{"id":80390,"date":"2020-12-02T20:38:37","date_gmt":"2020-12-02T19:38:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=80390"},"modified":"2020-12-03T11:11:33","modified_gmt":"2020-12-03T10:11:33","slug":"la-legge-casati-uno-dei-primi-pilastri-della-scuola-italiana-leggere-scrivere-e-far-di-conto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2020\/12\/02\/la-legge-casati-uno-dei-primi-pilastri-della-scuola-italiana-leggere-scrivere-e-far-di-conto\/","title":{"rendered":"La legge Casati, uno dei primi pilastri della scuola italiana. &#8220;Leggere, scrivere e far di conto\u201d"},"content":{"rendered":"<p>In un&#8217;epoca in cui la scuola attraversa molte problematiche, in particolare oggi a causa della pandemia di coronavirus, abbiamo pensato di fare un piccolo viaggio nel tempo. Siamo nella prima met\u00e0 dell\u2019ottocento, senza internet e le varie tecnologie, anche le pi\u00f9 elementari. Come studiavano i nostri avi? Quale era il loro corredo scolastico? Cosa imponeva la legge?<\/p>\n<p>Partiamo dalla \u201c<strong><em>Legge Casati<\/em><\/strong>\u201d che sanciva l\u2019obbligo dell\u2019istruzione elementare per il corso inferiore &#8211; in forma gratuita &#8211; impartita dai comuni, i quali avevano anche il compito di assumere insegnanti. Gli allievi dovevano imparare a <strong><em>&#8220;leggere, scrivere e far di conto\u201d.<\/em><\/strong> Non tutti i bambini, per\u00f2, avevano la possibilit\u00e0 di andare a scuola e, tra l&#8217;altro, i comuni in difficolt\u00e0 economiche non potevano assumere professionisti qualificati. Ed \u00e8 qui che nascono le prime differenze. Mentre le famiglie benestanti optavano per avere nelle proprie abitazioni insegnanti privati, quelle pi\u00f9 povere erano costrette a mandare i propri figli a lavorare nei campi per sbarcare il lunario e cos\u00ec rinunciavano alla scuola: del resto, la \u201c<em>Legge Casati\u201d<\/em> non prevedeva nessuna sanzione per i genitori \u2018inosservanti\u2019 nonostante l&#8217;obbligo. Tuttavia tra quelli \u2018poveri\u2019 qualcuno riusciva ad andarci con non pochi sacrifici a partire dai tanti chilometri a piedi in mancanza di automobili. Quindi con la loro \u2018precaria\u2019 cartella fatta di tela di sacco o di cartone, o di assi di legno legati da una cinghia di cuoio a tener tutto (e quel tutto era un quaderno ed un astuccio con il pennino che s\u2019intingeva nel calamaio), si incamminavano per raggiungere i banchi di scuola: banchi di legno stretti, talmente stretti che ogni movimento era un\u2019impresa. Mica come quelli di oggi con le \u2018rotelle\u2019 che ti permettono di gironzolare nell\u2019aula come se fosse un lunapark?! E no, quelli, i banchi, erano concepiti in quel modo per permettere agli alunni una costante postura \u2018corretta\u2019 per impedire ogni distrazione, tutti fissi a non perdersi una sola parola dell\u2019austero maestro.<\/p>\n<p>E per chi disturbava? C\u2019era la lavagna, ma dietro, inginocchiato sui ceci per non pi\u00f9 di tre ore, di pi\u00f9 non era consentito. Vogliamo parlare delle \u2018orecchie d\u2019asino\u2019? Queste venivano messe a chi non scriveva bene o a chi, con l\u2019inchiostro, pasticciava quell\u2019unico sobrio quaderno bianco che per i maestri dell\u2019epoca, doveva essere impeccabile. Per non parlare della \u2018bacchetta\u2019 che non era magica per niente, anzi tutt\u2019altro, una vera e propria \u2018tortura\u2019 fisica inflitta a chi infrangeva le regole. In realt\u00e0 era destinata ad altro, come per esempio scandire il ritmo nelle lezioni di canto, o percossa sulla cattedra per avere l\u2019attenzione di qualche discolo impertinente. Queste forme di punizioni venivano comunque usate nonostante il regolamento scolastico del 1860 art. 98 recitasse cos\u00ec : <em>\u201cSono vietate le parole ingiuriose, le percosse, i segni di ignominia, le pene corporali, come il costringere a star ginocchioni o colle braccia aperte\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il docente, dall\u2019alto della sua cattedra, contribuiva alla crescita socio pedagogica dei suoi allievi e doveva essere severo per avere una certa disciplina in aula. Il docente si prendeva cura della sua classe, controllava minuziosamente l\u2019igiene dei suoi scolari: viso, unghie, mani e capelli dovevano essere puliti. In particolar modo per le bambine con i capelli lunghi non era permesso averli sciolti, ma raccolti in trecce strette.<\/p>\n<p><strong>Riferimento legislativo della Legge Casati \u00e8: Legge 13 novembre 1859, n. 3725. Data: 13\/11\/1859.<\/strong><\/p>\n<p>Il proponente fu <strong>Gabrio Casati<\/strong>, Conte e Barone di Pendivasca (Milano, 2 agosto 1798 \u2013 Milano, 13 novembre 1873). Fu ministro della pubblica istruzione per pochi mesi tra il 1859 e il 1860; in tale ruolo promosse una legge di riforma scolastica nel Regno Sabaudo, a cui \u00e8 stato dato il suo nome e poi adottata e estesa al Regno d\u2019Italia sotto il governo della Destra storica.<\/p>\n<p>La legge Casati porta l\u2019obbligo scolastico fino agli 8 anni. Organizza l\u2019istruzione in 4 anni con due cicli (inferiore e superiore) di 2 anni ciascuno. Il biennio inferiore \u00e8 obbligatorio. Il biennio inferiore poteva prevedere lo sdoppiamento in due classi: prima inferiore e prima superiore. Suddivisione per materie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un&#8217;epoca in cui la scuola attraversa molte problematiche, in particolare oggi a causa della pandemia di coronavirus, abbiamo pensato di fare un piccolo viaggio nel tempo. Siamo nella prima met\u00e0 dell\u2019ottocento, senza internet e le varie tecnologie, anche le pi\u00f9 elementari. Come studiavano i nostri avi? Quale era il loro corredo scolastico? 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