{"id":52305,"date":"2019-03-27T19:59:50","date_gmt":"2019-03-27T18:59:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=52305"},"modified":"2019-04-03T15:46:44","modified_gmt":"2019-04-03T13:46:44","slug":"programmi-da-medioevo-zero-incentivi-per-i-docenti-boldrin-la-scuola-va-rivoltata-da-cima-a-fondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2019\/03\/27\/programmi-da-medioevo-zero-incentivi-per-i-docenti-boldrin-la-scuola-va-rivoltata-da-cima-a-fondo\/","title":{"rendered":"Programmi da medioevo, zero incentivi per i docenti. Boldrin: &#8220;La scuola va rivoltata da cima a fondo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In un editoriale per <a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2019\/02\/05\/laureati-italiani-ecco-perche-non-trovate-lavoro-colpa-della-scuola-de\/40976\/\"><em>Linkiesta<\/em><\/a> intitolato \u201cLaureati italiani, ecco perch\u00e9 non trovate lavoro: colpa della scuola, delle imprese (e un po\u2019 pure vostra)\u201d, l\u2019economista <strong>Michele Boldrin<\/strong> tracciava qualche tempo fa un piccolo vademecum sui principali problemi del rapporto tra istruzione e mercato del lavoro nel nostro paese. Docente di economia alla <em>Washington University in St. Louis<\/em>, Oggi Scuola ha pensato di sentirlo direttamente per fargli qualche domanda.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019istruzione in Italia non d\u00e0 una formazione tale da fornire uno sbocco immediato nel mondo del lavoro. Pu\u00f2 dipendere dal fatto che l\u2019istruzione privata \u2013 per definizione pi\u00f9 connessa al mondo dell\u2019impresa \u2013 sia\u00a0 ancora una sorta di tab\u00f9?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che effettivamente lo sia ancora, ma il gap tra istruzione \u2013 scolastica e universitaria \u2013 e il mondo del lavoro dipende dai programmi ministeriali che in realt\u00e0 sono uguali sia per le istituzioni pubbliche che per le private. E\u2019 una questione di didattica, in altre parole. Per lungo tempo si \u00e8 pensato che il titolo di studio bastasse, specialmente per trovare un impiego nel settore pubblico. In questi ultimi anni, venendo un po\u2019 di pi\u00f9 in Italia, mi son reso conto che \u00e8 subentrata una forma di fatalismo per questa disconnessione tra titolo di studio e lavoro. Quasi di fastidio.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa mentalit\u00e0 dello sbocco lavorativo scontato nel settore pubblico non cozza con quella che in molti chiamano \u201csvolta aziendalista\u201d della scuola e dell\u2019universit\u00e0?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vuole, una svolta aziendalista nel senso brutto del termine effettivamente c\u2019\u00e8 stata. Le universit\u00e0 sono diventate dei diplomifici pi\u00f9 di quanto non lo fossero prima. In questo senso si. Non c\u2019\u00e8 stato, ad esempio, un adattamento dei programmi. L\u2019adozione del metodo Bologna (il 3+2) non \u00e8 stata fatta in modo adeguato. Poi ci sono le eccezioni, chiaramente. I politecnici di Milano, di Torino, le facolt\u00e0 di medicina a Padova, Pisa etc dove hanno lavorato bene. Ma nella stragrande maggioranza dei casi gli atenei hanno spezzettato i corsi, inventato decine di nomi a caso e li hanno chiamati diplomi e lauree magistrali.<\/p>\n<div style=\"width: 352px;\" class=\"wp-video\"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');<\/script><![endif]-->\n<video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-52305-1\" width=\"352\" height=\"288\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/oggiscuola.mp4?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/oggiscuola.mp4\">http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/oggiscuola.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se invece parliamo di aziendalismo con la solita critica da intellettuale dalla Magna Grecia, secondo cui la cultura non si compra, non serve per lavorare \u2013 come se fossimo tutti proprietari terrieri con schiavi che lavorano per noi mentre noi ci dedichiamo alla filosofia \u2013 beh, questa \u00e8 una stronzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019istruzione e l\u2019universit\u00e0 di massa servono innanzitutto per formare una persona in grado di sostenersi, di lavorare, di produrre e di essere utile agli altri. Che \u00e8 la precondizione per qualsiasi sviluppo culturale, perch\u00e9 se non sei capace a far medicine non sei capace neanche di capire Cicerone.<\/p>\n[contentcards url=&#8221;http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2018\/12\/19\/il-governo-toglie-allalternanza-per-dare-alle-scuole-private-in-arrivo-150-milioni-di-euro\/&#8221; target=&#8221;_blank&#8221;]\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Basta dare un\u2019occhiata a quanto spendono gli altri stati avanzati in istruzione, ricerca e innovazione<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia c\u2019\u00e8 una meccanismo avvitato su s\u00e9 stesso. La spesa per l\u2019istruzione \u00e8 bassa e mal gestita, gli incentivi per i docenti sono pessimi, da qui parte la giustificazione per continuare a tagliare e il tutto si \u00e8 avvitato. La reazione dovrebbe venire dal mondo della scuola, dove invece c\u2019\u00e8 solo passivit\u00e0 e rabbia. Questo moto d\u2019orgoglio dovrebbe venire da quella parte del mondo della scuola che ci tiene e che \u00e8 disposta ad accettare criteri che forse \u2013 tornando alla domanda precedente \u2013 sarebbero definiti aziendalisti. Cio\u00e8, in altri termini, si premia chi fa meglio.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Ecco, pi\u00f9 o meno intendevo anche quello&#8230;<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beh, se per criterio aziendalista si intende questo, allora non \u00e8 solo il criterio della scuola. E\u2019 il criterio dello sport, della vita in generale: chi fa meglio viene premiato in un modo o nell\u2019altro, semplicemente questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur avendo tantissimi amici vicini alla mia et\u00e0 che lavorano nel mondo della scuola, in questi anni non ho visto una reazione di orgoglio da parte loro. Dato che stabilire criteri di competizione e di premialit\u00e0 \u201crende pi\u00f9 difficile la giornata\u201d, credo che la grande maggioranza non ci provi nell\u2019ottica di mantenere il quieto vivere con gli altri colleghi. Invece si pu\u00f2 e si deve fare. Nel mio dipartimento \u2013 ad esempio \u2013 c\u2019\u00e8 competizione tra i docenti, spesso amici, ma non si vive un\u2019atmosfera tesa. Gli aumenti di stipendio che proponiamo al dean (equivalente a preside\/amministratore del college, <em>ndr<\/em>) li presentiamo riconoscendo che tra noi c\u2019\u00e8 chi fa di pi\u00f9 e chi fa di meno. Salvo casi di particolare narcisismo, le cose vanno in maniera pacifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un sistema di competizione gradevole si pu\u00f2 costruire, ma deve venire su iniziativa del corpo insegnante.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>E le famiglie che ruolo hanno?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019atteggiamento delle famiglie \u00e8 cambiato. Questa \u00e8 una questione culturale dovuta forse al fatto che i figli sono meno e quindi sono \u201cpi\u00f9 preziosi\u201d. Per\u00f2 devo dire che tanti giovani viziati ed incapaci di prendersi responsabilit\u00e0 come in Italia io, nel resto d\u2019Europa, non ne ho incontrati. Lo stesso vale per i genitori iperprotettivi e le varie forme di mammismo dilagante che stanno avendo un grosso e negativo impatto sulla scuola italiana. I provvedimenti legislativi possono fare poco o nulla in merito, ma \u00e8 assurdo trattare ragazzi di 15 o addirittura 20 anni come venivo trattato io a 7. Quando lo faccio osservare mi rispondono semplicemente \u201cEh, ma tutti fanno cos\u00ec\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Viceversa i docenti ci pensano cinque volte prima di qualsiasi rimprovero o correzione verso i ragazzi<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se hai una situazione in cui il genitore ti salta alla gola ed esiste una coalizione dei genitori contro di te \u00e8 chiaro che ci pensi e ci ripensi. Quello della scuola \u00e8 un meccanismo in cui gli incentivi sono tutti sbagliati. Da un lato il professore si sente dotato di poca dignit\u00e0 e potere. Dall\u2019altro c\u2019\u00e8 il tipico atteggiamento da funzionario pubblico: mi pagano dai 1300 ai 1600 euro al mese, perch\u00e9 mi devo impiccare su certe faccende? Se viceversa formo bene i miei ragazzi, che dopo 5 anni arrivano come i migliori all\u2019universit\u00e0, ma non ho alcun fattore premiale se non la soddisfazione personale e la benevolenza degli studenti, chi me lo fa fare? Se a tutto questo si aggiunge un ambiente familiare che rischia di diventarmi ostile ad ogni occasione, io ci rinuncio. Occorre che chi fa questo lavoro per passione ed \u00e8 disposto a misurarsi si coalizzi per una risposta dal basso.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>E la politica?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mi pare ci sia stata una sensibilit\u00e0 politica idonea. Se guardiamo alla \u201cBuona Scuola\u201d di Renzi era fatta di tante chiacchiere. L\u2019unica cosa ragionevole che c\u2019era, nella sostanza, era l\u2019idea di muovere i docenti sul territorio a seconda della domanda, e sappiamo com&#8217;\u00e8 finita. Non vedo questa sensibilit\u00e0 neanche in questo governo, che finora \u2013 mi pare \u2013 ha solo portato avanti l\u2019idea di ridurre la rilevanza di quella piccolissima valutazione del merito che era stata introdotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, il problema della scuola e della formazione per il mercato del lavoro in Italia \u00e8 un problema completamente abbandonato. Ma poi, ogni volta che qualche azienda rara si fa avanti sottolineando la necessit\u00e0 di cooperare, subito si parla di \u201caziendalismo\u201d. E\u2019 una reazione da proprietari terrieri, una reazione che andrebbe bene in un mondo in cui ad istruirsi \u00e8 il 2% della popolazione &#8211; possidenti, notai, conti e marchesi &#8211; che vive di rendita e si dedica alla filosofia e alla teologia morale, mentre la produzione \u00e8 affidata ai cafoni e ai manovali.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Passiamo all&#8217;uscita, in un certo senso, dal mondo del lavoro. Con Quota 100 si prevede un esodo di 70mila docenti. Cosa pensa, applicata alla scuola e non, di questa misura?<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto il male possibile. Nella scuola conferma quello che dicevo prima sul sistema degli incentivi che \u00e8 completamente sballato: la gente non ha motivazione perch\u00e9 non si prevedono stipendi pi\u00f9 alti se si lavora di pi\u00f9 e quindi va via. Sono anche piuttosto certo che ci saranno molte pi\u00f9 uscite al Sud. Anche se la Quota 100 prevede una riduzione percentuale abbastanza leggera della pensione \u2013 per me dovrebbe essere pi\u00f9 alta \u2013 nelle regioni del Mezzogiorno, dove il costo della vita \u00e8 pi\u00f9 basso, alla gente semplicemente conviene andare a casa prima. Perch\u00e9, se sei abbastanza giovane, ti puoi dare al mercato pi\u00f9 o meno sommerso delle ripetizioni, delle scuole private a tempo parziale etc. Questo alimenta una certa \u201cItalia furbetta\u201d che conosciamo.<\/p>\n[contentcards url=&#8221;http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2019\/03\/27\/quota-100-presentate-oltre-100mila-domande-di-pensionamento-dalla-scuola-ne-sono-attese-50mila\/&#8221; target=&#8221;_blank&#8221;]\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 della scuola, per\u00f2, \u00e8 un banale fatto di numeri. Visto l\u2019aumento dell\u2019aspettativa di vita, allungare la vita pensionistica mandando i lavoratori a casa prima vuol dire caricare i giovani di un peso sostanziale e dannoso. Andare in pensione a 60 anni vuol dire oggi aver davanti una vita in pensione di 25 o 30 anni e con un salario pari a quello di fine carriera, probabilmente il doppio di quello iniziale. Se si \u00e8 contribuito per un terzo dello stipendio per 40 anni di lavoro, 3 per 4 fa 12. In altre parole, si parla di 12 anni di contributi versati quando se ne riceveranno per 25 o 30 anni. La differenza tra queste cifre \u00e8 semplicemente rubata e andr\u00e0 pagata dai futuri cittadini. E\u2019 un vero e proprio furto intergenerazionale, legittimato da una politica che si compra i voti di quelli della mia et\u00e0 massacrando i ragazzi.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma la Quota 100 e il Reddito di Cittadinanza non dovrebbero favorire naturalmente un turnover?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 una cretinata. Ci sono milioni di studi che dicono il contrario. Quelli che sostengono tali posizioni sono dei cialtroni che mentono. Sono 40 anni che economisti di tutti i colori studiano questi fenomeni e non c\u2019\u00e8 nessun naturale turnover, se non nel settore pubblico qualora decida di fare la sostituzione 1 a 1. Ma anche questo \u00e8 dannoso, perch\u00e9 se sostituisco in questo modo non \u00e8 ovvio che la persona che io assumo sia un disoccupato. Molta della disoccupazione giovanile, va detto, ha a che fare con scarsa preparazione, scarse competenze e difficolt\u00e0 culturali e ambientali a muoversi. Se io mando in pensione tre insegnanti al centro di Napoli non \u00e8 detto che ci siano tre giovani laureati capaci di sostituirli. Ma ammesso che sia cos\u00ec, questo non toglie nulla a quanto dicevo prima: i tre che vanno in pensione dovranno essere mantenuti dai tre giovani assunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel settore privato, poi, la questione non esiste proprio. I pensionamenti sono sempre stati occasioni per ridurre i livelli occupazionali e basta. Quello che si fa con tre lavoratori si cerca di fare con due e coi soldi risparmiati si investe in macchinari, strutture etc. Il fatto \u00e8 questo: solo in Italia si pensa alla politica pensionistica come una maniera per creare posti di lavoro. Ci carichiamo di costi e trasformiamo in cittadini inutili e in vacanza persone perfettamente capaci di contribuire, per creare lavoro ai giovani? In realt\u00e0 bisognerebbe pensare a investimenti per riqualificarli etc. etc.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Anche il Reddito di Cittadinanza passa per una politica occupazionale\u2026<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00e0 uno dei pi\u00f9 grandi scandali nazionali. Lo capiremo quando vedremo cosa ne verr\u00e0 fuori tra qualche anno. Ritengo molto probabile che il RdC si trasformi in un enorme sottobosco clientelare. Ma comunque non \u00e8 politica occupazionale, al massimo \u00e8 una politica di sussidi.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Per concludere, quale futuro vede per la scuola italiana?<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un futuro come quello di tutto il Paese. Serve una reazione organica e interna di persone capaci e con un proprio senso di dignit\u00e0 professionale e personale, in grado di dire chiaramente che ci sono cose vecchie di cinquanta o cento anni (come i programmi) che vanno rivoltate da cima a fondo. Se non c\u2019\u00e8 questa reazione, contro criteri di funzionamento da paleolitico che rendono l\u2019istruzione inadatta al mondo in cui viviamo, la scuola italiana seguir\u00e0 la societ\u00e0 italiana nel suo complesso in un lento e progressivo declino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019implicazione drammatica nel lungo periodo della fuga dei ragazzi dall\u2019Italia \u00e8 la perdita di una frazione sostanziale e crescente dei pi\u00f9 capaci tra loro. Nella mia generazione erano, anzi eravamo, abbastanza in pochi a lasciare l\u2019Italia, ma questa tendenza \u00e8 aumentata in maniera vertiginosa. Questo \u00e8 un fatto drammatico, certamente, ma occorre sottolineare anche che quelli che rimangono tendono a concentrarsi in \u201cisole di eccellenza\u201d. Dal punto di vista urbano, ad esempio, Milano \u00e8 una vera e propria calamita per i pi\u00f9 ambiziosi e i pi\u00f9 dinamici tra i giovani. Nella scuola succede qualcosa di simile: la media generale finisce per degradare e si creano angoli di eccellenza che si distinguono. Tra questi, mi pare di vedere, tante scuole private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggi altre notizie su <a href=\"http:\/\/www.oggiscuola.com\">OggiScuola<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguici su <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/OggiScuolait-455191524664401\/?epa=SEARCH_BOX\">Facebook<\/a> e <a href=\"https:\/\/twitter.com\/oggiscuola\">Twitter<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un editoriale per Linkiesta intitolato \u201cLaureati italiani, ecco perch\u00e9 non trovate lavoro: colpa della scuola, delle imprese (e un po\u2019 pure vostra)\u201d, l\u2019economista Michele Boldrin tracciava qualche tempo fa un piccolo vademecum sui principali problemi del rapporto tra istruzione e mercato del lavoro nel nostro paese. 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