{"id":82036,"date":"2021-01-12T23:53:01","date_gmt":"2021-01-12T22:53:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=82036"},"modified":"2021-01-13T00:01:43","modified_gmt":"2021-01-12T23:01:43","slug":"il-fattore-scuola-e-il-rischio-di-ignoranza-di-gregge-la-fotografia-dellistruzione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2021\/01\/12\/il-fattore-scuola-e-il-rischio-di-ignoranza-di-gregge-la-fotografia-dellistruzione-italiana\/","title":{"rendered":"Il fattore scuola e il rischio di ignoranza di gregge, la fotografia dell&#8217;istruzione italiana"},"content":{"rendered":"<div class=\"article_body\">\n<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Un interessante fondo del direttore <strong>Giuseppe De Tomaso<\/strong> sulla Gazzetta del Mezzogiorno pone l&#8217;accento<\/p>\n<p>sulla questione istruzione che si \u00e8 aggravata con la pandemia.<\/p>\n<p>&#8220;Gi\u00e0 prima della pandemia s- si legge &#8211;\u00a0 la questione istruzione in Italia costituiva una grave emergenza<\/p>\n<p>nazionale. Basti pensare alle posizioni di bassa classifica occupate dalle scuole italiane nelle classifiche<\/p>\n<p>internazionali; alla crisi di apprendimento degli studenti italiani svelata dai test Invalsi; al modesto indice di lettura<\/p>\n<p>di libri e giornali presso la maggioranza della popolazione. E potremmo continuare.<\/p>\n<p>Figuriamoci quale sar\u00e0 la fotografia dell\u2019istruzione italiana nei prossimi anni, all\u2019indomani della devastazione<\/p>\n<p>prodotta dal flagello partito dalla Cina. Sar\u00e0 uno spaccato da brividi, visto che la competizione globale richieder\u00e0<\/p>\n<p>professionalit\u00e0 sempre pi\u00f9 adeguate, mentre il Belpaese avr\u00e0 accumulato altri deficit nel sapere e nella vicenda<\/p>\n<p>culturale in genere.<\/p>\n<p>L\u2019Italia non cresce da decenni. Sta ferma non solo perch\u00e9 la classe politica \u00e8 quella che \u00e8, la burocrazia frena le<\/p>\n<p>iniziative, la spesa pubblica genera aspettative assistenzialistiche di dubbia necessit\u00e0 e trasparenza. L\u2019Italia non<\/p>\n<p>cresce, anche o soprattutto, perch\u00e9 non legge e non studia. E se un Paese non legge e non studia, o legge poco e<\/p>\n<p>studia poco, non pu\u00f2 ambire ad alcun balzo in avanti, dal momento che il sapere e il produrre sono quasi<\/p>\n<p>sinonimi in economia. N\u00e9 pu\u00f2 consolarci il fatto che il Belpaese rimane una palestra di fuoriclasse in molte<\/p>\n<p>branche.<\/p>\n<p>Troppo pochi, per\u00f2, risultano gli eccellenti perch\u00e9 si possa determinare un effetto traino in grado di trascinare<\/p>\n<p>l\u2019intera comunit\u00e0 nazionale verso la vetta dell\u2019hit parade globale. E fino a quando il sapere rester\u00e0 un\u2019esclusiva di<\/p>\n<p>pochi volenterosi e responsabili, non ci sar\u00e0 governo che tenga. Nemmeno un club formato dai migliori statisti<\/p>\n<p>della storia riuscirebbe a raddrizzare il legno storto made in Italy, che, nella Penisola, si rivela pi\u00f9 sorto che<\/p>\n<p>altrove.<\/p>\n<p>Eppure, nonostante le prestazioni poco straordinarie della scuola italiana nel campionato mondiale<\/p>\n<p>dell\u2019istruzione, la questione dell\u2019apprendimento giovanile viene affrontata con una leggerezza che grida vendetta<\/p>\n<p>al cielo. Nessuno, o quasi, sembra rendersi conto che lo Stivale si sta giocando il futuro in questi mesi. Un futuro<\/p>\n<p>che rischia di fare pi\u00f9 danni di una guerra militare persa, dal momento che a rimetterci sarebbero tutte le fasce<\/p>\n<p>sociali e anagrafiche. Un Paese ancora pi\u00f9 ignorante \u00e8 destinato a impoverirsi ulteriormente e a diventare<\/p>\n<p>strutturalmente disuguale. Un Paese ancora pi\u00f9 povero non potr\u00e0 consentirsi di sopportare il carico previdenziale<\/p>\n<p>per gli anziani, che si candideranno a diventare sempre pi\u00f9 numerosi e indigenti. Insomma, un Paese illetterato \u00e8<\/p>\n<p>un Paese destinato a non avere scampo. Hai voglia a discutere di liberismo e keynesismo, di ricette economiche<\/p>\n<p>pi\u00f9 o meno prodigiose per strappare una nazione dal torpore in cui \u00e8 precipitata. Senza il sapere, senza il<\/p>\n<p>propellente primario per la crescita, non vi \u00e8 speranza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che tutte le altre nazioni europee non si siano fatte sedurre dalla tentazione di chiudere le scuole e di optare per la didattica a distanza erga omnes. Non si sono lasciate sedurre da questa facile tecnosoluzione nonostante dispongano di una rete digitale di sicuro pi\u00f9 efficiente ed capillare di quella italiana. Segno che tuttora, all\u2019estero, giudicano le lezioni in presenza assai pi\u00f9 efficaci e penentranti degli insegnamenti in video.<br \/>\nIn Italia si ragiona diversamente. In Italia si considera la scuola come fabbrica di consenso politico-elettorale. Mai deludere quelle famiglie permissive che, per i loro figli, aspirano pi\u00f9 al diploma che alla preparazione. Mai ostacolare la banalizzazione dello studio, utilizzando in modo capzioso il giusto principio dell\u2019inclusivit\u00e0, che viene sbandierato anche laddove \u00e8 fuori posto.<\/p>\n<p>La ribellione giovanile sfociata nel Sessantotto partiva da basi fondate: svecchiare la scuola, debaronizzare alcune cattedre, adeguare l\u2019insegnamento a un mondo in vorticosa evoluzione. Poi, per\u00f2, una contestazione originata da esigenze condivise \u00e8 degenerata, sull\u2019onda dell\u2019estremismo ideologico, fino al punto da assestare un duro colpo alla qualit\u00e0 degli studi e alla professionalit\u00e0 dei futuri laureati e diplomati. Tanto da far calare sull\u2019istruzione elargita in quel periodo e in quello successivo un giudizio (a volte frettoloso) assai poco commendevole e gratificante.<br \/>\nLa trama potrebbe riproporsi, gi\u00e0 nell\u2019immediato avvenire, a proposito dell\u2019istruzione nella stagione Covid post-Covid, che rischia di essere bollata, segnata, da un deficit di rendimento (scolastico) e da un successivo surplus di riprovazione (sociale).<\/p>\n<p>Cosicch\u00e9 alla bistrattata scuola del post-Sessantotto potrebbe aggiungersi la bistrattata scuola del post-Covid, quella dell\u2019ignoranza di gregge. Cos\u00ec, tanto per non farci mancare nulla nella sfida mondiale per la crescita collettiva e l\u2019affermazione individuale.<\/p>\n<p>Finale. Il governo rompa gli indugi e faccia chiarezza sulla scuola. Una volta per tutte. Nessun Recovery Plan equivale a un piano di studio serio e profondo. Forse col tempo la tecnologia far\u00e0 in modo che la produttivit\u00e0-redditivit\u00e0 della scuola a distanza raggiunger\u00e0 gli standard della scuola in presenza. Per ora, non \u00e8 cos\u00ec. Ergo, tutti a scuola. Per non compromettere il domani di tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un interessante fondo del direttore Giuseppe De Tomaso sulla Gazzetta del Mezzogiorno pone l&#8217;accento sulla questione istruzione che si \u00e8 aggravata con la pandemia. &#8220;Gi\u00e0 prima della pandemia s- si legge &#8211;\u00a0 la questione istruzione in Italia costituiva una grave emergenza nazionale. 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