"id":88081,"date":"2021-04-12T07:30:42","date_gmt":"2021-04-12T05:30:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=88081"},"modified":"2021-04-12T00:48:27","modified_gmt":"2021-04-11T22:48:27","slug":"scuola-brunetta-valutazione-titoli-di-studio-al-posto-delle-preselettive-a-crocette-per-quelli-gia-banditi-e-una-possibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2021\/04\/12\/scuola-brunetta-valutazione-titoli-di-studio-al-posto-delle-preselettive-a-crocette-per-quelli-gia-banditi-e-una-possibilita\/","title":{"rendered":"Scuola, Brunetta: &#8220;Valutazione titoli di studio al posto delle preselettive a crocette. Per quelli gi\u00e0 banditi \u00e8 una possibilit\u00e0&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il Ministro <strong>Renato Brunetta<\/strong>, sulle pagine dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/entry\/i-giovani-impauriti-e-i-loro-cattivi-maestri_it_6073114ac5b634fd43802d0e\"><em>Huffingtonpost<\/em><\/a> ha fatto il punto sul mondo della scuola e dei concorsi. Ecco quanto si legge:<\/p>\n<p><em>&#8220;Appartengo a quella schiera di ragazzi che hanno espresso preoccupazione per l\u2019articolo 10, comma 1. \u00c8 ormai da un anno che dedico 8-9 ore di studio al giorno in vista della preparazione dei concorsi pubblici, facendo mille sacrifici e rinunce, perch\u00e9 il mio obiettivo \u00e8 servire lo Stato lavorando nel pubblico impiego\u2033.<\/em> \u00c8 una delle tante lettere e segnalazioni sui social network che sto ricevendo in questi giorni dopo il varo della riforma dei concorsi contenuta nell\u2019ultimo \u201cdecreto Covid\u201d.<\/p>\n<p>Lettere che leggo con apprensione. Mi preoccupa innanzitutto la paura che trapela dai nostri ragazzi, l\u2019assenza di speranza, il fatto che tantissimi in questi anni abbiano dovuto dedicare tempo ed energie per rincorrere un sistema inquinato dalle sue stesse inefficienze: ci vedo la fatica di farsi largo in un \u201cconcorsificio\u201d, tra societ\u00e0 specializzate e studi legali sempre pronti ai ricorsi contro le esclusioni. Anche adesso, a norme appena entrate in vigore.<\/p>\n<p>Io voglio riportare i giovani al centro: non come vittime delle distorsioni, dei concorsi ottocenteschi con carta e penna, delle selezioni con centinaia di migliaia di partecipanti che possono durare fino a quattro anni, dei quiz come per la patente auto. Ma come protagonisti di una Pubblica amministrazione che ha disperato bisogno di essere rinnovata e qualificata per diventare catalizzatore della ripresa.<\/p>\n<p>Per questa ragione, devo spiegazioni a chi \u00e8 spaventato e anche ai tanti \u2013 professori universitari, esperti, studiosi, ex presidenti di enti pubblici \u2013 che paiono difendere l\u2019attuale apparato concorsuale come l\u2019unico infallibile sistema per reclutare giovani talenti nella PA. A chi sembra sostenere che titoli universitari, dottorati e master non devono contare nulla per la PA di cui tanto lamentiamo lentezza e inefficienza, perch\u00e9 anzi sarebbero \u201cdiscriminatori\u201d, quasi un colpo di fucile alla meritocrazia. Ha ragione chi, come @mausassi, su Twitter ironizza: \u2033La cosa, avvilente e divertente a un tempo, \u00e8 che si sta parlando di cambiare una modalit\u00e0 di reclutamento (che di difetti ne ha mostrati a iosa, altro che \u201cla migliore\u201d), ma qualcuno s\u2019\u00e8 scatenato manco avesse visto Lutero affiggere le sue 95 tesi alla porta di Wittenberg\u2033.<\/p>\n<p>Innanzitutto, \u00e8 doveroso un chiarimento. L\u2019articolo 10 interviene su pi\u00f9 tipologie di concorso, stabilendo per tutti la completa digitalizzazione della prova scritta ed eventualmente anche la prova orale in videoconferenza (la vera rivoluzione, purtroppo poco o per nulla commentata) e introducendo modalit\u00e0 semplificate, in piena sicurezza grazie al nuovo protocollo validato dal Comitato tecnico-scientifico, per permettere lo sblocco delle selezioni che si erano arenate anche a causa della pandemia:<\/p>\n<p>per i concorsi gi\u00e0 banditi per i quali non sia stata svolta alcuna prova, le amministrazioni possono, non devono, prevedere una fase di valutazione dei titoli di studio legalmente riconosciuti ai fini dell\u2019ammissione alle prove successive e possono prevedere una sola prova scritta e una eventuale prova orale;<\/p>\n<p>per i concorsi che saranno banditi durante lo stato di emergenza, \u00e8 obbligatoria la fase di valutazione dei titoli di studio legalmente riconosciuti ai fini dell\u2019ammissione alle fasi successive, cos\u00ec come la prova scritta. La prova orale, invece, resta eventuale.<\/p>\n<p>Gli unici concorsi per cui si d\u00e0 la possibilit\u00e0 di evitare la prova orale sono dunque quelli legati alla situazione straordinaria e drammatica che stiamo vivendo da pi\u00f9 di un anno. Come quelli che siamo orgogliosi di aver sbloccato subito: il Ripam Campania e il \u201cconcorso Sud\u201d, che serve a reclutare 2.800 tecnici per irrobustire la capacit\u00e0 amministrativa nel Mezzogiorno in materie tra l\u2019altro ad altissima specializzazione, come la gestione dei progetti comunitari. L\u2019unico \u2013 proprio per le sue specifiche finalit\u00e0 \u2013 che prevede in fase iniziale anche la valutazione delle esperienze professionali insieme ai titoli di studio legalmente riconosciuti. In tutti questi casi il beneficio di consentire urgentemente lo sblocco di quasi 120mila posti rimasti impigliati nella mortifera ragnatela del virus, che significano speranze di lavoro e sacrifici paralizzati, ci \u00e8 apparso superiore al costo.<\/p>\n<p>Rassicuriamo dunque gli autorevoli intellettuali che hanno sentito la necessit\u00e0 di sottolineare come soltanto l\u2019orale possa valutare esperienza, competenza e motivazioni, sostenendo che la norma lo escluda invece a favore del solo scritto. Non ci ha mai neanche sfiorato il pensiero di eliminarlo: la riforma a regime prevede infatti una prova scritta digitalizzata, attraverso una piattaforma apposita che stiamo predisponendo come strumento di pianificazione e semplificazione del reclutamento pubblico; e naturalmente una prova orale, anche in videoconferenza. La novit\u00e0 \u00e8 rendere obbligatoria la fase iniziale della valutazione dei titoli di studio legalmente riconosciuti per l\u2019ammissione alle prove successive, al posto dei test preselettivi a crocette. Una decisione coerente con le pratiche internazionali, ad esempio quella europea di Epso.<\/p>\n<p>Non saranno invece valutati all\u2019inizio titoli di servizio o esperienza professionale, come erroneamente leggiamo nei volantini diffusi in rete con l\u2019hashtag #ugualiallapartenza. In quei volantini si sostiene che l\u2019articolo 10 del decreto legge 44\/2021 \u201cprevede una preselezione per titoli di studio e di servizio, che render\u00e0 impossibile l\u2019accesso alle prove scritte a tutti coloro che non vantano anni di servizio presso la Pa e\/o costose certificazioni (master, scuole di specializzazione\u2026)\u201d. Preselezione per titoli di servizio? Non \u00e8 assolutamente vero. Servizio ed esperienza, insieme ai titoli di studio, potranno soltanto concorrere alla formazione del punteggio finale. Una facolt\u00e0, quest\u2019ultima, nelle disponibilit\u00e0 delle singole amministrazioni da rendere eventualmente esplicita nei bandi di reclutamento, coerentemente con il livello di specializzazione del profilo da reclutare. E chi parla di \u2033discrezionalit\u00e0 della PA nello scegliere i titoli\u2033 non sa quel che dice: gi\u00e0 c\u2019\u00e8 a legislazione vigente il concorso per titoli ed esami, e saranno come sempre i bandi a stabilire i punteggi! Prova ne \u00e8 ad esempio il concorso INPS del 2017, dove faceva premio la laurea magistrale e la conoscenza della lingua inglese.<\/p>\n<p>Anche l\u2019affermazione secondo cui i titoli di studio sarebbero appannaggio di chi pu\u00f2 permettersi costose certificazioni appare depotenziata in un Paese caratterizzato da un sistema di istruzione pubblico, con un\u2019offerta formativa ampia e variegata cresciuta a dismisura nell\u2019ultimo decennio anche a causa del ritardato ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Un\u2019offerta su cui lo Stato investe milioni di euro ogni anno. Come ricorda l\u2019indagine AlmaLaurea 2020, l\u201983,4% dei quasi 4mila dottori di ricerca del 2019 ha fruito di finanziamenti per la frequenza del dottorato, in linea con il Dm 45\/2013 che ha stabilito che per ciascun corso di dottorato attivato debbano essere erogati finanziamenti pari ad almeno il 75% dei posti disponibili. L\u2019ultimo rapporto dell\u2019Anvur segnala un aumento, dal 2010 al 2016, della percentuale dei posti di dottorato finanziati, passati dal 61,5% all\u201982,2%.<\/p>\n<p>La norma, peraltro, non prevede alcuna automatica esclusione dai concorsi dei semplici diplomati o dei semplici laureati triennali, a seconda dei requisiti richiesti per la partecipazione. La fase di valutazione prevista implica invece che le singole amministrazioni potranno individuare un numero massimo, pi\u00f9 o meno ampio, di candidati, da ammettere alle prove successive, anche senza fissare un punteggio minimo che deve essere posseduto dai candidati. In base alla composizione della platea di partecipanti, potrebbero dunque accedere alle fasi successive anche tutti coloro che sono semplicemente in possesso dei requisiti di partecipazione. Ai tanti giovani chiariamo che l\u2019obbligatoriet\u00e0 della selezione iniziale per titoli legalmente riconosciuti consente, in sintesi, clausole di flessibilit\u00e0 che le amministrazioni potranno differentemente modulare in sede di redazione dei bandi, coerentemente con il livello di specializzazione, il ruolo e le mansioni del profilo da reclutare.<\/p>\n<p>Siamo convinti che questa sia una spinta per far tornare i nostri giovani a credere nel valore dello studio e della formazione, in linea con le richieste della Commissione europea, che ci sollecita una riforma delle procedure di reclutamento che privilegi le competenze, non le semplici conoscenze. Del resto, meglio conseguire un titolo o acquisire un\u2019esperienza sapendo che potranno essere valorizzati anche nella Pubblica amministrazione, mettendosi al servizio di 60 milioni di italiani, o meglio chiudersi in casa per dedicare mesi, talvolta anni, a memorizzare i quiz per le preselettive, in attesa spasmodica di concorsi che arrivano con il contagocce? Questa \u00e8 l\u2019inversione di marcia che abbiamo in mente.<\/p>\n<p>Un\u2019inversione di marcia che vede la PA, il pi\u00f9 grande datore di lavoro del Paese, esercitare un ruolo chiave nella domanda di profili qualificati in un paese con il pi\u00f9 basso numero di laureati in Europa. Vogliamo spingere i giovani a studiare per qualificarsi, non per mandare a memoria batterie di quiz, secondo un malinteso senso di uguaglianza nell\u2019accesso. Un\u2019inversione di marcia che sar\u00e0 accompagnata da una ripresa delle selezioni pubbliche dopo anni di blocco del turnover.<\/p>\n<p>A regime, attraverso il complesso di investimenti e riforme che stiamo predisponendo nell\u2019ambito del piano Recovery, intendiamo garantire il necessario ricambio generazionale alla PA italiana (che vedr\u00e0 l\u2019uscita di oltre 300.000 persone nei prossimi anni), evitando le procedure monstre per numero di partecipanti e durata, che tutto premiano fuorch\u00e9 il merito. Puntiamo a bandire concorsi mirati per tipologia di profilo, da quelli meno qualificati a quelli pi\u00f9 qualificati, veloci ed efficaci perch\u00e9 effettuati attraverso la piattaforma digitale che stiamo predisponendo; e concorsi finalizzati, attraverso una selezione iniziale, a dotare la PA di personale all\u2019altezza della domanda di buoni servizi pubblici cui tutti i cittadini devono poter accedere, qualsiasi sia la loro condizione economica e sociale. \u00c8 questa la vera uguaglianza cui mira la nostra Costituzione.<\/p>\n<p>Nella riforma strutturale dei percorsi di accesso alla PA intendiamo inoltre creare corsie preferenziali per i giovani talenti, sul modello del Fast Track inglese, diversificando i canali di accesso e le modalit\u00e0 di impiego, senza timore di usare anche lo strumento del tempo determinato per i ruoli di ingresso, come \u00e8 prassi internazionale. A quel punto si proceder\u00e0 ad una ulteriore selezione interna, sulla base di una riforma delle carriere cui anche stiamo lavorando, affinch\u00e9 i pi\u00f9 bravi, idonei e desiderosi di continuare a lavorare all\u2019interno della Pubblica Amministrazione possano progredire. Questo in linea con il recupero di efficienza e produttivit\u00e0 cui tutto il paese \u00e8 chiamato per i prossimi anni.<\/p>\n<p>Un\u2019inversione di marcia che dovr\u00e0 vedere la PA impegnata come primo attore anche nella definizione di un nuovo modello di politiche attive nel quale chi non ha le qualifiche adatte viene supportato nell\u2019acquisirle con sistemi di formazione pubblica e privata e di aiuti nell\u2019accedervi che consentano di creare le specializzazioni richieste dai lavori del futuro sulla base delle capacit\u00e0 e delle aspirazioni individuali.<\/p>\n<p>Non crediamo dunque in una PA che dia lavoro a tutti. Crediamo piuttosto in una PA che aiuta tutti a costruire il proprio percorso e la propria strada, nel pubblico e nel privato, e che nel farlo privilegia chi pi\u00f9 si \u00e8 impegnato nello studio e nel lavoro.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima annotazione. Fin qui ho affrontato, con precisione millimetrica, e dunque sfidando la noia, le novit\u00e0 radicali approntate per garantire l\u2019ingresso nella pubblica amministrazione di giovani che intendono la vita come un percorso di crescita, e non di sistemazione impaurita per evitare i marosi dell\u2019esistenza. Ora offro alla discussione una riflessione di carattere pi\u00f9 generale. Me la posso e voglio permettere proprio perch\u00e9 nasce non dal pensiero astratto, ma dalla mia stessa esperienza di vita. Sono nato in una condizione orgogliosamente umile, so bene la rabbia che l\u2019ingiustizia suscita. Ma non se ne esce conformandosi allo status quo. Non \u00e8 roba da giovani piegarsi alla mediocrit\u00e0 delle sistemazioni furbesche, mettendosi impauriti in fila, in attesa che qualcuno offra l\u2019espediente per cavarsela.<br \/>\nHo visto in azione anche in questi giorni i \u201ccattivi maestri\u201d. Costoro, paternalisticamente, pretendono di porsi come faro per il futuro dei giovani ammaestrandoli a consegnarsi a un\u2019idea d\u2019uguaglianza dove la speranza coincide con l\u2019aspirazione alla pura sopravvivenza. Dove il valore dominante \u00e8 l\u2019uno vale uno della passivit\u00e0 e della paura di rischiare i propri talenti. La crescita della comunit\u00e0 nazionale nei momenti cruciali della sua storia ha obbedito a ben altri ideali ed esempi. Questa energia di rinascita l\u2019ho vista da ragazzo intorno a me, nella mia Venezia, e ciascuno pu\u00f2 trovare nella propria vicenda umana testimonianze coraggiose e vitali. Non si tratta di ripiegarsi nell\u2019autocompatimento, i maestri veri sono quelli che spingono a prendere vento per andare al largo, faticando e studiando, fendendo le onde delle difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>La discussione sui concorsi ha mostrato, a mio giudizio, il prevalere di queste pericolose posture da \u201ccattivi maestri\u201d. E uso questa espressione in senso filosofico e culturale e non certo in senso politico.<\/p>\n<p>Lo faccio per segnalare i rischi del primato del pre-giudizio, dell\u2019assenza di contestualizzazione storico-sociale, dello sguardo strabico sul mercato del lavoro e sull\u2019interazione pubblico-privato.<br \/>\nLo faccio per mettere in guardia gli opinion makers dai pericoli generati dall\u2019indisponibilit\u00e0 a considerare ci\u00f2 che l\u2019Europa ci chiede di fare di fronte all\u2019emergenza pandemica, dalla ritrosia ad annotare che, nel passaggio dal profilo formale a quello sostanziale del principio costituzionale di uguaglianza, occorre considerare \u2013 analisi che ricorre \u2013 costi e benefici, nell\u2019interesse dell\u2019intera collettivit\u00e0. Che non \u00e8 una massa anonima, ma \u00e8 composta da milioni di giovani, ciascuno dei quali unico, con un destino personale irripetibile, cui non offrire pi\u00f9 il pane raffermo della paura da esorcizzare con la promessa di una sistemazione.<\/p>\n<p>\u00c8 un costo per la societ\u00e0 un reclutamento lungo e tardivo, che non consideri le professionalit\u00e0 di cui la Pubblica amministrazione ha pi\u00f9 bisogno. \u00c8 un beneficio invece la velocizzazione delle procedure di selezione nella logica della massima trasparenza e della valutazione oggettiva dei profili pi\u00f9 utili e preparati. Chi liquida questa necessit\u00e0 richiamando l\u2019abuso (i cosiddetti \u201cbandi ad personam\u201d) sbaglia, o ha una conoscenza solo parziale del percorso completo di riforma che abbiamo in mente, per cui il reclutamento a tempo indeterminato e gli avanzamenti di carriera saranno necessariamente legati alle capacit\u00e0 individuali di contribuire ad una PA che offra servizi all\u2019altezza di un Paese avanzato.<\/p>\n<p>I giovani italiani meritano maestri capaci di svincolarsi dai lacci del passato e intenti a maturare uno sguardo lungo e prospettico, una visione coraggiosa e lungimirante. Facciamo fare questo salto all\u2019Italia. Senza paura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Ministro Renato Brunetta, sulle pagine dell&#8217;Huffingtonpost ha fatto il punto sul mondo della scuola e dei concorsi. 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