{"id":67057,"date":"2020-02-04T17:51:09","date_gmt":"2020-02-04T16:51:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/?p=67057"},"modified":"2020-02-04T17:51:09","modified_gmt":"2020-02-04T16:51:09","slug":"galimberti-sbaglia-dimostra-di-conoscere-poco-la-scienza-e-linformatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2020\/02\/04\/galimberti-sbaglia-dimostra-di-conoscere-poco-la-scienza-e-linformatica\/","title":{"rendered":"Galimberti sbaglia, dimostra di conoscere poco la scienza e l&#8217;informatica"},"content":{"rendered":"<div>Galimberti sbaglia, dimostra di conoscere poco la scienza e l&#8217;informatica<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"gmail_default\">Oltre ad amare l&#8217;informatica come disciplina, per me \u00e8 stata sempre fonte d&#8217;ispirazione, oltre che strategia di pensiero.<br \/>\nL&#8217;<b>informatica \u00e8 una scienza<\/b>, non una qualunque disciplina tecnica, basta pensare alla famosa frase di\u00a0<b>Edsger Dijkstra<\/b>\u00a0(matematico olandese, uno dei padri dell&#8217;informatica): &#8220;<i>l&#8217;informatica non riguarda i computer pi\u00f9 di quanto l&#8217;astronomia riguardi i telescopi<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Per questo voglio provare ad esaminare l&#8217;articolo del prof. Galimberti, soffermandomi sulle frasi cruciali, a partire dal titolo.<br \/>\n<i><br \/>\n<\/i><\/div>\n<div class=\"gmail_default\"><i>L&#8217;informatica svilisce l&#8217;intelligenza, professori usate meno il computer<\/i><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"gmail_default\">Qui si fa un&#8217;enorme\u00a0<u>confusione tra la disciplina e il mezzo<\/u>. \u00c8 l&#8217;utilizzo del computer, quindi, a svilire l&#8217;intelligenza? E perch\u00e9? Questo viene spiegato dicendo che &#8220;Internet fornisce [&#8230;] un\u2019infinit\u00e0 di informazioni slegate tra loro, ma non regala senso critico&#8221;, concetto che viene menzionato subito dopo un&#8217;altra frase, tutta da rimettere in discussione:<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"gmail_default\"><i>Gli studenti, nativi digitali, ne sanno pi\u00f9 di chi dovrebbe insegnare loro l\u2019informatica<\/i><\/div>\n<div class=\"gmail_default\">\nCome pu\u00f2 uno studente che utilizza smartphone e tablet saperne di pi\u00f9 rispetto a chi ha una laurea in informatica o ingegneria, con almeno 5 anni di studi accademici? Non si pu\u00f2 svilire una scienza associandola al banale utilizzo di un mezzo. Come se volessimo banalizzare il lavoro degli ingegneri meccanici perch\u00e9 tutti sappiamo guidare un&#8217;automobile. Il concetto \u00e8 quello.<\/p>\n<p><i>Il linguaggio si \u00e8 impoverito [&#8230;] E la scuola \u00e8 il luogo dove riattivare il pensiero<\/i><\/div>\n<div class=\"gmail_default\">\nSu questo concetto, in effetti, il prof. Galimberti ha ragione: la scuola deve riattivare il pensiero, ma i contenuti a cui i ragazzi accedono quotidianamente non sono controllati dalla scuola, ma\u00a0<u>\u00e8 la famiglia a doversene occupare<\/u>: le lettura di libri e romanzi, piuttosto che di post sgrammaticati sui social network, sarebbe un&#8217;ottima cura.<\/p>\n<p>Dopo una dissertazione sulle intelligenze ed un presunto &#8220;blocco dell&#8217;intelletto&#8221; causa dell&#8217;informatica, chiudiamo con:<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"gmail_default\"><i>In informatica devi trovare la soluzione secondo il programma informatico, altre possibilit\u00e0 non sono previste. Un metodo che svilisce l\u2019intelligenza, trasformandola in esecutiva e non sviluppandone la parte creativa<\/i><\/div>\n<div class=\"gmail_default\">\nLa verit\u00e0, piuttosto, \u00e8 al contrario: l&#8217;informatica permette di sviluppare un&#8217;intelligenza sia\u00a0<b>convergente<\/b>, per la risoluzione di quel determinato problema, ma nel modo pi\u00f9 generico e riutilizzabile possibile, sia\u00a0<b>divergente<\/b>, per trovare una soluzione ottimizzata, veloce, efficiente, che non solo sia in grado di &#8220;generare un output&#8221;, ma che trasformi questo output in un input riutilizzabile da altri processi di elaborazione (per farla semplice: se pasta di grano duro, pomodoro, sale e olio sono\u00a0<i>input<\/i>\u00a0che possono essere &#8220;elaborati&#8221; in un\u00a0<i>output<\/i>\u00a0rappresentato da un bel piatto di pasta al sugo, questo a sua volta diventa un\u00a0<i>input<\/i>\u00a0per &#8220;risolvere&#8221; un attacco di fame a pranzo).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"gmail_default\">Riassumendo, noi informatici siamo abituati a trovare, di fronte al problema, oltre ad una possibile soluzione, quella ottimizzata: non ci focalizziamo su &#8220;come risolvere il problema&#8221; ma anche sul &#8220;come automatizzare i passi&#8221; per raggiungere la soluzione, reiterandoli.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"gmail_default\">Probabilmente la &#8220;visione&#8221; del prof. Galimberti \u00e8 legata semplicemente all&#8217;utilizzo meccanico dei dispositivi, che obbliga l&#8217;utente a svolgere un certo compito in un certo modo.<\/p>\n<p>Ma quella non \u00e8 informatica.<\/p><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Armando Pagliara<\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Galimberti sbaglia, dimostra di conoscere poco la scienza e l&#8217;informatica Oltre ad amare l&#8217;informatica come disciplina, per me \u00e8 stata sempre fonte d&#8217;ispirazione, oltre che strategia di pensiero. 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