{"id":56985,"date":"2019-06-08T12:33:22","date_gmt":"2019-06-08T10:33:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=56985"},"modified":"2019-06-08T12:33:22","modified_gmt":"2019-06-08T10:33:22","slug":"prof-lanno-prossimo-ci-sara-ancora-lei-speriamo-ragazzi-speriamo-la-lettera-di-un-precario-e-virale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2019\/06\/08\/prof-lanno-prossimo-ci-sara-ancora-lei-speriamo-ragazzi-speriamo-la-lettera-di-un-precario-e-virale\/","title":{"rendered":"&#8220;Prof l&#8217;anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei? Speriamo ragazzi, speriamo&#8230;&#8221;: la lettera di un precario \u00e8 virale"},"content":{"rendered":"<div class=\"_1t_p clearfix\">\n<div class=\"_41ud\">\n<div class=\"clearfix _o46 _3erg _3i_m _nd_ direction_ltr text_align_ltr\">\n<div id=\"js_152\" class=\"_3058 _ui9 _hh7 _6ybn _s1- _52mr _43by _3oh-\" data-tooltip-content=\"Venerd\u00ec 14:22\" data-hover=\"tooltip\" data-tooltip-position=\"right\" aria-describedby=\"js_d9\">\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><strong><span class=\"_3oh- _58nk\">AI MIEI STUDENTI <\/span><\/strong><\/div>\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><strong><span class=\"_3oh- _58nk\">E&#8217; quell&#8217;arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso&#8230;) <\/span><\/strong><\/div>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><span class=\"_3oh- _58nk\">E&#8217; finita. Anche quest&#8217;anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l&#8217;altro giorno: &#8220;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&#8221;. Ma si vedeva che stavate scherzando&#8230; Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico. E vi ho detto &#8220;Ma che dite?&#8221;. Non \u00e8 facile, per i professori come me &#8211; precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto &#8211; spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile.<\/span><\/div>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<h3 tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\">LA FINE<\/h3>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><span class=\"_3oh- _58nk\"> Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell&#8217;altro, ma quel tempo non ce l&#8217;hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &#8220;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&#8221;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &#8220;Prof, ma l&#8217;anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&#8221;, e cos\u00ec dici: &#8220;Speriamo, ragazzi, speriamo&#8230;&#8221;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari&#8230;<\/span><\/div>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<h3 tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\">L&#8217;ULTIMA ORA DI LEZIONE<\/h3>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><span class=\"_3oh- _58nk\">E l&#8217;ultima ora di lezione dell&#8217;anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale. E ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti. E dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti. E che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare. E che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare. Ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l&#8217;antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili. Osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l&#8217;ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra. Uno a uno. Quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni. E dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest&#8217;anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l&#8217;anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo&#8230; E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero. E che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa. E ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima.<\/span><\/div>\n<\/div>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<h3 tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\">CIAO PROF<\/h3>\n<div id=\"js_152\" class=\"_3058 _ui9 _hh7 _6ybn _s1- _52mr _43by _3oh-\" data-tooltip-content=\"Venerd\u00ec 14:22\" data-hover=\"tooltip\" data-tooltip-position=\"right\" aria-describedby=\"js_d9\">\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><span class=\"_3oh- _58nk\">E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &#8220;Ciao Prof!&#8221; e ti commuovi, e prendi la tua borsa. Restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella. E stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te. Perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani. Ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa. E non tanto per i soldi. Perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco. In quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto. Nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l&#8217;ha ancora fatta. E a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l&#8217;anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai&#8230;e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi.<\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<h3 tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\">UNA METEORA, NON UN PIANETA<\/h3>\n<div class=\"_41ud\">\n<div class=\"clearfix _o46 _3erg _3i_m _nd_ direction_ltr text_align_ltr\">\n<div id=\"js_152\" class=\"_3058 _ui9 _hh7 _6ybn _s1- _52mr _43by _3oh-\" data-tooltip-content=\"Venerd\u00ec 14:22\" data-hover=\"tooltip\" data-tooltip-position=\"right\" aria-describedby=\"js_d9\">\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><span class=\"_3oh- _58nk\">Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio&#8230;ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &#8220;a posto&#8221;. E che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &#8220;ciao, ragazzi, buona estate&#8221;. E&#8217; quell&#8217;arrivederci, che manca. Capite? E&#8217; una parola piccola, ma c&#8217;\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie. Ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati. E di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale. Io l&#8217;arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. <\/span><\/div>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><\/div>\n<div class=\"_aok\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. Il vostro professore Simone Stabilini #scuola #studenti #arrivederci #professore #sentimento (foto dal web)\"><strong><span class=\"_3oh- _58nk\">Il vostro professore Simone Stabilini<br \/>\n<\/span><\/strong><\/div>\n<div tabindex=\"0\" aria-label=\"Simone StabiliniMi piace 33 min \u00b7 AI MIEI STUDENTI E' quell'arrivederci, che manca (ma io ve lo dico lo stesso...) Giugno 2019 E' finita. Anche quest'anno \u00e8 finita. Mi avete chiesto, scanzonati, l'altro giorno: &quot;Prof, \u00e8 felice di non rivederci pi\u00f9?&quot;. Ma si vedeva che stavate scherzando... Io ho mascherato con un sorriso quel misto di amarezza e speranza che mi accompagna alla fine di ogni anno scolastico, e vi ho detto &quot;Ma che dite?&quot;. Non \u00e8 facile, per i professori come me - precarissimi e chiss\u00e0 ancora per quanto - spiegare la sensazione che alla fine di ogni anno scolastico ti coglie. Non \u00e8 facile. Alla fine pensi che se avessi avuto pi\u00f9 tempo, avresti potuto fare questo, e quello, e quell'altro, ma quel tempo non ce l'hai e non lo avrai pi\u00f9. Pensi che ti sarebbe piaciuto dire &quot;Arrivederci, ragazzi, ci vediamo a Settembre&quot;, e invece non puoi farlo, perch\u00e9 non lo sai, a Settembre, cosa succeder\u00e0. E pensi che ogni benedetto anno non hai modo di rispondere alla domanda degli studenti: &quot;Prof, ma l'anno prossimo ci sar\u00e0 ancora lei?&quot;, e cos\u00ec dici: &quot;Speriamo, ragazzi, speriamo...&quot;. E ti tornano in mente i momenti, ti tornano in mente i giorni, e le settimane, e i mesi, e ogni anno pensi che infine hai avuto due famiglie: la tua, e quella dei tuoi studenti. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec: sei un professionista della didattica e della docimologia, cerchi di essere razionale, ma la testa senza il cuore non serve a niente, e dentro a tutto ci devi mettere anche il cuore, altrimenti un lavoro come il mio \u00e8 meglio che tu non lo faccia. E la Pedagogia della Scuola alcune volte predica bene ma razzola male, perch\u00e9 come fai a non affezionarti alle tue classi? Ci passi pi\u00f9 tempo che con i tuoi cari... E l'ultima ora di lezione dell'anno ti siedi davanti alla classe, zitta come la folla a un funerale, e ti permetti di prenderti del tempo per parlare ai cuori degli studenti, e dici che ti aspetti che ciascuno di loro metta a frutto i suoi talenti, e che tu, a 37 anni, ancora stai studiando perch\u00e9 sai di non essere bravo abbastanza e di potere migliorare, e che le difficolt\u00e0 nella vita sono sfide, e noi siamo combattenti e le sfide non ci fanno paura, e cose cos\u00ec. Speri di convincerli, o almeno di non farli addormentare...ma pi\u00f9 di tutto, mentre lo dici, speri che gli studenti capiscano l'antifona, e ricacciando dentro le lacrime, che scavano solchi invisibili, osservi i volti di ciascuno di loro e ci vedi il futuro. E l'ultima ora di lezione, negli ultimi minuti, chiami alla cattedra, uno a uno, quegli studenti pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che sai che verranno rimandati per svariatissime ragioni, e dici: ascolta, tu non sei i tuoi voti, quest'anno \u00e8 andata cos\u00ec, ma l'anno prossimo mi aspetto grandi cose, da te, perch\u00e9 io ci credo... E loro guardano i basso, il pavimento, e tu gli dici: eh no, testa alta, reset and restart, come quando riavvii il computer. E poi suona la campana, e senti il boato, e capisci che \u00e8 finita davvero, e che non incontrerai pi\u00f9 quella collega che per una volta nella tua vita ti ha fatto sentire parte di qualcosa, e ti viene il nodo alla gola, perch\u00e9 ogni volta ripartire \u00e8 durissima, durissima. E guardi gli studenti correre gi\u00f9 per le scale, e li senti urlarti &quot;Ciao Prof!&quot; e ti commuovi, e prendi la tua borsa, restituisci la chiave del cassetto della sala docenti alla bidella, e stringi le mani di rito e te ne vai, mentre, in quel momento, dai il peggio di te - perch\u00e9 s\u00ec, ragazzi, anche i professori sono esseri umani - ed esce quel lato che cerchi di controllare ogni momento, e provi invidia. In quel momento l\u00ec, uno come me prova invidia verso i colleghi che hanno cattedra fissa, e non tanto per i soldi, perch\u00e9 a uno Stabilini non gliene frega tanto, dei soldi, ch\u00e9 gli basta poco: in quel momento, uno come me prova invidia perch\u00e9 pensa che nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante anni e anni di studi, di trasferimenti, di corse, di speranze, di denti stretti, di ansia per il futuro, non ce l'ha ancora fatta e a 37 anni, o 40 o anche 50 a volte, ogni anno, deve solo sperare che ci sia qualche possibilit\u00e0, l'anno nuovo, per poter fare ci\u00f2 che ha inseguito per tutta la vita ma che, per le pi\u00f9 svariate ragioni, ancora non ha potuto stringere definitivamente fra le mani. Ci sar\u00e0 il concorso? Non ci sar\u00e0? Non lo sai...e vai avanti. E lo fai al meglio che puoi. Ovvio che a volte sbagli, mica sei Dio...ma ce la metti tutta. Ce la metti proprio tutta. Anche se sei una meteora, e non un pianeta. E ogni volta, uscendo dalla porta, pensi che chi lo sa se tuo padre riuscir\u00e0 a vederti &quot;a posto&quot;... e che chi lo sa per quanto tempo ancora, anzich\u00e9 arrivederci, agli studenti dovrai dire &quot;ciao, ragazzi, buona estate&quot;. E' quell'arrivederci, che manca. Capite? E' una parola piccola, ma c'\u00e8 dentro tanto. Ma non fa niente, ragazzi, non fa niente. Queste sono solo inezie: ogni volta che mi coglie il sentimento, mi guardo in giro e penso che alla fine, come vi ho detto ieri, siamo tutti dei privilegiati, e di questo privilegio non ce ne accorgiamo. E non fa niente, ragazzi, se non vale: io l'arrivederci ve lo dico lo stesso. Arrivederci, ragazzi: avanti tutta. Avanti tutta. Che come dico sempre, siamo polvere, s\u00ec, ma polvere innamorata. 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