{"id":51947,"date":"2019-03-21T20:05:13","date_gmt":"2019-03-21T19:05:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=51947"},"modified":"2019-05-01T22:25:26","modified_gmt":"2019-05-01T20:25:26","slug":"dicono-che-non-sappiamo-fare-i-docenti-guai-se-dicessimo-che-non-sanno-fare-i-genitori-lo-sfogo-di-un-prof","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2019\/03\/21\/dicono-che-non-sappiamo-fare-i-docenti-guai-se-dicessimo-che-non-sanno-fare-i-genitori-lo-sfogo-di-un-prof\/","title":{"rendered":"&#8220;Dicono che non sappiamo fare i docenti, guai se dicessimo che non sanno fare i genitori&#8221;, lo sfogo di un prof"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>Marco Ernst<\/strong>, insegnante<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io ho iniziato ad insegnare molto presto, ero al terzo anno di universit\u00e0 e volevo, come tutti i giovani, una certa indipendenza economica. Allora per fare supplenze (di anche solo cinque giorni), non c\u2019era tutta la burocrazia di adesso. Bastava fare delle domande con la Olivetti lettera 22 e mandarle alle segreterie: se avevano bisogno ti chiamavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alternai supplenze di educazione fisica e matematica. Credendomi il depositario della Verit\u00e0. Salvo scoprire anno dopo anno che in tutti i mestieri si impara lavorando. E che quando si finisce si \u00e8 arrivati a meno della met\u00e0, se si ha voglia di migliorarsi. Altrimenti anche molto meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scuole dove avevo spedito, anzi portato a mano, le domande erano pi\u00f9 o meno nella mia zona. Scuole di periferia o, come si diceva allora, di frontiera. Seppure, data la giovane et\u00e0, andavo molto d\u2019accordo con i miei alunni, alcune classi erano piuttosto difficili: non esisteva sostegno e non c\u2019erano educatori, avevo in classe alunni con gravi ritardi mentali, con sindrome di Down, anche un sordomuto e senza sostegno (dislessia e quant\u2019altro, poi, erano pressoch\u00e9 sconosciute e l\u2019insegnante si doveva gestire tutto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019erano poi gli alunni difficili, alcuni con genitori in prigione, inesistenti, andati, eppure se avessi ora quelle classi \u201cdifficili\u201d mi sentirei un re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa \u00e8 cambiato? Le persone, i ragazzi? \u00c8 cambiata la societ\u00e0, il modo di vivere, la famiglia. Ricordo che quando andavo alle elementari i miei compagni erano quasi tutti figli di operai, avevamo tutti, per cos\u00ec dire, le pezze al\u2026 posteriore eppure le mamme erano a casa a provarci la lezione, ad accogliere i nostri amici che venivano a fare i compiti o noi quando andavamo dagli altri, anche quelle che avevano studiato meno dei figli, quelle convinte che la pugna non fosse una battaglia, ma la presina per le pentole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mamme erano a casa perch\u00e9 quasi nessuno aveva l\u2019automobile, pochi il televisore, alcuni tenevano ancora il burro sulla finestra in una tazza d\u2019acqua. Ora padri e madri lavorano entrambi a volte, s\u00ec, per sopravvivere, altre per avere la seconda auto, il terzo televisore ultrapiatto, il quinto smartphone. Ho alunni di undici anni che vengono a scuola con al collo il mazzo di chiavi di casa, perch\u00e9 quando escono da scuola non c\u2019\u00e8 nessuno a casa, neppure, sovente, nonne e tate che, comunque, servono come vigilanti ma non come educatrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, a sera, i genitori rientrano stanchi, ognuno mangia a ore diverse, poi via, una in sala col televisore, in padre nello studio col pc i figli in camera con le consolle. E l\u2019educazione? I valori? Il rispetto? La responsabilizzazione? Tutto \u00e8 affidato alla scuola, ma tutto non va mai bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le note disciplinari, va detto, non sono una punizione, anche se a volte noi insegnanti sbagliamo e le usiamo come minacci: smettila, siediti, taci o ti do una nota! Le note sono delle comunicazioni alle famiglie, delle richieste di collaborazione per risolvere un problema piccolo o grande che sia, ma spesso son prese dalle famiglie come un insulto, di certo come una seccatura: non sia mai che si debba prendere un\u2019ora di permesso al lavoro per andare ad un colloquio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora i genitori si arrabbiano, si sentono prevaricati, colti in fallo, si mettono in conflitto con l\u2019insegnante \u201cche ce l\u2019ha con mio figlio\u201d. Un insegnante non ce l\u2019ha mai con un ragazzino, perch\u00e9 vorrebbe dire porsi alla sua et\u00e0 mentale; certo si secca quando un alunno\/a impedisce a lui di fare il proprio lavoro, ma soprattutto sottrae tempo ai compagni. Alla fin fine non \u00e8 certo l\u2019insegnate la persona perfetta, per cui a volte sbotta, magari manda a quel paese l\u2019alunno ( io ho chiamato i miei solipsisti ed ho detto loro di andare a cercare su internet cosa vuole dire, gli ho detto anche che sono catisofobici: risultato, genitori dal preside, via mail, perch\u00e9 chiedere un permesso\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra che l\u2019insegnante non sia un collaboratore dei genitori, ma un nemico; ci sono madri che si lamentano di avere due figli e non si rendono conto cosa voglia dire averne venticinque! Si creano conflitti: genitori che chiedono la testa dei docenti per lesa maest\u00e0, insegnanti che alzano gli occhi al cielo ad ogni richiesta di colloquio. Ci sono genitori che dicono che il prof non sa fare il suo lavoro, ma guai se un insegnante dicesse loro che non sanno fare i genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una mamma ha esperienza genitoriale con un figlio, due, tre: un insegnante con centinaia, migliaia e poi magari ha anche dei figli, mentre pi\u00f9 raramente i genitori insegnano. \u00c8 uno scontro spesso insanabile, dovuto al fatto della presenza troppo pressante delle famiglie in un lavoro che non \u00e8 il loro, dovuto all\u2019opportunismo di dirigenti che non difendono i propri insegnanti ma preferiscono non mettersi contro le famiglie, non indagano neppure su ci\u00f2 che accade, non si meritano di andare e stare un\u2019ora in una classe a vedere come lavorano i propri docenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la scuola si vive male, ci si lavora male, ci si impara male; per fortuna non \u00e8 cos\u00ec al cento per cento, ma la percentuale \u00e8 comunque alta. Non ci sono ragazzi maleducati, ma spesso ineducati. Quando si accusano gli insegnanti di non tenere la disciplina, questo termine \u00e8 terribile, evoca scuole militari, punizioni, mentre la disciplina dovrebbe essere solo senso di responsabilit\u00e0 e valori. E questi non li pu\u00f2 dare un insegnate in due, sei, o anche otto ore alla settimana. Ma sono compito di chi ha scelto, si spera, di essere genitore ed ha il dovere morale di esserlo fino in fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrivo un richiamo sul diario, il giorno dopo chiedo di vedere la firma e mi sento rispondere. L\u2019ho detto a mio padre, ma non ha avuto tempo di firmare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Ernst, insegnante Io ho iniziato ad insegnare molto presto, ero al terzo anno di universit\u00e0 e volevo, come tutti i giovani, una certa indipendenza economica. Allora per fare supplenze (di anche solo cinque giorni), non c\u2019era tutta la burocrazia di adesso. 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