{"id":86067,"date":"2021-03-11T10:00:39","date_gmt":"2021-03-11T09:00:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=86067"},"modified":"2021-03-11T11:10:17","modified_gmt":"2021-03-11T10:10:17","slug":"palmieri-quale-idea-di-scuola-e-sviluppo-ce-nello-specchio-della-scuola-di-patrizio-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2021\/03\/11\/palmieri-quale-idea-di-scuola-e-sviluppo-ce-nello-specchio-della-scuola-di-patrizio-bianchi\/","title":{"rendered":"Palmieri: &#8220;Quale idea di scuola e sviluppo c\u2019\u00e8 \u201cNello specchio della scuola\u201d di Patrizio Bianchi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Quale idea di scuola e sviluppo c\u2019\u00e8 \u201cNello specchio della scuola\u201d di <strong>Patrizio Bianchi<\/strong>&#8220;. Di <strong>Annamaria Palmieri<\/strong>.<\/p>\n<p>Nello specchio della scuola&#8230;c&#8217;\u00e8 il Paese. Ci trovi tutti i sommovimenti politici, economici e culturali, oggi anche<\/p>\n<p>sanitari, che caratterizzano una nazione, nel bene e nel male. Ma la scuola pubblica non \u00e8 n\u00e9 deve essere solo lo<\/p>\n<p>\u201cspecchio\u201d di una societ\u00e0 e della sua crisi, ma il potente strumento per trasformarla, la societ\u00e0, per renderla<\/p>\n<p>migliore e pi\u00f9 giusta. &#8220;Attraverso lo specchio della scuola abbiamo l&#8217;occasione di riflettere su quale paese<\/p>\n<p>vogliamo per noi e per i nostri figli&#8221;. Da questo assunto enunciato con immediatezza muove il saggio di Patrizio<\/p>\n<p>Bianchi, pubblicato nello scorso autunno, a valle della sua significativa esperienza di responsabile del Comitato<\/p>\n<p>per il rilancio della scuola dopo il COVID-19 del Ministro Azzolina, che ha consegnato il suo Rapporto finale nel<\/p>\n<p>luglio 2020. La scuola \u00e8 il &#8220;battito&#8221; del Paese, afferma Bianchi nel volume . E lo ha ribadito al suo insediamento<\/p>\n<p>come Ministro all&#8217;Istruzione del governo Draghi: essa \u00e8 il cardine da cui ripartire in direzioni di due grandi finalit\u00e0,<\/p>\n<p>lo sviluppo produttivo e la solidariet\u00e0 sociale. Obiettivi che oggi, in qualit\u00e0 di Ministro, Patrizio Bianchi si trova a<\/p>\n<p>dover perseguire nel bel mezzo dell\u2019emergenza e per uscire dallo stato di profonda crisi di sistema in cui la scuola<\/p>\n<p>\u00e8 immersa.<\/p>\n<h6>QUALI SONO FIBRILLAZIONE O LE ARITMIE?<\/h6>\n<p>Ma quali sono state le fibrillazioni o le aritmie, per proseguire nella metafora cardiaca, che hanno condizionato la<\/p>\n<p>realizzazione del mandato politico e culturale assegnato alla scuola in Italia? Prendendo le mosse dal momento<\/p>\n<p>emergenziale, il libro di Bianchi ne mette in evidenza subito alcune: in primis la delusione delle attese riposte<\/p>\n<p>nell&#8217;autonomia scolastica, la quale ha rivelato progressivamente sia i limiti di realizzazione concreta, sia i grandi<\/p>\n<p>rischi a cui un sistema decentrato e indebolito era esposto, specie sotto la pulsione crescente al neoliberismo e al<\/p>\n<p>disinvestimento sul pubblico che ha travolto l&#8217;Italia, senza soluzione di continuit\u00e0 tra i diversi governi.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019autonomia scolastica non era lo scaricabarile delle responsabilit\u00e0 dal ministero all\u2019ultimo preside, n\u00e9 il \u00abliberi<\/p>\n<p>tutti\u00bb, come qualcuno tutt\u2019oggi banalizza. Si trattava invece di un disegno di unit\u00e0 del paese, che vedeva<\/p>\n<p>l\u2019assunzione di obiettivi formativi comuni da raggiungere in ogni parte d\u2019Italia, ma riconosceva la possibilit\u00e0 di<\/p>\n<p>costruire percorsi che tenessero conto delle effettive diversit\u00e0 di partenza, dotando i territori delle necessarie<\/p>\n<p>risorse per poter raggiungere i fini comuni. (&#8230;) L\u2019autonomia scolastica tuttavia si \u00e8 insabbiata negli anni<\/p>\n<p>successivi, in anni di individualismo prima e di populismo poi (&#8230;)\u201d<\/p>\n<h6>ATTENZIONE SU PATOLOGIE SISTEMICHE<\/h6>\n<p>Nel secondo capitolo del volume, poi, appuntando l&#8217;attenzione sulle patologie sistemiche, si va dritti ad una<\/p>\n<p>prima cruda diagnosi. E&#8217; il divario territoriale, la disuguaglianza di opportunit\u00e0 e di ricchezza che divide le aree del<\/p>\n<p>Paese a generare un circolo vizioso da cui la scuola, da sola, anche \u201cautonoma\u201d, non \u00e8 in grado di tirarci fuori:<\/p>\n<p>quel circolo che traduce la povert\u00e0 materiale in povert\u00e0 educativa, da cui a sua volta si generano nuove povert\u00e0 e<\/p>\n<p>processi di esclusione per le giovani generazioni. Bianchi punta il dito sul fenomeno dei NEET, sulla dispersione<\/p>\n<p>esplicita (propriamente l&#8217;abbandono scolastico) e quella implicita che si produce all&#8217;interno del percorso<\/p>\n<p>scolastico quando gli studenti non acquisiscono, come dimostrano le ricerche ISTAT e INVALSI (aggiungerei<\/p>\n<p>OCSE) gli alfabeti e le competenze necessarie per muoversi in modo autonomo nel mondo e nella complessit\u00e0<\/p>\n<p>che li attende.<\/p>\n<h6>RAGIONAMENTO SULLE COMPETENZE<\/h6>\n<p>All&#8217;interno del ragionamento sulle competenze, si collocano nel corso del volume riflessioni sul mancato<\/p>\n<p>rinnovamento dei curricula, sui gap di competenza tecnologica, sulla mancata rivisitazione dei modelli di<\/p>\n<p>insegnamento\/apprendimento. In verit\u00e0, verrebbe da aggiungere, specie rivolgendosi al Ministro, che a quanti<\/p>\n<p>negli ultimi venti anni si sono spesi per il rinnovamento della qualit\u00e0 dell&#8217;offerta didattica e formativa, per la piena<\/p>\n<p>realizzazione di una &#8220;autonomia di ricerca sperimentazione e sviluppo&#8221;, per la rivisitazione non competitiva e<\/p>\n<p>mercantilistica ma inclusiva dei modi di essere e fare scuola in relazione ai bisogni degli alunni, per la restituzione<\/p>\n<p>di maggiore dignit\u00e0 al corpo professionale dei docenti, sono arrivate risposte spesso insoddisfacenti: la logica<\/p>\n<p>dominante dei tagli, la cessione ai modelli del mercato hanno di fatto favorito che l&#8217;Italia divenisse fanalino di<\/p>\n<p>coda in Europa in investimenti sull&#8217;istruzione. \u201cE quindi non \u00e8 un caso \u2013 scrive Bianchi- che il nostro paese, con i<\/p>\n<p>pi\u00f9 bassi tassi di istruzione d\u2019Europa, sia anche il paese che negli ultimi vent\u2019anni \u2013 gli anni che abbiamo<\/p>\n<p>chiamato dell\u2019economia della conoscenza \u2013 \u00e8 quello cresciuto meno di tutti. Il COVID-19 ha esasperato queste<\/p>\n<p>fragilit\u00e0 di sistema, aumentandone ancor pi\u00f9 le disuguaglianze, ma nel contempo minando il potenziale di<\/p>\n<p>crescita dell\u2019intero paese.\u201d<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 sviluppo senza uguaglianza, non c&#8217;\u00e8 sviluppo se &#8211; come avremmo detto un tempo- il figlio del contadino<\/p>\n<p>non pu\u00f2 diventare dottore \u2026 o cittadino sovrano (per citare Don Milani).<\/p>\n<p>Tutte le riforme scolastiche dal dopoguerra in poi \u2013 tranne qualcuna, pesante, degli ultimi vent\u2019anni\u2013 si sono<\/p>\n<p>mosse intorno a questa idea: il diritto allo studio come diritto del protagonista, il soggetto in crescita. Gli articoli<\/p>\n<p>33 e 34 della Costituzione (pochi lo notano) istituendo scuole pubbliche di ogni ordine e grado e stabilendo<\/p>\n<p>l\u2019obbligatoriet\u00e0 del percorso scolastico limitano la \u201clibert\u00e0 di scelta\u201d del genitore \u2013 di recente tornata in auge \u2013 e<\/p>\n<p>non perch\u00e9 lo Stato \u00e8 illiberale, bens\u00ec proprio perch\u00e9 \u00e8 uno Stato sociale fondato su vincoli di solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>La scuola pubblica voluta dalla Carta costituzionale nasce dunque per combattere la disuguaglianza? S\u00ec. Ci riesce?<\/p>\n<p>No. E allora che si fa?<\/p>\n<p>Uno dei meriti del volume di Bianchi \u00e8 provare a rispondere al quesito non dimenticando uno sguardo<\/p>\n<p>multiprospettico e diacronico: attraverso l&#8217;excursus storico sulle diverse funzioni assunte dal sistema scolastico in<\/p>\n<p>Italia (e in Europa) vengono fuori le priorit\u00e0 che la societ\u00e0, evolvendo, ha assegnato via via ai percorsi scolastici:<\/p>\n<p>formazione dell&#8217;identit\u00e0 nazionale attraverso una lingua e un&#8217;etica comune, sin dalle origini; formazione delle<\/p>\n<p>classi dirigenti, attraverso il modello selettivo della riforma Gentile (e del gentilianesimo, che non \u00e8 ancora<\/p>\n<p>morto); formazione dei lavoratori e infine, last but non least, formazione della persona, intesa nella carta<\/p>\n<p>costituzionale come impegno dello Stato a rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo e<\/p>\n<p>l&#8217;effettiva partecipazione alla vita politica economica e sociale dei cittadini\/lavoratori.<\/p>\n<p>Da un sistema volto a selezionare individui alla preminenza di una funzione collettiva e solidale; il professor<\/p>\n<p>Bianchi a questo punto \u201caggancia\u201d il mandato costituzionale, non pienamente compiuto, al tema dello sviluppo<\/p>\n<p>economico e produttivo: \u201cil riconoscimento dei diritti e la loro effettiva affermazione richiedono un esercizio della<\/p>\n<p>solidariet\u00e0 come atto consapevole di adesione alla vita della nostra comunit\u00e0. Un\u2019educazione alla solidariet\u00e0<\/p>\n<p>diviene quindi parte fondamentale di una nuova scuola che vuole andare non solo oltre il COVID-19, ma anche<\/p>\n<p>ben oltre i vincoli esplicitati in precedenza, che limitando la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza determinano anche la bassa<\/p>\n<p>crescita di questo nostro paese.\u201d<\/p>\n<p>E&#8217; la disuguaglianza che va combattuta a scuola per far crescere il Paese. Non sfugge a chi scrive e ai lettori<\/p>\n<p>avvisati che troppe volte, nel corso degli ultimi decenni, si \u00e8 insistito in modo ambiguo sulle necessit\u00e0 di una<\/p>\n<p>scuola che agganci le proprie finalit\u00e0 allo sviluppo economico, finendo talora per giustificare l&#8217;inversione dei<\/p>\n<p>rapporti tra formazione scolastica e lavoro, e provando a aggiogare la prima alle istanze della seconda. La<\/p>\n<p>solidariet\u00e0 finirebbe per\u00f2 per viaggiare su un canale separato, se ci si innamora troppo di una scuola appiattita<\/p>\n<p>sulle richieste del mercato e funzionale ad esso e non pi\u00f9 alla persona. La proposta di Bianchi prova a volare pi\u00f9<\/p>\n<p>in alto: non dimentica di porre l&#8217;accento sull&#8217;anello debole in Italia della formazione professionale, \u00e8 vero, mostra<\/p>\n<p>grande attenzione per gli ITS, ma dedica ampio spazio ad altri aspetti e possibili vie di uscita, in buona parte<\/p>\n<p>anticipate nel rapporto intermedio del Comitato degli esperti del maggio 2020: una rinnovata idea dell&#8217;<\/p>\n<p>autonomia, non competitiva ma responsabile e solidale, il rilancio della collegialit\u00e0 e la necessit\u00e0 di stipulare Patti<\/p>\n<p>educativi di comunit\u00e0, necessari per integrare le specifiche offerte didattiche, nello spirito di una norma che \u2013<\/p>\n<p>seppur disattesa \u2013 \u00e8 tuttora legge dello Stato.<\/p>\n<p>&#8220;Ed \u00e8 in questa prospettiva di rilancio dell\u2019autonomia che il ministero deve valorizzare il proprio ruolo di guida<\/p>\n<p>strategica, non solo definendo gli obiettivi educativi a cui l\u2019intero paese deve tendere, ma anche ristabilendo una<\/p>\n<p>nuova alleanza con le Regioni (a cui sono attribuite le funzioni di programmazione nel territorio) e con gli enti<\/p>\n<p>locali (a cui sono demandate le competenze sulle strutture scolastiche).\u201d<\/p>\n<p>In questo passaggio si sente il pericolo: un eccesso di ottimismo sulla capacit\u00e0 di fare rete virtuosa tra Regioni e<\/p>\n<p>Governo nazionale. Investire tout court sul ruolo rafforzato delle Regioni in materia di istruzione \u00e8 una ricetta<\/p>\n<p>rischiosa, sul piano concreto oltre che teorico. Gli esperimenti tragici di autonomia regionale rinforzata che de<\/p>\n<p>facto stiamo sperimentando in questi mesi nella gestione della Sanit\u00e0, dovrebbero indurre la politica ad un<\/p>\n<p>ripensamento sulle \u201cmagnifiche sorti e progressive\u201d del Titolo V in campo educativo e scolastico. Si aggiunga che<\/p>\n<p>anche guardare agli Enti Locali solo come proprietari di immobili, e non piuttosto come fulcro intorno ai quali<\/p>\n<p>possono crescere e svilupparsi le alleanze territoriali, appare forse una prospettiva limitativa. La scuola e la citt\u00e0<\/p>\n<p>sono indissolubilmente legate e per porre la prima al centro di processi di rinnovamento del paese, bisogna porla<\/p>\n<p>al centro del rinnovamento urbanistico ambientale culturale delle comunit\u00e0 cittadine. Un processo in cui le aree<\/p>\n<p>urbane e le autorit\u00e0 locali sono implicate fortemente, sia come cornice necessaria affinch\u00e8 le alleanze tra le<\/p>\n<p>risorse territoriali funzionino (o falliscano), sia come luogo del necessario coordinamento, per armonizzare quei<\/p>\n<p>processi autonomi che lo Stato dal suo canto indirizzare come guida strategica.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo capitolo il libro lancia infine alcune proposte concrete che certamente non si prestano ad unanimi consensi: se le cornici di senso (lotta alla dispersione scolastica, rilancio del legame tra autonomia e territorio, le persone al centro dello sviluppo) sono del tutto condivisibili a chiunque sposi l\u2019entusiasmo del rinnovamento, non \u00e8 facile immaginare un cammino senza ostacoli sulle singole azioni ventilate, che vanno dal potenziamento dei percorsi di IeFP all\u2019 alfabetizzazione digitale, dall&#8217;investimento (finalmente!) nell\u2019edilizia e nelle risorse umane alla rivisitazione dei curricoli e della durata della scuola superiore, dal maggior coinvolgimento delle famiglie ai piani di formazione del personale. Su ognuna si sono scritti e si potrebbero riscrivere interi volumi.<br \/>\nMa resta di grande interesse lo sforzo di un&#8217;analisi sistemica che prescinda dalla crisi sanitaria e la trasformi in un&#8217;opportunit\u00e0. Il monito finale:<\/p>\n<p>\u201cLa riapertura delle scuole deve andare oltre i temi della salute pubblica, certamente imprescindibili, ma non sufficienti per riportare il paese nel suo insieme su un cammino di ripresa, e portare l\u2019attenzione su uno sviluppo umano che abbia al centro la scuola stessa come istituzione indispensabile per tenere unita la comunit\u00e0 e permettere a ognuno di partecipare alla vita collettiva, mettendo a disposizione le proprie competenze ed esperienze\u201d suona come un invito (alla politica?) a mettersi a disposizione per una doppia ricostruzione, educativa e culturale oltre che economica: al di l\u00e0 dei conflitti e degli interessi di parte, la scuola, cos\u00ec profondamente ferita dall\u2019emergenza, per tornare ad essere davvero \u201cil battito\u201d del Paese, ha bisogno di tornare al centro di un cammino di sviluppo democratico ed inclusivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Quale idea di scuola e sviluppo c\u2019\u00e8 \u201cNello specchio della scuola\u201d di Patrizio Bianchi&#8220;. 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