{"id":61528,"date":"2019-09-02T10:43:13","date_gmt":"2019-09-02T08:43:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=61528"},"modified":"2019-09-02T10:43:13","modified_gmt":"2019-09-02T08:43:13","slug":"precariato-autonomia-stipendi-piu-bassi-deuropa-i-veri-problemi-della-scuola-spiegati-da-un-prof","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2019\/09\/02\/precariato-autonomia-stipendi-piu-bassi-deuropa-i-veri-problemi-della-scuola-spiegati-da-un-prof\/","title":{"rendered":"Precariato, autonomia, stipendi pi\u00f9 bassi d&#8217;Europa: i veri problemi della scuola spiegati da un prof"},"content":{"rendered":"<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Sta per avviarsi il nuovo anno scolastico e vorrei riassumere, in una sorta di &#8220;saggio manualistico&#8221; pi\u00f9 o meno schematico, quelli che, dal punto di vista di un insegnante che vive il mondo della scuola, costituiscono i problemi pi\u00f9 seri che assillano ed inficiano pesantemente la vita e il funzionamento dell&#8217;istruzione italiana. Molto probabilmente, nel pi\u00f9 distorto e contorto immaginario collettivo, il sistema scolastico \u00e8 percepito e giudicato tramite una serie di banali e diffusi clich\u00e8, ossia in base a facili e comodi luoghi comuni, per cui urge provare a confutarli con argomentazioni il pi\u00f9 possibile valide, razionali e persuasive.<\/div>\n<h3 dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Riforme e controriforme<\/h3>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Sui media si vocifera e si ciancia spesso degli &#8220;annosi problemi&#8221; che opprimono la scuola italiana, ma le autorit\u00e0 politico-istituzionali deputate a risolverli non mi pare che si prodighino in alcun modo a rispondere in modo incisivo, corretto e tempestivo. A livello politico, ogni tentativo di soluzione non pu\u00f2 essere efficace se non \u00e8 giusto e tempestivo: le ingiustizie finiscono per sortire effetti assai peggiori delle cause. Per la serie &#8220;quando il rimedio \u00e8 pi\u00f9 nocivo del male&#8221;. In politica il presunto decisionismo ed efficientismo hanno bisogno di essere ben calibrati grazie a criteri di effettiva equit\u00e0 di tipo sociale, altrimenti rischiano di provocare conseguenze deleterie ed arrecare danni difficilmente riparabili, che inevitabilmente si sommano ai guai e ai problemi preesistenti. Negli ultimi 20\/25 anni i numerosi ministri che si sono avvicendati a capo del dicastero della Pubblica Istruzione (poi si \u00e8 deciso di derubricare l&#8217;aggettivo Pubblica), hanno provveduto solo a varare altrettante &#8220;riforme&#8221; per apporvi il proprio &#8220;sigillo&#8221; e lasciare un segno (infausto) nella storia. Insomma, la scuola \u00e8 diventata una cavia istituzionale esposta ai continui e reiterati esperimenti di riforme, anzi di controriforme e &#8220;schiforme&#8221;, applicate oltretutto male, se non addirittura peggio.<\/div>\n<h2 dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Fannulloni e supermanager a scuola<\/h2>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Restando nell&#8217;ambito delle &#8220;alte sfere&#8221; (non celesti, bens\u00ec istituzionali) si pu\u00f2 anche rilevare come, a scadenze periodiche, si affaccino schiere di moralisti, predicatori e &#8220;sputasentenze&#8221; che, come Soloni saccenti e presuntuosi, sono pronti a crocifiggere i &#8220;lavativi&#8221; e &#8220;pelandroni&#8221; che imperverserebbero nella Scuola Pubblica italiana come, pi\u00f9 in generale, nel comparto della Pubblica Amministrazione. \u00c8 come se i &#8220;fannulloni&#8221; fossero la principale ragione dei &#8220;mali&#8221; che affliggono la scuola pubblica italiana. Ma lo &#8220;scarso rendimento&#8221; di alcuni insegnanti ha ben altre spiegazioni causali. E si presume forse che nelle scuole private si lavori senza sosta, senza sprecare tempo e soldi? Ecco le ragioni per cui i fondi e i finanziamenti statali, anzich\u00e9 destinarli alle scuole pubbliche, sono dirottati a vantaggio di quelle private, oppure parificate. Piuttosto &#8220;infingardi perditempo&#8221; sono stati vari ministri della Repubblica, che non hanno saputo, o forse voluto, fornire risposte adeguate ai problemi reali, mentre hanno gettato soltanto fumo nero negli occhi dell&#8217;opinione pubblica. Ricordo, ad esempio, Renato Brunetta, che appena si insedi\u00f2 al vertice del dicastero istituzionale di sua competenza, si attiv\u00f2 subito per promuovere una vasta, martellante campagna ideologica &#8220;anti-fannulloni&#8221;.<\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Cito giusto il caso pi\u00f9 noto e pi\u00f9 rilevante di tutti. Allora, si inizi a dare l\u2019esempio &#8220;al vertice&#8221;, a cominciare dai quadri dirigenti a capo delle istituzioni pubbliche o delle grandi imprese, che hanno mostrato di essere assolutamente inefficienti, oziosi ed improduttivi. Se non addirittura fallimentari. Penso, tanto per citare il primo esempio che mi viene in mente, a quei dirigenti pubblici che hanno affondato e rovinato l&#8217;Alitalia. Tali &#8220;supermanager&#8221;, se non erro, ricevono lauti compensi annui che si aggirano attorno ai 500mila euro (!), vale a dire oltre 1300 euro al giorno. Sono cifre pari, se non superiori ad un salario mensile medio percepito da operai ed insegnanti qualsiasi. Lascio a voi giudicare i livelli di iniquit\u00e0 e di sperequazione socio-materiale di questa forbice tra i redditi pi\u00f9 alti e quelli pi\u00f9 bassi. \u00c8 un divario destinato ad ampliarsi in misura ulteriore e progressiva. Com&#8217;\u00e8 accaduto nel corso degli ultimi anni.<\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Dopo tali osservazioni preliminari, mi accingo ad esporre in dettaglio le singole questioni da me colte ed analizzate, su cui \u00e8 indispensabile ragionare senza lenti deformanti o eventuali equivoci generati dai pregiudizi o stereotipi, senza sterili commenti da bar, o da social, che scaturiscono dai rozzi e pi\u00f9 grossolani luoghi comuni che circolano nell&#8217;opinione pubblica a proposito del lavoro degli insegnanti e dei supposti &#8220;privilegi&#8221; di cui (si presume che) godrebbe la categoria.<\/div>\n<h3 dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">I peggio pagati in Europa<\/h3>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Dopo le riflessioni fin qui svolte, occorre far ben presente come il personale docente, che in tanti si figurano come una massa di &#8220;nullafacenti&#8221; e di &#8220;privilegiati&#8221;, non sia adeguatamente ed equamente retribuito e valorizzato. Intendo riferirmi non soltanto allo scarso rilievo ed al prestigio sociale e morale, che ormai la mentalit\u00e0 della gente comune riconosce alla professione docente, bens\u00ec soprattutto al temine &#8220;valore&#8221; inteso in un senso marxiano, vale a dire da un punto di vista squisitamente economico-materiale. Insomma, occorre mettere mano al budget ministeriale per incrementare in modo adeguato gli stipendi mensili concessi agli insegnanti italiani, che risultano i meno pagati in Europa. Si spieghi come un insegnante che oggi percepisce un salario medio che si aggiri attorno ai 1200 euro mensili, al netto delle imposte fiscali che lo Stato trattiene direttamente alla fonte stipendiale, possa concedersi il lusso di acquistare dei libri, o corsi di formazione professionale, nonch\u00e9 materiali didattici e sussidi tecnologici e multimediali, utili ed indispensabili ad un normale svolgimento del proprio lavoro, o al proprio aggiornamento professionale.<\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Certo, si obietter\u00e0 facilmente che il bonus docente di 500 euro all&#8217;anno, \u00e8 stato introdotto per questa finalit\u00e0. Ma \u00e8 una misura tampone, che non pu\u00f2 bastare a colmare, o sanare le difficolt\u00e0 economiche in cui versano oggi molti insegnanti, alle prese con il menage familiare quotidiano. Ho menzionato un caso assai dozzinale, quanto emblematico, che tutti sono in grado di valutare mediante un calcolo matematico approssimativo, per comprendere il valore e le spese derivanti dallo studio e da un serio aggiornamento professionale come l&#8217;insegnamento. \u00c8 un impegno non soltanto faticoso sotto il profilo mentale, ma oneroso sul piano economico. Per cui non \u00e8 pi\u00f9 alla portata della maggior parte degli insegnanti italiani. I quali, ripeto, rappresentano i peggio pagati in Europa.<\/div>\n<h3 dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Progettifici scolastici<\/h3>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Altro problema serio, avvertito dal corpo docente, \u00e8 quello delle cosiddette &#8220;attivit\u00e0 aggiuntive&#8221; a carattere non obbligatorio, ossia gli impegni progettuali extra-curricolari, come i PON e POR finanziati con fondi europei, nazionali e\/o regionali. Nel delicato settore dell&#8217;istruzione i criteri di quantit\u00e0 e di qualit\u00e0 sono difficilmente compatibili tra loro, nel senso che l&#8217;una voce esclude l&#8217;altra. Per cui le singole istituzioni scolastiche si vanno trasformando in veri e propri &#8220;progettifici scolastici&#8221;, con gravi, negative ed inevitabili ripercussioni sulla qualit\u00e0 della didattica, sul successo della formazione e sul valore educativo delle giovani generazioni. Personalmente, sono contro i &#8220;progettifici&#8221;, non per rivendicazioni ideologiche astratte, bens\u00ec per ragioni assai concrete correlate alla mia esperienza diretta. Nulla mi impedirebbe di essere a favore dei progetti di qualit\u00e0, purch\u00e9 siano realizzati seriamente; tuttavia, nel contempo sono cosciente che i casi davvero virtuosi sono eccezioni assai rare. I &#8220;progettifici scolastici&#8221; si caratterizzano in modo negativo per vari motivi, anzitutto per la scarsa intelligenza creativa e trasparenza non solo procedurale, per un livello di grave inadeguatezza degli interventi attuati, per un&#8217;esigua rispondenza alle reali esigenze psicologiche, emotive, formative, culturali e sociali degli studenti, mentre obbediscono a logiche meramente affaristiche, utilitariste ed aziendalistiche. Per non parlare anche dei frequenti strappi alle regole, delle reiterate violazioni di norme e dei diritti sanciti dalla legge, delle pesanti scorrettezze ed abusi commessi all&#8217;interno delle singole scuole, derivanti da invidie o rivalit\u00e0 individualiste, o altre meschinit\u00e0 e grettezze di origine piccolo-borghese.<\/div>\n<h3 dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Trasparenza e democrazia collegiale<\/h3>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Veniamo ad una questione essenziale, che investe la scarsa trasparenza nella gestione politico-amministrativa ed economico-finanziaria dei fondi distribuiti alle scuole e al tema della democrazia collegiale che versa in condizioni estremamente fragili, critiche e decadenti. Dall&#8217;emanazione, nel 1974, dei Decreti Delegati che istituirono forme e strumenti di democrazia collegiale nella scuola italiana, la partecipazione alla vita, al funzionamento e all&#8217;organizzazione degli organi collegiali si \u00e8 progressivamente ridimensionata, fino ad un deterioramento che ha svuotato tali canali e strumenti preziosi di democrazia diretta e partecipativa soltanto sulla carta. Oramai il potere decisionale detenuto all&#8217;interno degli organi collegiali (Consiglio di Istituto, Collegio dei docenti, Consiglio di classe, interclasse e\/o di intersezione) esclude sempre pi\u00f9 la maggior parte delle famiglie, degli studenti, del personale docente e non docente, da una prassi effettiva. Infatti, l&#8217;esercizio del potere politico-decisionale nelle singole scuole \u00e8 oggi riservato ad una cerchia oligarchica assai ristretta formata dal Dirigente e dai suoi pi\u00f9 stretti e fidati collaboratori.<\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Basta esaminare il caso emblematico di un organo collegiale come il Collegio dei docenti. Un tempo, il Collegio dei docenti era la sede deputata a discutere e decidere degli argomenti pi\u00f9 elevati, delle tematiche psico-pedagogiche e didattiche, per cui gli insegnanti, specie i pi\u00f9 motivati, preparati e coscienti, avevano il modo di confrontarsi e di maturare sotto il profilo intellettuale e professionale. Oggi i Collegi dei docenti sono ridotti a centri di ratifica formale delle decisioni assunte dai Dirigenti scolastici e dai loro collaboratori. Tale avallo avviene, in genere, con modalit\u00e0 procedurali acritiche ed esautoranti, che negano ed umiliano la dignit\u00e0 e la sovranit\u00e0 dei Collegi stessi. In pratica, i Collegi dei docenti sono diventati il luogo pi\u00f9 alienante e passivizzante in cui si dibatte di questioni di ordine squisitamente finanziario, ma senza la dovuta trasparenza informativa, senza fornire le informazioni relative ai vari budget effettivi di spesa delle scuole. In altri termini, i Collegi dei docenti oggi avallano senza nemmeno conoscere fino in fondo l&#8217;oggetto che viene sottoposto all&#8217;attenzione degli organi collegiali, vale a dire le somme ed i finanziamenti, in alcuni casi cospicui, che poi vengono distribuiti a beneficio di un&#8217;esigua minoranza di colleghi, che coincide con la cerchia formata dallo &#8220;staff dirigenziale&#8221;.<\/div>\n<h2 dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Autonomia della scuola<\/h2>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Da oltre 20 anni la scuola pubblica italiana assiste ad un inarrestabile declino e indebolimento della democrazia collegiale partecipativa, della stessa democrazia sindacale e degli spazi di libert\u00e0 e di legalit\u00e0 vigenti al suo interno. Tale processo di logoramento involutivo in un senso autoritario ed antidemocratico, \u00e8 riconducibile ai colpi letali inferti nel corso degli ultimi lustri, direi senza &#8220;soluzione di continuit\u00e0&#8221;, dai governi che si sono succeduti in Italia, sia di centro-sinistra che di centro-destra: dalla &#8220;riforma Moratti&#8221; alla &#8220;Buona scuola&#8221; di Renzi e Giannini, con una sorta di escalation nefasta e devastante. Nel caso specifico, le principali responsabilit\u00e0 a livello politico-istituzionale, di tale decadimento, sono da ricercare in alcuni passaggi storico-legislativi: in primis, l&#8217;istituzione della cd. &#8220;autonomia scolastica&#8221; in seguito l&#8217;applicazione della legge n. 53\/2003, meglio nota come &#8220;riforma Moratti&#8221;, poi della &#8220;riforma Gelmini&#8221; fino alla legge 107 del 2015, meglio nota come &#8220;Buona scuola&#8221;. Negli ultimi 20 anni \u00e8 stato possibile toccare con mano le pesanti ripercussioni derivanti dall&#8217;avvento della succitata &#8220;autonomia&#8221; e dall&#8217;applicazione di quelle &#8220;riforme&#8221;, che non hanno sortito esiti apprezzabili in termini di apertura virtuosa delle scuole alle reali esigenze del territorio.<\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">La mera formulazione a livello giuridico di una fantomatica &#8220;autonomia&#8221;, non ha stimolato le singole scuole ad esercitare un ruolo incisivo e trainante, di intervento critico-costruttivo e di promozione culturale rispetto al contesto politico ed economico-sociale di riferimento. Anzi, in molti casi, le istituzioni scolastiche ribattezzate come &#8220;autonome&#8221;, hanno assunto una posizione subalterna ai centri di potere vigenti nelle realt\u00e0 locali, anzitutto alle Pubbliche Amministrazioni, che si sono rivelate inette o restie a supportare finanziariamente un arricchimento della qualit\u00e0 dell&#8217;offerta formativa delle scuole. A tutto ci\u00f2 si aggiunga un progressivo imbarbarimento dei rapporti interpersonali, sindacali e politici tra i lavoratori della scuola, diventata il teatrino di sempre pi\u00f9 estese e laceranti conflittualit\u00e0 interpersonali. Questi processi disgreganti sono la conseguenza prodotta proprio dalla tanto osannata &#8220;autonomia&#8221;, nella misura in cui un simile provvedimento normativo non ha generato un assetto organizzativo stabile, equo, efficiente, ma in molti casi ha generato soprattutto contrasti, confusione, assenza di certezze, violazione di norme e diritti, a livello anzitutto sindacale e collegiale, favorendo ed incentivando atti e comportamenti furbeschi ed arroganti, esasperando un clima di arrivismo ed accesa competizione per fini prettamente venali ed egoistici perseguiti da parte di minoranze.<\/div>\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify;\">Lucio Garofalo, insegnante<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggi qui altre notizie su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.oggiscuola.com\/\">OggiScuola<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguici anche sulla nostra pagina social\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/OggiScuolait-455191524664401\/?epa=SEARCH_BOX\">Facebook<\/a>\u00a0e sul profilo ufficiale\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/oggiscuola\">Twitter<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sta per avviarsi il nuovo anno scolastico e vorrei riassumere, in una sorta di &#8220;saggio manualistico&#8221; pi\u00f9 o meno schematico, quelli che, dal punto di vista di un insegnante che vive il mondo della scuola, costituiscono i problemi pi\u00f9 seri che assillano ed inficiano pesantemente la vita e il funzionamento dell&#8217;istruzione italiana. 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