{"id":64793,"date":"2019-11-04T10:56:16","date_gmt":"2019-11-04T09:56:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=64793"},"modified":"2019-11-04T10:56:16","modified_gmt":"2019-11-04T09:56:16","slug":"i-giovani-continuano-a-fuggire-dallitalia-i-dati-del-rapporto-svimez-2019-su-cui-riflettere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2019\/11\/04\/i-giovani-continuano-a-fuggire-dallitalia-i-dati-del-rapporto-svimez-2019-su-cui-riflettere\/","title":{"rendered":"I giovani continuano a fuggire dall`Italia: i dati del Rapporto Svimez 2019 su cui riflettere"},"content":{"rendered":"<p>I giovani continuano a fuggire dall&#8217;Italia. Il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (-1.046 mila) e popolazione attiva in et\u00e0 da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila) per il calo delle nascite e la continua perdita migratoria. Il saldo migratorio verso l&#8217;estero ha raggiunto i -50mila nel Centro-Nord e i -22 mila nel Sud. E&#8217; lo scenario che emerge dal Rapporto Svimez 2019 presentato a Roma.<\/p>\n<h3>LA MIGRAZIONE<\/h3>\n<p>La nuova migrazione, evidenzia il Rapporto, riguarda molti laureati e pi\u00f9 in generale giovani con elevati livelli di istruzione, molti dei quali non tornano pi\u00f9. Dall&#8217;inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2.015 mila residenti, la met\u00e0 giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. Un&#8217;alternativa all&#8217;emigrazione \u00e8 il pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 dal Mezzogiorno ha interessato circa 236 mila persone (10,3% del totale). Di questi 57 mila si muovono sempre all&#8217;interno del Sud, mentre 179 mila vanno verso il Centro-Nord e l&#8217;estero.<\/p>\n<h3>IL REDDITO DI CITTADINANZA<\/h3>\n<p>Il\u00a0Reddito di cittadinanza\u00a0ha avuto un impatto nullo sul lavoro, la povert\u00e0 non si combatte solo con un contributo monetario, occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza, dice l&#8217;analisi della Svimez. Peraltro, si spiega nel rapporto, l&#8217;impatto del RdC sul mercato del lavoro \u00e8 nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro.<\/p>\n<h3>NORD E SUD<\/h3>\n<p>E ancora: il\u00a0Nord\u00a0Italia\u00a0non\u00a0\u00e8\u00a0pi\u00f9 tra le locomotive d\u2019Europa. Secondo il Rapporto, alcune regioni dei nuovi Stati membri dell\u2019Est superano per Pil molte regioni ricche italiane, avvantaggiate dalle asimmetrie nei regimi fiscali, nel costo del lavoro e in altri fattori che determinano ampi differenziali regionali di competitivit\u00e0.<\/p>\n<h3>LA STAGNAZIONE<\/h3>\n<p>Inoltre, c&#8217;\u00e8 una\u00a0stagnazione\u00a0aggravata da dinamiche demografiche avverse che riguardano tutto il Paese e segnatamente\u00a0al Sud. Secondo il rapporto, per effetto della rottura dell\u2019equilibrio demografico &#8211; bassa natalit\u00e0, emigrazione di giovani, invecchiamento della popolazione &#8211; il Sud\u00a0perder\u00e0 5 milioni di persone\u00a0e, a condizioni date, quasi il 40% del Pil. Solo un incremento del tasso d\u2019occupazione, soprattutto femminile, pu\u00f2 spezzare questo circolo vizioso.Per la Svimez bisogna tornare a una visione unitaria della stagnazione italiana, smarcandosi dalla lettura dell\u2019aumento delle disuguaglianze esclusivamente legata al confine immutabile tra Nord e Sud. Per questo motivo vanno valorizzate le complementarit\u00e0 che legano il sistema produttivo e sociale delle due parti del Paese.<\/p>\n<h3>GAP OCCUPAZIONALE<\/h3>\n<p>Si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, nell&#8217;ultimo decennio \u00e8 aumentato dal 19,6% al 21,6%: ci\u00f2 comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni, delinea il rapporto 2019. Lo studio, presentato a Roma, rileva che la crescita dell&#8217;occupazione nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27.000). Al Sud aumenta la precariet\u00e0 che si riduce nel Centro-Nord, riprende a crescere il part-time (+1,2%), in particolare quello involontario che nel Mezzogiorno si riavvicina all&#8217;80% a fronte del 58% nel Centro-Nord.<\/p>\n<p>La\u00a0stagnazione\u00a0dell\u2019economia italiana\u00a0trova radici in scarsi consumi e scarsi investimenti. Stando al rapporto, la riapertura del divario Centro-Nord Mezzogiorno riguarda i consumi, soprattutto della Pa. Crollati gli investimenti pubblici. Il Pil del 2018 al Sud \u00e8 cresciuto di +0,6%, rispetto a +1% del 2017.<\/p>\n<p>Ristagnano soprattutto i consumi (+0,2%), ancora al di sotto di -9 punti percentuali nei confronti del 2018, rispetto al Centro-Nord, dove crescono del +0,7% recuperando e superando i livelli pre-crisi. Debole il contributo dei consumi privati delle famiglie con quelli alimentari che calano del -0,5%, in conseguenza alla caduta dei redditi e dell\u2019occupazione. Ma soprattutto la spesa per consumi finali della Pa ha segnato -0,6% nel 2018. Gli investimenti restano la componente pi\u00f9 dinamica della domanda interna (+3,1% nel 2018 nel Mezzogiorno, a fronte di +3,5% del Centro-Nord).<\/p>\n<h3><b>INVESTIMENTI\u00a0<\/b><\/h3>\n<p><b> <\/b>In particolare, crescono gli investimenti in costruzioni (+5,3%) mentre si sono fermati quelli in macchinari e attrezzature (+0,1% contro +4,8 del Centro-Nord). Alla ripresa degli investimenti privati fa da contraltare il crollo degli investimenti pubblici: nel 2018, stima la Svimez, la spesa in conto capitale \u00e8 scesa al Sud da 10,4 a 10,3 miliardi, nello stesso periodo al Centro-Nord \u00e8 salita da 22,2 a 24,3 miliardi.<\/p>\n<h3>LE RICHIESTE<\/h3>\n<p>Le richieste di regionalismo differenziato vanno valutate nel contesto di un\u2019attuazione organica, completa, equilibrata, del nuovo Titolo V. Secondo Svimez, in quest\u2019ottica il confronto sulla\u00a0valorizzazione delle autonomie e\u00a0la\u00a0riduzione delle disuguaglianze\u00a0va depurato dalle scorie rivendicazioniste provenienti da Nord e da Sud e riportato sui temi nazionali della qualit\u00e0 delle politiche di offerta dei servizi pubblici e su quelle necessarie per la ripresa della crescita.<\/p>\n<h3>LO STUDIO<\/h3>\n<p>Lo studio evidenzia quindi che le eventuali concessioni di autonomia rafforzata devono essere motivate dall\u2019interesse nazionale, non da quello particolare delle singole regioni richiedenti. La Svimez stigmatizza l\u2019uso strumentale del concetto di residuo fiscale, misura della redistribuzione riferibile agli individui, non ai territori. In questo contesto, \u00e8 favorevole alla costruzione di un fronte unitario intorno ad un s\u00ec convinto ai principi del federalismo cooperativo nell\u2019interesse del Paese per rendere sostenibili le richieste di autonomia.<\/p>\n<h3>LA SFIDA<\/h3>\n<p>La vera sfida, sottolinea l&#8217;associazione, \u00e8 un\u2019attuazione ordinata del federalismo fiscale per privare anche le classi dirigenti meridionali degli alibi dell\u2019attuale centralismo avaro, utile per rivendicare pi\u00f9 risorse e per nascondere le inefficienze. Una sfida che si basi sulla definizione dei costi standard e dei Lep &#8211; Livelli essenziali delle prestazioni. Al fine di assicurare pari diritti di cittadinanza e un Fondo perequativo per colmare il deficit infrastrutturale.<\/p>\n<h3>L`AGRICOLTURA<\/h3>\n<p>Male l\u2019agricoltura al Sud, bene il terziario mentre l\u2019industria stenta. Il valore aggiunto dell\u2019agricoltura, rileva il Rapporto, \u00e8 calato nel 2018 al Sud di -2,7%, nel Centro-Nord \u00e8 aumentato di +3,3. Il valore aggiunto dell\u2019industria in senso stretto \u00e8 aumentato di +1,4% nel 2018 al Sud, in calo rispetto al 2017 (+2,7%). Nel Centro Nord \u00e8 cresciuto di +1,9%. Il valore aggiunto del terziario al Sud nel 2018 \u00e8 aumentato di +0,5%, meno che al Centro-Nord (+0,7%).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giovani continuano a fuggire dall&#8217;Italia. Il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (-1.046 mila) e popolazione attiva in et\u00e0 da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila) per il calo delle nascite e la continua perdita migratoria. 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