{"id":86876,"date":"2021-03-22T17:00:54","date_gmt":"2021-03-22T16:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=86876"},"modified":"2021-03-22T14:49:08","modified_gmt":"2021-03-22T13:49:08","slug":"scuola-de-vita-censis-modello-vulnerabile-e-in-disperata-confusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2021\/03\/22\/scuola-de-vita-censis-modello-vulnerabile-e-in-disperata-confusione\/","title":{"rendered":"Scuola, De Vita (Censis):  &#8220;Modello vulnerabile e in disperata confusione&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>La premessa \u00e8 che la pandemia ha squarciato il velo sulla\u00a0vulnerabilit\u00e0 della scuola italiana<b>.<\/b>\u00a0La conclusione, che un dibattito \u201cserio\u201d su come uscire dalla \u201c<b>disperata confusione<\/b>\u201d che la governa non \u00e8 pi\u00f9 prorogabile. In mezzo ci sono voci autorevoli e \u201cfuori dal sistema\u201d per ricostruire una scuola forte. Orientata all\u2019esterno e fondata su un sistema reputazionale. Sono le posizioni emerse durante una giornata di riflessione organizzata dal Censis su problemi e prospettive della formazione scolastica e professionale. Evidenziata da <a href=\"https:\/\/www.fortuneita.com\/2021\/03\/21\/de-rita-censis-scuola-in-disperata-confusione\/\">Fortune Italia<\/a> Una riflessione che parte dall\u2019analisi dei processi culturali e politici che hanno determinato gli assetti attuali della scuola, contenuta nel saggio autobiografico del presidente del Censis<b>, Giuseppe De Rita<\/b>, dal titolo \u201cUna disperata confusione: la scuola italiana al 2021\u201d.<\/p>\n<p>Il suo \u201cprimo amore\u201d, come sociologo e ricercatore \u2013 ha raccontato De Rita aprendo la diretta streaming \u2013 fu proprio il mondo della formazione scolastica e professionale. Quest\u2019ambito l\u2019occup\u00f2 per quasi un ventennio (fino alla fine degli anni \u201960) vedendolo partecipare in prima fila a quell\u2019\u201cinfuocata dialettica politica sul futuro della scuola italiana\u201d che tenne banco in quegli anni. \u201cDa quello scontro durissimo, ricorda, uscii personalmente sconfitto. Perch\u00e9 fautore di un modello di scuola legato al processo di sviluppo economico. E attento alle esigenze del sistema economico-sociale\u201d.<\/p>\n<h2><strong>SCUOLA, UN SISTEMA AUTOPROTETTIVO<\/strong><\/h2>\n<p>Vinse, infatti, la cordata opposta, appoggiata dal mondo cattolico e dalla cultura di sinistra, \u201cfavorevole a una scolarizzazione a oltranza, a prescindere dalle reali possibilit\u00e0 di lavoro, finalizzata a formare l\u2019uomo per l\u2019uomo e non l\u2019uomo per il sistema economico\u201d. Una scolarizzazione lunga, onerosa per il paese e, allo stesso tempo, lontana dai tempi e dallo sviluppo del paese stesso che produsse negli anni \u2013 sostiene De Rita \u2013 \u201cun sistema scolastico autopropulsivo, teso ad autoriprodursi, ad autoalimentarsi e a proteggersi. Che ha perso del tutto la capacit\u00e0 di relazionarsi col mondo esterno\u201d.<\/p>\n<p>Una scuola destinata all\u2019autocondanna ed \u00e8 questa, in sintesi, la dimensione della catastrofe fotografata dal Censis e suffragata dalle analisi implacabili consegnate dagli altri esperti del panel: l\u2019economista <strong>Giulio Sapell<\/strong>i, il direttore della Fondazione Agnelli, <strong>Andrea Gavosto<\/strong>, e il direttore generale del Censis, <strong>Massimiliano Valeri<\/strong>.<\/p>\n<h2><strong>LA PANDEMIA HA ACCESO I RIFLETTORI\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p>La pandemia, infatti, ha \u201csolo\u201d riacceso i riflettori su problemi che gi\u00e0 affliggevano la scuola italiana da ann. Evidenziando una volta di pi\u00f9 \u2013 a detta degli intervenuti \u2013 che nella faticosa fase che il paese sta vivendo, \u00e8 questo l\u2019ambito in cui \u201csi registra il massimo d\u2019incertezza. Tanto a livello d\u2019idee che di programmi\u201d. L&#8217;opinione pubblica si confronta confusamente solo con problemi interni al sistema scolastico come l\u2019annosa questione dei precari. Delle dotazioni tecnologiche in classe, della Dad e dei banchi monoposto a rotelle, il Paese \u2013 avvertono gli studiosi \u2013 sta perdendo di vista le domande centrali cui invece urge rispondere: a cosa serve la scuola oggi? Dove si trova rispetto le trasformazioni socioeconomiche in corso?<\/p>\n<h2><strong>TASSI DI ABBANDONO RECORD<\/strong><\/h2>\n<p>Sullo sfondo della necessit\u00e0 di \u201criportare il dibattito fuori dal sistema scolastico\u201d, Valeri ha evidenziato i contorni preoccupanti di una \u201cscuola dell\u2019esclusione\u201d, con tassi d\u2019abbandono record rispetto gli altri paesi Ue, in cui almeno l\u20198% degli studenti non \u00e8 in condizione di seguire la didattica a distanza, percentuale che aumenta di tre volte nel caso di studenti diversamente abili.<\/p>\n<p>La fotografia s\u2019incupisce analizzando la popolazione studentesca italiana divisa \u2013 evidenzia Valeri \u2013 in modo netto tra studenti che non percepiscono pi\u00f9 la scuola, priva di prestigio, come traguardo e ascensore sociale, dimostrando una disaffezione che spiega sia gli elevati tassi d\u2019abbandono che il fenomeno Neet (n.d.r. giovani disoccupati e non coinvolti in attivit\u00e0 formative).<\/p>\n<p>E studenti che, al contrario, rischiano d\u2019ingrossare le fila di un nuovo \u201cproletariato cognitivo&#8221;. Perch\u00e9 dopo aver collezionato vari titoli di studio (universitario e post-universitario) corsi di specializzazione e di lingua, si devono misurare con un ambiente che non \u00e8 pronto a soddisfare le loro altissime ambizioni.<\/p>\n<p>La pandemia ha ulteriormente accentuato questa contrapposizione. Perci\u00f2 oggi \u2013 a detta di Sapelli \u2013 bisognerebbe tornare a \u201cun sistema scolastico omeostatico e integrato. Non solo nella riproduzione della vita economica. Ma anche nella riproduzione della vita sociale e culturale\u201d. In altre parole, un sistema scolastico aperto al mondo, e \u201cnon populisticamente orientato all\u2019uguaglianza\u201d.<\/p>\n<p>Un sistema alimentato dallo scambio d\u2019informazioni tra esterno e interno, che \u201criconosce e cura la vocazione e l\u2019orientamento dello studente\u201d.\u00a0 Di simile avviso Gavosto che come Fondazione Agnelli ha puntato il dito sulla necessit\u00e0 di uscire velocemente da un modello di scuola metafora di \u201criserva indiana\u201d. Cio\u00e8 vittima di un meccanismo autopropulsivo che \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 sostenibile nel lungo periodo\u201d.<\/p>\n<h2><strong>I GRANDI TEMI DA AFFRONTARE<\/strong><\/h2>\n<p>Tra i grandi temi da affrontare nel dibattito sul futuro della scuola. Secondo la Fondazione Agnelli, c\u2019\u00e8 quello dei metodi di reclutamento del corpo insegnante e delle graduatorie. Quello dell\u2019autonomia (che in Italia non \u00e8 mai stata realizzata fino in fondo). Ma anche il tema della scuola professionale su modello tedesco. Che risponde direttamente alle domande del mondo del lavoro. E che apre allo studente la strada della \u201claurea professionalizzante\u201d, basata su laboratori e tirocini invece che su un approccio puramente teorico e accademico. Corsi di Laurea che in Italia non sono mai esistiti.<\/p>\n<p>Quando l\u2019Italia uscir\u00e0 dall\u2019incubo Covid potrebbe trovarsi, insomma, in una situazione molto simile a quella che caratterizz\u00f2 il nostro dopoguerra. E la scuola, esattamente come allora, potrebbe trovarsi costretta \u201ca guardare ai suoi studenti come cittadini e come lavoratori. Dimostrandosi ben pi\u00f9 permeabile di quello che \u00e8 stata finora all\u2019idea di una cultura che porta verso il mondo del lavoro\u201d, ha affermato Gavosto.<\/p>\n<p>Non a caso, secondo De Rita, ci sono migliaia di famiglie che investono per fare studiare i propri figli .In centri d\u2019eccellenza prestigiosi e collegati al mercato del lavoro. Migliaia di ragazzi che non vogliono pi\u00f9 assorbire formazione che non serve al loro futuro. E migliaia di adolescenti che abbandonano una scuola ritenuta inutile\u201d. \u201cSottotraccia e quasi silenziosamente \u2013 conclude \u2013 il rapporto tra domanda e offerta di formazione e competenze \u00e8 tornato ad avere spazio\u201d.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 un compito \u201cdifficilissimo\u201d, conclude il panel, ma tutto porta a pensare oggi che i tempi siano finalmente maturi anche per ricostruire la nostra scuola. E per investire veramente \u2013 non solo \u201cspendere\u201d \u2013 in istruzione e formazione del capitale umano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La premessa \u00e8 che la pandemia ha squarciato il velo sulla\u00a0vulnerabilit\u00e0 della scuola italiana.\u00a0La conclusione, che un dibattito \u201cserio\u201d su come uscire dalla \u201cdisperata confusione\u201d che la governa non \u00e8 pi\u00f9 prorogabile. In mezzo ci sono voci autorevoli e \u201cfuori dal sistema\u201d per ricostruire una scuola forte. 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