{"id":61367,"date":"2019-08-28T15:40:34","date_gmt":"2019-08-28T13:40:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=61367"},"modified":"2019-08-29T13:26:14","modified_gmt":"2019-08-29T11:26:14","slug":"prima-emergenza-in-italia-lanalfabetismo-istituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2019\/08\/28\/prima-emergenza-in-italia-lanalfabetismo-istituzionale\/","title":{"rendered":"La prima emergenza in Italia? L&#8217;analfabetismo istituzionale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Quando si sente parlare di &#8220;emergenza&#8221; il primo tema che viene in mente \u00e8 quello dei migranti. Complici tanti titoli di giornale al grido di &#8220;emergenza sbarchi&#8221; o &#8220;emergenza immigrazione&#8221;, alla fine ci siamo convinti che quello degli stranieri in Italia sia effettivamente il primo problema da risolvere. Ma la realt\u00e0 \u00e8 ben diversa e le ultime ore lo dimostrano plasticamente: la vera emergenza nazionale \u00e8<strong> l&#8217;analfabetismo<\/strong>. Non quello funzionale, di cui tanto si parla in riferimento a chi non riesce a comprendere un testo dotato di un livello minimo di complessit\u00e0. Ma <strong>l&#8217;analfabetismo istituzionale<\/strong>, cio\u00e8 la mancanza delle conoscenze basilari di come funziona l&#8217;ordinamento giuridico e istituzionale del nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul fatto che quella migratoria non sia una vera emergenza, quanto piuttosto una distorsione nella percezione del fenomeno, non serve spendere troppe parole. Gli sbarchi, perch\u00e9 di quello si tratta, sono in calo costante dal 2016, quando effettivamente c&#8217;\u00e8 stato il picco di arrivi dalla rotta del Mediterraneo centrale. L&#8217;emergenza, questo \u00e8 il dato, \u00e8 <strong>pi\u00f9 percepita che reale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso tipo di disfunzione sembra influenzare la percezione che l&#8217;italico popolo ha del funzionamento istituzionale del Paese. Basta scartabellare tra i social o ascoltare qualche chiacchiera da bar nei giorni di questa strana (stranissima) crisi di governo agostana. Quello che emerge \u00e8 un quadro desolante, dove <strong>la tifoseria politica sovrasta nettamente la corretta conoscenza delle istituzioni<\/strong>.<\/p>\n<h3>La vera emergenza \u00e8 l&#8217;analfabetismo istituzionale: cronache di una crisi<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo il caso delle elezioni, invocate a gran voce da partiti come Lega e Fratelli D&#8217;Italia. &#8220;La sovranit\u00e0 appartiene al popolo&#8221; si sente ripetere a ogni pi\u00e8 sospinto in certi ambienti, commenti e tweet, citando l&#8217;articolo 1 della Costituzione repubblicana. Peccato che, dopo la parola &#8220;popolo&#8221;, nel testo costituzionale ci sia una virgola. Una virgola minuscola che per\u00f2 pesa come un macigno, non tanto per il segno di interpunzione in s\u00e9 quanto per quello che segue. &#8220;La sovranit\u00e0 appartiene al popolo &#8211; si legge &#8211; che la esercita nelle <strong>forme<\/strong> e nei <strong>limiti<\/strong> della Costituzione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle &#8220;forme&#8221; e quei &#8220;limiti&#8221; di cui parla la carta fondamentale <strong>non sono elementi accessori<\/strong>. Fanno parte, al contrario, di quel sistema di <strong>pesi e contrappesi<\/strong> pensato dai nostri padri per non concentrare troppo potere in un solo organo istituzionale. Non \u00e8 un caso se nelle ultime settimane in molti non facciano lo sforzo, o evitino deliberatamente, di <strong>andar oltre quella virgola<\/strong>. In questo senso, \u00e8 nelle prerogative del Presidente della Repubblica, che in questi giorni si sta confrontando con i partiti per formare un possibile nuovo governo, fare un giro di consultazioni e poi &#8211; se constata che non c&#8217;\u00e8 una nuova maggioranza &#8211;<strong> sciogliere le camere e far tornare il paese al voto<\/strong>. Non lo decidono i singoli partiti, o le piazze urlanti.<\/p>\n<h3>Istituzionale e politico: una distinzione importante<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ma l&#8217;attuale parlamento non rispecchia pi\u00f9 la volont\u00e0 degli italiani&#8221;, obiettano i critici, utilizzando <strong>sondaggi<\/strong> e <strong>risultati delle Europee<\/strong> per dire che la Lega di Matteo Salvini meriterebbe coi suoi numeri di tornare al governo (pur avendo innescato la crisi con le proprie mani) o che si torni al voto come richiede il leader leghista. Ebbene, sono entrambi ragionamenti puramente <strong>politici<\/strong>, non <strong>istituzionali<\/strong> o <strong>costituzionali<\/strong>. Quando nel 1979 si tennero le prime elezioni per il Parlamento Europeo la nostra costituzione aveva gi\u00e0 superato i 30 anni di vita, come pure la Repubblica stessa. Ergo, i risultati delle elezioni di maggio 2019 danno un segnale politico importante, certo, ma <strong>non vincolano in alcun modo le istituzioni italiane<\/strong>. Figuriamoci poi i sondaggi, che oggi sembrano essere l&#8217;unica vera bussola con la quale si orientano i partiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0, <strong>i partiti<\/strong>. Molto spesso si legge in giro che un ministro pu\u00f2 fare sostanzialmente quello che vuole nel momento in cui fa parte di un grosso partito, che quindi rappresenta una buona fetta del &#8220;popolo italiano&#8221;. Si tratta di un errore grossolano, dal momento che <strong>il ministero che il politico in questione presiede \u00e8 un&#8217;istituzione<\/strong> &#8211; che \u00e8 di tutti e rappresenta tutti &#8211; mentre il partito \u00e8 una privata associazione di cittadini, liberi di mettersi insieme (art.18) e concorrere alle elezioni. Privata, dunque, non di tutti, e quindi non un&#8217;istituzione come i ministeri, il parlamento, il governo e il Quirinale.<\/p>\n<h3>Cosa sono i partiti: la lezione della storia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Confondere il partito con le istituzioni, o peggio ancora con lo Stato, \u00e8 <strong>una pericolosa deriva<\/strong> che odora di maoismo o di nazionalsocialismo. A seconda dei gusti. Peggio ancora \u00e8 ritenere <strong>il consenso l&#8217;unica forma di legittimit\u00e0<\/strong>, come capitato tutte le volte in cui il governo gialloverde si \u00e8 visto criticato in qualche modo da organismi non eletti come Bankitalia, Inps e ragioneria dello Stato. &#8220;Si presenti alle elezioni &#8211; era la risposta &#8211; e vediamo quanti voti prende&#8221;. Ecco, <strong>questo \u00e8 analfabetismo istituzionale<\/strong>. Anche gli organi non eletti, i cui quadri si formano quasi sempre tramite concorsi volti a verificarne la competenza, fanno parte legittimamente di quel sistema di pesi e contrappesi di cui sopra. Zittirli usando il consenso dei partiti come bavaglio \u00e8 <strong>un&#8217;assurdit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un aneddoto raccontato dal giornalista Indro Montanelli davvero utile per capire queste distinzioni. Dal 1948 al 1955, presidente della Repubblica fu Luigi Einaudi. I due allora capigruppo della Democrazia Cristiana al Senato e alla Camera &#8211; tra i quali un giovanissimo Aldo Moro &#8211; commisero un grave errore: quello di sostituire &#8220;d&#8217;ufficio&#8221; il ministro dell&#8217;agricoltura con un altro esponente Dc, scavalcando in un colpo solo il presidente del consiglio e il Capo dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato che\u00a0 &#8211; secondo l&#8217;articolo 92 della Costituzione &#8211; i ministri sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, Einaudi convoc\u00f2 i due democristiani per far capir loro che il partito non contava nulla, istituzionalmente parlando. Quel ministero era ed \u00e8 ancora <strong>un&#8217;istituzione di tutti<\/strong>, non del partito (che alle elezioni tra l&#8217;altro aveva preso il 48% dei seggi). I due capigruppo vennero mandati via dal Quirinale in silenzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Dc di allora, come i partiti di oggi, sono <strong>entit\u00e0 private che non possono imporre le proprie logiche all&#8217;alveo istituzionale<\/strong>.<\/p>\n<h3>Il caso Rousseau: non istituzionale<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; il caso della piattaforma Rousseau, alla quale il Movimento 5 stelle intende affidare di fatto l&#8217;accettazione del programma elettorale per la nuova alleanza di governo col PD. Talune &#8220;iniezioni&#8221; di democrazia diretta nel nostro sistema rappresentativo vanno bene, ma non si pu\u00f2 <strong>legittimare come istituzione<\/strong> &#8211; di tutti e che influisce su tutti &#8211; quella che \u00e8 una pratica interna ad un partito, affidata tra l&#8217;altro <strong>ad una piattaforma privata<\/strong>. Specie se questo significa mettere in attesa la pi\u00f9 alta carica dello Stato dopo quasi due settimane di consultazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse aveva ragione lo stesso Montanelli, quando diceva che &#8220;gli italiani sono un popolo di contemporanei&#8221;, troppo pigri per conoscere il passato e fin troppo ignoranti per costruire un futuro.<\/p>\n<div class=\"bdaia-post-title\">\n<p>Leggi qui altre notizie su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.oggiscuola.com\/\">OggiScuola<\/a><\/p>\n<p>Seguici anche sulla nostra pagina social\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/OggiScuolait-455191524664401\/?epa=SEARCH_BOX\">Facebook<\/a>\u00a0e sul profilo ufficiale\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/oggiscuola\">Twitter<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ctrl-c.cc\/?5IDKkjCl0GjmmkHKWKBL3K9m2gwheG9GOJ4LSgUI1hlhJHCKkJkKEmWjdhJl0kglKJOLDi7hnGoJ7G0mFLHL5mZMLk4M6mwkhlAjlK0W71NK177wx0K0\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" border=\"0\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si sente parlare di &#8220;emergenza&#8221; il primo tema che viene in mente \u00e8 quello dei migranti. 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