{"id":81808,"date":"2021-01-09T00:12:31","date_gmt":"2021-01-08T23:12:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=81808"},"modified":"2021-01-09T20:11:31","modified_gmt":"2021-01-09T19:11:31","slug":"ho18-anni-vi-spiego-quanto-sono-stanca-della-dad-e-perche-voglio-tornare-a-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2021\/01\/09\/ho18-anni-vi-spiego-quanto-sono-stanca-della-dad-e-perche-voglio-tornare-a-scuola\/","title":{"rendered":"&#8220;Ho 18 anni, vi spiego quanto sono stanca della dad e perch\u00e9 voglio tornare a scuola&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>&#8220;Caro direttore, mi chiamo Giulia. Ho diciotto anni e sono una studentessa. Sono una studentessa e credo nella <\/em><\/p>\n<p><em>Scuola. Fermamente e convintamente. Credo nella Scuola come luogo di conoscenza, di formazione dei cittadini del <\/em><\/p>\n<p><em>domani, come momento di crescita personale, intellettuale e civile. Credo in una Scuola che sia punto d\u2019incontro, di <\/em><\/p>\n<p><em>confronto, di dibattito. E credo in una Scuola che sia aperta a tutti (articolo 34 della Costituzione)&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Inizia cos\u00ec la lettera di una <strong>studentessa di Siena<\/strong> al quotidiano <em>Repubblica<\/em>. Poi aggiunge: <em>&#8220;E\u2019 evidente che stiamo <\/em><\/p>\n<p><em>vivendo un momento estremamente delicato: la pandemia da Covid-19 ha completamente stravolto i nostri <\/em><\/p>\n<p><em>equilibri, le nostre vite e abitudini. Noi giovani abbiamo fatto la nostra parte per contenere i rischi. Abbiamo fatto, <\/em><\/p>\n<p><em>stiamo facendo e faremo. Senza lamentarci, senza discutere, senza scendere nelle piazze a protestare, senza <\/em><\/p>\n<p><em>sindacati che tutelassero i nostri diritti, senza che nessuno ci chiedesse cosa ne pensiamo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Abbiamo rinunciato ad andare nelle discoteche, alle feste, alle cene con gli amici, spesso all\u2019attivit\u00e0 sportiva. Lo <\/em><\/p>\n<p><em>abbiamo fatto con grande senso di responsabilit\u00e0, con dispiacere, ma nello stesso tempo con la consapevolezza di fare qualcosa per la comunit\u00e0, che i nostri gesti, che i nostri sacrifici servivano soprattutto a proteggere gli altri, gli anziani, i nostri nonni e familiari, le persone pi\u00f9 fragili. Lo abbiamo fatto, credo, con una profonda maturit\u00e0, che spesso ad altri \u00e8 mancata. Non abbiamo messo il nostro egoismo davanti alle esigenze della collettivit\u00e0, alla tutela della salute.<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo fatto tutto per il bene della comunit\u00e0, aspettandoci e sperando che allo stesso modo la comunit\u00e0 si sarebbe presa cura di noi, che avrebbe investito su di noi. Eppure mi trovo a constatare che non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 le scuole superiori sono chiuse quasi ininterrottamente dal 23 febbraio, eccetto una piccola parentesi di didattica mista integrata in autunno, e a quanto pare sono in pochi a considerarlo un problema.<\/em><\/p>\n<p><em>La didattica a distanza, adottata da licei e istituti da subito, si \u00e8 rivelata una risorsa inaspettatamente piuttosto efficiente, e senz\u2019altro una valida soluzione immediata e temporanea, che doveva servire a guadagnare tempo per riorganizzare le lezioni in presenza. Invece, da quasi un anno la dad \u00e8 consuetudine, nonostante sia evidente che questa non possa assolutamente colmare i vuoti della mancanza, ormai da mesi, del dibattito, del confronto, dell&#8217;incontro, dell\u2019imparare a stare insieme, a relazionarsi con compagni e professori &#8211; senza elencare poi i danni psicologici e sociali derivanti da questa situazione, e i (relativi) problemi, comuni a molti, relativi alla connessione Internet.<\/em><\/p>\n<p><em>In Italia le scuole sono state tra le prime a chiudere. A marzo come a ottobre. Mentre l\u2019Italia era divisa in fasce di rischio, e, dove possibile, erano aperti negozi, bar, ristoranti, mentre a dicembre addirittura si ipotizzava di riaprire gli impianti sciistici, le palestre e le piscine, per mentre si ragiona di permettere agli italiani di tornare in vacanza, a godersi la fruttuosa settimana bianca, le scuole rimanevano chiuse. In ogni caso. In ogni zona.<\/em><\/p>\n<p><em>Tante delle proposte per far ricominciare le lezioni in sicurezza &#8211; dai turni pomeridiani all\u2019allestimento di ambienti extrascolastici in cui tenere le lezioni per garantire il distanziamento &#8211; vengono incessantemente bocciate, o comunque non messe in pratica. A dicembre la mia regione \u00e8 stata in zona gialla. I negozi erano aperti; tutti potevano riversarsi nelle strade per comprare i regali di Natale, o pranzare al ristorante con gli amici, o ritrovarsi nel pomeriggio in qualche bar per godersi un aperitivo. Le scuole superiori, invece, rimanevano off limits. Erano permesse le attivit\u00e0 che ci vedevano come consumatori. Nient\u2019altro. Siamo presi in considerazione solo come consumatori, non come persone, e non come risorse sulla cui formazione investire. E allo stesso modo la scuola stessa, &#8220;portando costi&#8221; allo Stato, e non contribuendo allo sforzo produttivo \u00e8 sembrata sacrificabile, a differenza di altre attivit\u00e0. Certo, questo non vale per le scuole di grado inferiore, indispensabili al Paese in quanto luogo dove lasciare i bambini mentre i genitori lavorano. In questa situazione drammatica di emergenza, l\u2019impressione che scaturisce \u00e8 lo svilimento della scuola, ridotto a un\u2019istituzione di babysitteraggio, un costo per il Paese.<\/em><\/p>\n<p><em>Io non riesco ad accettare che ci si trovi a sacrificare anche l\u2019istruzione. Sono disposta a rinunciare agli svaghi, ad ascoltare le disposizioni ministeriali, a indossare la mascherina per giornate intere, se necessario, a mantenere il distanziamento ed ad adattarmi a tutti i provvedimenti che occorrono per rientrare in sicurezza. Ma la Scuola \u00e8 una priorit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho 18 anni. Sono giovane, ma sono il futuro. Noi ragazzi siamo il futuro di questo Paese, siamo il futuro della comunit\u00e0. Di una comunit\u00e0 che deve investire su di noi, siamo il futuro di un\u2019Italia che non si pu\u00f2 permettere di avere cittadini non formati, non preparati, che si ritroveranno presto a fare i conti con gli enormi danni economici e sociali e con le conseguenze della crisi ambientale. Non ci possiamo permettere di non investire sul nostro Paese, non ci possiamo permettere di sacrificare la cultura e la formazione. L\u2019Italia ha bisogno di noi, voi tutti avete bisogno di noi, e noi per poter essere gli elettori, i lavoratori, e la classe dirigente di un domani abbiamo bisogno di tornare a scuola&#8221;.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Caro direttore, mi chiamo Giulia. Ho diciotto anni e sono una studentessa. Sono una studentessa e credo nella Scuola. Fermamente e convintamente. 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