{"id":103882,"date":"2026-08-25T14:55:35","date_gmt":"2026-08-25T12:55:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/?p=103882"},"modified":"2026-08-25T14:55:35","modified_gmt":"2026-08-25T12:55:35","slug":"pnrr-scuola-miliardi-spesi-innovazione-federistruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.oggiscuola.com\/web\/2026\/08\/25\/pnrr-scuola-miliardi-spesi-innovazione-federistruzione\/","title":{"rendered":"PNRR scuola, miliardi spesi ma l\u2019innovazione non si vede: la critica di FederIstruzione"},"content":{"rendered":"<p>Il PNRR ha portato nella scuola italiana una quantit\u00e0 di risorse difficilmente paragonabile agli interventi ordinari degli ultimi anni.<\/p>\n<p>Tra le principali misure nelle quali le\u00a0<strong>istituzioni scolastiche sono direttamente coinvolte come soggetti attuatori<\/strong>\u00a0figurano circa 1,5 miliardi per la riduzione dei divari e il contrasto alla dispersione scolastica, 800 milioni per la transizione digitale e la formazione del personale, 1,1 miliardi per nuove competenze e nuovi linguaggi e 2,1 miliardi per il Piano Scuola 4.0.<\/p>\n<p>In termini programmatici si tratta di\u00a0<strong>circa 5,5 miliardi di euro<\/strong>.<\/p>\n<p>Una cifra che avrebbe dovuto produrre non soltanto nuovi strumenti, ma una trasformazione strutturale della scuola: ambienti pi\u00f9 moderni, docenti pi\u00f9 formati, studenti maggiormente coinvolti e una capacit\u00e0 pi\u00f9 efficace di contrastare dispersione e disuguaglianze.<\/p>\n<p>Ma a distanza di anni dall&#8217;avvio dei programmi la domanda diventa inevitabile:<\/p>\n<p><strong>quanto di questa enorme disponibilit\u00e0 finanziaria \u00e8 diventato realmente innovazione percepibile nelle scuole?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 una domanda diversa da quella relativa alla regolarit\u00e0 della spesa.<\/p>\n<p>Un progetto pu\u00f2 essere finanziato, realizzato e correttamente rendicontato senza produrre necessariamente un cambiamento strutturale nella qualit\u00e0 dell&#8217;insegnamento.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio su questo punto che arriva la critica di\u00a0<strong>FederIstruzione<\/strong>.<\/p>\n<h2>Scarpellino: \u201cNon basta spendere, bisogna produrre un cambiamento nella scuola reale\u201d<\/h2>\n<p>Il Segretario Generale di FederIstruzione,\u00a0<strong>Antonio Scarpellino<\/strong>, esprime una valutazione fortemente critica nei confronti del modello attraverso il quale queste risorse sono state portate nelle istituzioni scolastiche.<\/p>\n<p>Secondo Scarpellino, il problema non \u00e8 l&#8217;ammontare delle risorse destinate alla scuola, che anzi rappresenta un&#8217;opportunit\u00e0 importante, ma\u00a0<strong>il metodo attraverso il quale il finanziamento viene trasformato in attivit\u00e0, progetti e spesa<\/strong>.<\/p>\n<p>La critica riguarda in particolare un meccanismo che, secondo FederIstruzione, avrebbe finito per privilegiare la necessit\u00e0 di\u00a0<strong>spendere e rendicontare entro scadenze prestabilite<\/strong>\u00a0rispetto alla costruzione di un progetto organico e pluriennale calibrato sulle specifiche esigenze della singola istituzione scolastica.<\/p>\n<p>Una posizione che si inserisce in una critica pi\u00f9 ampia gi\u00e0 espressa pubblicamente da Scarpellino nei confronti di provvedimenti ministeriali percepiti come troppo distanti dalla quotidianit\u00e0 delle classi e dalle esigenze concrete del personale.<\/p>\n<p>Il punto, nella lettura di FederIstruzione, \u00e8 sostanziale:<\/p>\n<blockquote><p><strong>il finanziamento non dovrebbe essere il punto di partenza della progettazione scolastica; dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale realizzare un progetto di miglioramento gi\u00e0 individuato.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 una distinzione che cambia radicalmente la prospettiva.<\/p>\n<h2>La \u201ccorsa alla spesa\u201d: quando la scadenza rischia di diventare il vero obiettivo<\/h2>\n<p>Il modello PNRR impone alle amministrazioni e ai soggetti attuatori una serie di obiettivi, scadenze, milestone, procedure e rendicontazioni.<\/p>\n<p>\u00c8 una necessit\u00e0 comprensibile quando si gestiscono risorse pubbliche di dimensioni cos\u00ec rilevanti.<\/p>\n<p>Ma proprio questo sistema pu\u00f2 produrre, secondo la critica di FederIstruzione, un effetto indesiderato:\u00a0<strong>la priorit\u00e0 amministrativa diventa la capacit\u00e0 di rispettare la scadenza di spesa, mentre la priorit\u00e0 educativa dovrebbe essere la qualit\u00e0 e la durata del risultato ottenuto.<\/strong><\/p>\n<p>La differenza \u00e8 enorme.<\/p>\n<p>Un istituto pu\u00f2 trovarsi nella necessit\u00e0 di acquistare rapidamente dispositivi, arredi, software, strumenti di laboratorio o servizi di formazione perch\u00e9 deve completare un determinato progetto entro una precisa finestra temporale.<\/p>\n<p>Ma la domanda che dovrebbe precedere l&#8217;acquisto \u00e8 un&#8217;altra:<\/p>\n<p><strong>questa spesa risponde davvero a un problema specifico della nostra scuola?<\/strong><\/p>\n<p>E subito dopo dovrebbe arrivare una seconda domanda:<\/p>\n<p><strong>come verificheremo tra tre o cinque anni se quell&#8217;investimento ha funzionato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 proprio questa seconda fase, quella della valutazione dell&#8217;impatto nel medio periodo, che rischia di rimanere sullo sfondo.<\/p>\n<h2>Scuola 4.0: acquistare tecnologia non significa trasformare la didattica<\/h2>\n<p>Il caso pi\u00f9 evidente \u00e8 quello di\u00a0<strong>Scuola 4.0<\/strong>, il programma da 2,1 miliardi di euro destinato alla trasformazione delle aule e alla creazione di laboratori innovativi.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo ufficiale era ambizioso: intervenire su circa 100.000 aule e costruire ambienti di apprendimento capaci di accompagnare la trasformazione digitale della scuola.<\/p>\n<p>Ma esiste una differenza fondamentale tra\u00a0<strong>dotazione tecnologica<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>innovazione didattica<\/strong>.<\/p>\n<p>Una scuola pu\u00f2 acquistare:<\/p>\n<ul>\n<li>monitor interattivi;<\/li>\n<li>computer;<\/li>\n<li>tablet;<\/li>\n<li>robot;<\/li>\n<li>dispositivi per laboratori;<\/li>\n<li>strumenti per la realt\u00e0 virtuale;<\/li>\n<li>software;<\/li>\n<li>arredi innovativi;<\/li>\n<\/ul>\n<p>senza che questo produca automaticamente una nuova metodologia didattica.<\/p>\n<p>Il dispositivo \u00e8 un mezzo; il cambiamento educativo \u00e8 il risultato.<\/p>\n<p>Se il secondo non arriva, il primo rischia di diventare semplicemente una voce di inventario.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questa una delle questioni sulle quali FederIstruzione concentra la propria critica:\u00a0<strong>la percezione del personale scolastico non sarebbe, in molti casi, quella di una vera trasformazione, ma quella di un passaggio finanziario accompagnato da una serie di adempimenti e progetti.<\/strong><\/p>\n<h2>\u201cUn semplice passaggio di soldi\u201d: la denuncia raccolta da FederIstruzione<\/h2>\n<p>FederIstruzione riferisce di aver raccolto\u00a0<strong>numerose lamentele da parte del personale scolastico<\/strong>\u00a0riguardo all&#8217;esperienza concreta legata ai finanziamenti.<\/p>\n<p>Il sentimento descritto dall&#8217;organizzazione \u00e8 quello di un\u00a0<strong>\u201cpassaggio\u201d di risorse<\/strong>\u00a0che non sempre si sarebbe tradotto in una percezione reale di miglioramento.<\/p>\n<p>Non si tratta, dunque, della contestazione dell&#8217;esistenza degli investimenti.<\/p>\n<p>La contestazione riguarda il rapporto tra\u00a0<strong>risorse impiegate e cambiamento percepito<\/strong>.<\/p>\n<p>Docenti e personale scolastico possono vedere arrivare nuove apparecchiature, essere coinvolti in corsi di formazione o partecipare alla progettazione di attivit\u00e0 finanziate, ma contemporaneamente continuare a lavorare all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione che presenta gli stessi problemi strutturali di prima.<\/p>\n<p>Il paradosso diventa quindi evidente:<\/p>\n<p><strong>pi\u00f9 progetti, pi\u00f9 piattaforme e pi\u00f9 rendicontazioni non significano necessariamente pi\u00f9 tempo per insegnare, migliori condizioni di lavoro o una didattica pi\u00f9 efficace.<\/strong><\/p>\n<p>Una critica analoga \u00e8 stata recentemente espressa da Scarpellino proprio sul peso degli adempimenti burocratici e delle piattaforme, sostenendo che la valutazione degli investimenti dovrebbe concentrarsi sui risultati concreti prodotti per studenti e lavoratori e non soltanto sulla capacit\u00e0 di utilizzare formalmente le risorse.<\/p>\n<h2>Gli 800 milioni per la formazione: il docente \u00e8 davvero diventato pi\u00f9 competente?<\/h2>\n<p>La formazione rappresenta forse il banco di prova pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>Gli\u00a0<strong>800 milioni destinati alla didattica digitale integrata e alla formazione sulla transizione digitale del personale scolastico<\/strong>\u00a0avrebbero dovuto accompagnare il cambiamento tecnologico delle scuole.<\/p>\n<p>Ma anche qui il parametro corretto non dovrebbe essere soltanto il numero dei corsi attivati.<\/p>\n<p>Il vero indicatore dovrebbe essere:<\/p>\n<p><strong>che cosa fa oggi in classe un docente che prima non faceva?<\/strong><\/p>\n<p>Se la risposta \u00e8 difficile da misurare, diventa difficile anche stabilire l&#8217;efficacia dell&#8217;investimento.<\/p>\n<p>Un corso frequentato non equivale automaticamente a una competenza acquisita.<\/p>\n<p>Una certificazione non equivale necessariamente a un cambiamento metodologico.<\/p>\n<p>Una piattaforma utilizzata non equivale necessariamente a un miglioramento dell&#8217;apprendimento.<\/p>\n<p>Per FederIstruzione, dunque, il sistema sarebbe dovuto partire dalle <strong>esigenze formative reali della singola scuola<\/strong>, non da un catalogo di opportunit\u00e0 da utilizzare entro determinate scadenze.<\/p>\n<h2>La scuola ha bisogno di progetti o di programmazione?<\/h2>\n<p>La questione sollevata da FederIstruzione \u00e8 pi\u00f9 ampia del PNRR.<\/p>\n<p>Riguarda il modo stesso con cui lo Stato finanzia l&#8217;istruzione.<\/p>\n<p>Una scuola \u00e8 un&#8217;organizzazione complessa. Ha caratteristiche territoriali, sociali, economiche e culturali differenti.<\/p>\n<p>Un istituto professionale di una periferia metropolitana non ha necessariamente le stesse esigenze di un liceo di un capoluogo.<\/p>\n<p>Una scuola con alta dispersione scolastica non ha le stesse priorit\u00e0 di un istituto nel quale il problema principale \u00e8 la carenza di laboratori.<\/p>\n<p>Una scuola con un&#8217;elevata presenza di studenti stranieri pu\u00f2 avere esigenze formative completamente diverse da una realt\u00e0 con una composizione demografica differente.<\/p>\n<p>Per questo, secondo la critica di FederIstruzione,\u00a0<strong>il finanziamento dovrebbe essere costruito intorno al bisogno della scuola e non il bisogno intorno al finanziamento disponibile.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 questa la differenza tra:<\/p>\n<p><strong>\u201cAbbiamo questi soldi: che progetto possiamo fare?\u201d<\/strong><\/p>\n<p>e<\/p>\n<p><strong>\u201cAbbiamo questo problema: quali risorse servono per risolverlo stabilmente?\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La seconda domanda dovrebbe venire prima.<\/p>\n<h2>Il rischio dei progetti temporanei<\/h2>\n<p>Un altro elemento critico \u00e8 la durata.<\/p>\n<p>Il PNRR finanzia progetti con una precisa finestra temporale, ma la scuola non termina quando termina il progetto.<\/p>\n<p>Se un istituto acquista una nuova tecnologia, qualcuno dovr\u00e0 mantenerla e se viene introdotta una nuova metodologia, qualcuno dovr\u00e0 continuare a formare i docenti.<\/p>\n<p>Se viene creato un laboratorio, occorreranno risorse per mantenerlo operativo.<\/p>\n<p>Se vengono avviati percorsi contro la dispersione, la necessit\u00e0 di accompagnare gli studenti fragili non scompare quando termina il finanziamento.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la vera prova della sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Un investimento strutturale dovrebbe continuare a produrre valore anche dopo la fine del finanziamento che lo ha generato.<\/strong><\/p>\n<p>Se invece il progetto si esaurisce insieme al finanziamento, il rischio \u00e8 di avere prodotto una parentesi progettuale piuttosto che una riforma organizzativa.<\/p>\n<h2>Il personale scolastico: dove sono i miglioramenti strutturali?<\/h2>\n<p>Per i docenti e il personale ATA la questione assume un rilievo particolare.<\/p>\n<p>Il PNRR ha finanziato strumenti, attivit\u00e0 e formazione, ma il personale continua a confrontarsi quotidianamente con problemi strutturali: carichi burocratici, organizzazione, gestione delle classi, carenza di personale in alcune realt\u00e0, complessit\u00e0 amministrativa e necessit\u00e0 di formazione continua.<\/p>\n<p>Questo non significa che gli investimenti PNRR non abbiano prodotto alcun beneficio.<\/p>\n<p>Significa che\u00a0<strong>il beneficio pu\u00f2 risultare parziale se non viene accompagnato da una riorganizzazione complessiva del sistema<\/strong>.<\/p>\n<p>La stessa FederIstruzione ha recentemente posto al centro della propria critica proprio il rapporto tra burocrazia e lavoro didattico, sostenendo che piattaforme, adempimenti e rendicontazioni rischiano di sottrarre tempo alla funzione educativa.<\/p>\n<p>Il paradosso, dunque, \u00e8 possibile:<\/p>\n<p><strong>una scuola pu\u00f2 ricevere pi\u00f9 risorse e contemporaneamente non diventare un luogo di lavoro significativamente migliore.<\/strong><\/p>\n<h2>Studenti: la vera verifica dovrebbe essere nei risultati<\/h2>\n<p>Ancora pi\u00f9 importante \u00e8 il punto di vista degli studenti.<\/p>\n<p>Il PNRR ha finanziato attivit\u00e0 STEM, competenze linguistiche, orientamento, laboratori e interventi contro la dispersione.<\/p>\n<p>Sono tutti obiettivi condivisibili.<\/p>\n<p>Ma il successo non dovrebbe essere certificato soltanto dal numero di studenti coinvolti.<\/p>\n<p>Occorre sapere se:<\/p>\n<ul>\n<li>gli studenti hanno migliorato le proprie competenze;<\/li>\n<li>sono diminuiti gli abbandoni;<\/li>\n<li>\u00e8 migliorata la frequenza;<\/li>\n<li>sono aumentati i livelli di apprendimento;<\/li>\n<li>sono diminuite le disuguaglianze tra territori;<\/li>\n<li>le nuove competenze vengono mantenute nel tempo;<\/li>\n<li>le dotazioni tecnologiche continuano a essere utilizzate dopo la conclusione dei progetti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questi sono gli indicatori che consentirebbero di trasformare una gigantesca operazione finanziaria in una vera politica educativa.<\/p>\n<h2>Spendere bene non significa semplicemente spendere tutto<\/h2>\n<p>\u00c8 questo, in ultima analisi, il nodo politico della questione.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di spendere una risorsa entro la scadenza \u00e8 un indicatore amministrativo.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 automaticamente un indicatore di efficacia.<\/strong><\/p>\n<p>Un&#8217;amministrazione efficiente deve certamente evitare di perdere risorse disponibili.<\/p>\n<p>Ma una pubblica amministrazione efficace deve soprattutto\u00a0<strong>trasformare quelle risorse in risultati duraturi<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile quindi che entrambi gli obiettivi siano raggiunti solo in parte: si pu\u00f2 essere stati efficienti nella gestione delle scadenze e contemporaneamente meno efficaci nel produrre trasformazioni strutturali.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio su questa distinzione che si concentra la critica di FederIstruzione.<\/p>\n<h2>Scarpellino: la scuola deve tornare al centro della programmazione<\/h2>\n<p>Per Antonio Scarpellino il punto di partenza dovrebbe essere il riconoscimento della\u00a0<strong>scuola reale<\/strong>.<\/p>\n<p>Non quella descritta nei documenti di progetto, ma quella vissuta quotidianamente da docenti, ATA, dirigenti, studenti e famiglie.<\/p>\n<p>Scarpellino ha gi\u00e0 denunciato pubblicamente il rischio di provvedimenti e iniziative percepiti come lontani dalle esigenze concrete delle classi, chiedendo risorse e supporto realmente collegati alle necessit\u00e0 delle scuole e del personale.<\/p>\n<p>Nella valutazione di FederIstruzione, il prossimo modello di finanziamento dovrebbe quindi cambiare impostazione:<\/p>\n<p><strong>meno corsa alla spesa, pi\u00f9 programmazione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Meno progetti isolati, pi\u00f9 strategie pluriennali.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Meno attenzione alla rendicontazione come risultato finale, pi\u00f9 attenzione all&#8217;impatto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Meno strumenti acquistati per rispettare un progetto, pi\u00f9 strumenti scelti perch\u00e9 necessari alla scuola.<\/strong><\/p>\n<p>E soprattutto:<\/p>\n<p><strong>meno finanziamenti calati dall&#8217;alto, pi\u00f9 ascolto delle istituzioni scolastiche prima della definizione degli interventi.<\/strong><\/p>\n<h2>Il vero bilancio del PNRR scuola \u00e8 ancora da scrivere<\/h2>\n<p>Il giudizio definitivo sugli investimenti nella scuola non pu\u00f2 essere formulato semplicemente sommando miliardi, progetti e acquisti.<\/p>\n<p>Quei numeri raccontano\u00a0<strong>quanto \u00e8 stato programmato e finanziato<\/strong>.<\/p>\n<p>Non raccontano ancora completamente\u00a0<strong>quanto sia cambiata la scuola<\/strong>.<\/p>\n<p>Il bilancio pi\u00f9 importante dovr\u00e0 quindi misurare il passaggio:<\/p>\n<p><strong>dai finanziamenti ai risultati, dagli acquisti all&#8217;utilizzo, dai corsi alle competenze, dai progetti agli apprendimenti.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 qui che si giocher\u00e0 la valutazione reale del PNRR.<\/p>\n<p>La critica di FederIstruzione non \u00e8, dunque, una richiesta di ridurre gli investimenti.<\/p>\n<p>\u00c8, al contrario, una richiesta di\u00a0<strong>rendere quegli investimenti pi\u00f9 intelligenti, pi\u00f9 strutturali e pi\u00f9 aderenti alle necessit\u00e0 delle singole scuole<\/strong>.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se un docente vede un nuovo dispositivo ma non vede migliorare le proprie condizioni di lavoro, se uno studente frequenta un laboratorio ma non aumenta le proprie competenze e se una scuola completa decine di progetti senza riuscire a modificare stabilmente la propria organizzazione, allora il problema non \u00e8 soltanto quanto denaro sia stato speso.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0<strong>come \u00e8 stato progettato il cambiamento<\/strong>.<\/p>\n<p>E soprattutto se quel cambiamento sia stato realmente progettato.<\/p>\n<h2>La domanda che resta aperta<\/h2>\n<p>Alla fine, la questione pu\u00f2 essere riassunta in una domanda molto semplice:<\/p>\n<blockquote><p><strong>Se domani sparissero tutti i finanziamenti straordinari del PNRR, quali dei miglioramenti introdotti nella scuola italiana rimarrebbero realmente in piedi?<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>La risposta a questa domanda dir\u00e0 molto pi\u00f9 di qualsiasi rendiconto finanziario sulla qualit\u00e0 degli investimenti effettuati.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una vera innovazione non \u00e8 quella che dura quanto il finanziamento.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 quella che continua a funzionare quando il finanziamento \u00e8 terminato.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il PNRR ha portato nella scuola 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