{"id":103992,"date":"2026-09-27T15:20:04","date_gmt":"2026-09-27T13:20:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=103992"},"modified":"2026-09-27T15:20:04","modified_gmt":"2026-09-27T13:20:04","slug":"la-scuola-non-si-misura-con-le-percentuali-servono-insegnanti-strumenti-e-sostegno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2026\/09\/27\/la-scuola-non-si-misura-con-le-percentuali-servono-insegnanti-strumenti-e-sostegno\/","title":{"rendered":"La scuola non si misura con le percentuali: servono insegnanti, strumenti e sostegno"},"content":{"rendered":"<p><em>La quota del 30 per cento pu\u00f2 essere uno strumento di programmazione, ma non pu\u00f2 diventare la risposta politica ai problemi della scuola. Prima dei numeri vengono le persone, le risorse, la sicurezza degli edifici e il riconoscimento del lavoro di chi ogni giorno tiene aperte le aule.<\/em><\/p>\n<p>di<em><strong> Mario Borrata<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il 24 settembre il governo Meloni ha approvato un decreto che fissa al 30 per cento il limite per alcune categorie di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi prime, a partire dall\u2019anno scolastico 2027\/28. Evitare che le difficolt\u00e0 linguistiche si concentrino tutte nella stessa aula \u00e8 un obiettivo serio. Fare di una percentuale il centro della risposta all\u2019integrazione, per\u00f2, \u00e8 una priorit\u00e0 sbagliata e una scelta politica comoda. Si annuncia in pochi secondi; molto pi\u00f9 difficile \u00e8 garantire ci\u00f2 che serve il giorno dopo, davanti a una classe.<\/p>\n<p>Occorre essere precisi: il limite non riguarda indistintamente tutti gli studenti privi di cittadinanza italiana. Nella primaria il decreto considera la nascita in Italia e la frequenza della scuola dell\u2019infanzia; nella secondaria, il percorso gi\u00e0 compiuto con esito positivo nel sistema scolastico nazionale. Il governo prevede inoltre una distribuzione tra scuole vicine quando le iscrizioni non consentono di rispettare la soglia. Proprio per questo va discusso il merito della misura.<\/p>\n<p>La cifra del 30 per cento, comunque, compariva gi\u00e0, di norma e con possibili deroghe, nella circolare ministeriale n. 2 del 2010. Il decreto introduce criteri diversi e una disciplina nuova, ma non risponde alla domanda decisiva: quante persone e quante ore in pi\u00f9 saranno presenti nelle scuole quando un ragazzo avr\u00e0 bisogno di imparare l\u2019italiano?<\/p>\n<p>Immaginiamo una studentessa arrivata da poco. Il primo giorno entra in un\u2019aula dove non conosce nessuno, capisce solo alcune parole e rinuncia a fare una domanda per paura di sbagliare. Non le basta sapere che nella sua classe la soglia \u00e8 rispettata. Ha bisogno di qualcuno che le insegni la lingua, di un insegnante che abbia il tempo di ascoltarla e di compagni con cui costruire fiducia. Dietro quel numero c\u2019\u00e8 anche il momento in cui decide se alzare la mano o restare in silenzio.<\/p>\n<p>Il decreto prevede risorse per attivit\u00e0 extracurricolari di potenziamento dell\u2019italiano. \u00c8 un intervento da valutare concretamente, ma i bisogni linguistici non aspettano la fine delle lezioni. Si manifestano mentre si legge un problema di matematica, si comprende una consegna o si prova a raccontare cosa \u00e8 successo a casa. Servono percorsi di italiano L2 durante la giornata scolastica, mediatori quando necessari e un\u2019organizzazione che non lasci il docente solo a improvvisare.<\/p>\n<p>La sfida non \u00e8 trovare un numero facile da ripetere in televisione. \u00c8 mettere un insegnante nelle condizioni di seguire chi \u00e8 appena arrivato senza sottrarre attenzione agli altri venti o venticinque ragazzi. Per farlo bisogna ridurre le classi troppo numerose nei contesti pi\u00f9 difficili, assicurare organici stabili e rafforzare il personale ATA. Chi parla di integrazione dovrebbe dire anche quante ore di lavoro qualificato intende finanziarla.<\/p>\n<p>La continuit\u00e0 educativa dipende da chi insegna. Ogni anno docenti precari cambiano scuola e studenti fragili devono ricominciare a fidarsi di un adulto nuovo. Retribuzioni adeguate, reclutamento meno tortuoso e percorsi di abilitazione economicamente accessibili non sono rivendicazioni lontane dai bambini: incidono sulla possibilit\u00e0 di avere professionisti preparati e presenti nel tempo.<\/p>\n<p>Edifici da mettere in sicurezza, spazi insufficienti, servizi territoriali che faticano a dialogare con le scuole. Se un ufficio distribuisce gli iscritti tra istituti limitrofi, bisogna sapere se l\u00ec esistono posti, collegamenti e condizioni per accoglierli. Il principio di prossimit\u00e0 scritto nel provvedimento \u00e8 importante; alle famiglie occorre garantire che sia praticabile.<\/p>\n<p>Anche il criterio scelto va verificato sul campo. Cittadinanza e padronanza dell\u2019italiano non coincidono; gli anni di frequenza aiutano a distinguere situazioni diverse, ma non sostituiscono una valutazione dei bisogni individuali. Un ragazzo pu\u00f2 conoscere la lingua e avere bisogno di sostegno per altre ragioni; un altro pu\u00f2 faticare nello studio pur non rientrando nel conteggio. Una politica pubblica deve vedere entrambi.<\/p>\n<p>Quante ore di italiano L2 saranno garantite durante l\u2019orario scolastico, quanti docenti e mediatori saranno disponibili nelle scuole che ne hanno pi\u00f9 bisogno e quali risorse permetteranno di ridurre le classi sovraffollate? \u00c8 su questi impegni, e sui loro risultati, che il governo dovrebbe accettare di essere giudicato.<\/p>\n<p>La scuola \u00e8 spesso l\u2019ultimo luogo in cui un ragazzo pu\u00f2 incontrare un adulto che non lo consideri un problema da spostare altrove. Difenderla significa dare a quell\u2019adulto tempo, colleghi e strumenti, e a quel ragazzo la possibilit\u00e0 di sentirsi parte della classe. Una soglia pu\u00f2 distribuire gli iscritti. Da sola non insegna una parola, non costruisce una relazione e non salva chi sta smettendo di credere di avere un posto tra i banchi.<\/p>\n<p>Io, da docente, questi ragazzi non li ho mai guardati attraverso il passaporto o il cognome. Ho visto ragazze e ragazzi con una storia, delle difficolt\u00e0, ma soprattutto con sogni, idee e ambizioni enormi. Ho visto studenti che chiedevano soltanto una possibilit\u00e0: imparare, crescere, sentirsi parte di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p>La scuola \u00e8 questo: \u00e8 il luogo dove un ragazzo pu\u00f2 trasformare il proprio futuro, dove una fragilit\u00e0 pu\u00f2 diventare una forza, dove si costruiscono cittadini prima ancora che studenti. \u00c8 una delle pi\u00f9 importanti alternative alla solitudine, all\u2019emarginazione e a quei percorsi di disagio che una societ\u00e0 dovrebbe prevenire prima ancora di doverli affrontare.<\/p>\n<p>Per questo il dibattito sulla scuola non pu\u00f2 fermarsi a una percentuale. Dietro ogni numero c\u2019\u00e8 una persona. E ogni persona merita una scuola che abbia gli strumenti per accompagnarla.<\/p>\n<p>Alla politica spetta una scelta: continuare a inseguire soluzioni che entrano nei titoli dei giornali oppure affrontare ci\u00f2 che gli insegnanti vedono ogni giorno nelle aule. La scuola non ha bisogno soltanto di nuove regole: ha bisogno di essere messa nelle condizioni di funzionare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La quota del 30 per cento pu\u00f2 essere uno strumento di programmazione, ma non pu\u00f2 diventare la risposta politica ai problemi della scuola. 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