Il metodo per aiutare tutti a imparare

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Il metodo per aiutare tutti a imparare. Il CPP compie trent’anni e alcune riflessioni sono d’obbligo. Guardando indietro siamo grati a quanti hanno contribuito ad aiutarci a segnare una strada. Oggi, quello che ci caratterizza come istituto è l’aver lavo­rato su un metodo più che sui dei contenuti, un metodo che serve ad affrontare la vita imparando. L’apprendimento è la cifra del nostro la­voro: fare in modo che ciascuno possa imparare in ogni situazione, non solo i bambini, ma tutti, riuscendo a tirar fuori le proprie risorse.

I punti centrali del metodo CPP sono quattro.

Uno. Non cercare le risposte ma fare le giuste domande

Questo è l’elemento metodologico più importante: cercare la doman­da, non la risposta. Chi ha la fortuna di stare con i bambini, lo sa: fanno tantissime domande. “Da dove arriviamo? Perché bisogna dormire? Anche tu sei stato bambino?” La tentazione è quella di fornire risposte. Ma le domande dei bambini sono straordinariamente ricche di significati generativi e vanno restituite ai bambini: “Tu cosa ne pensi? Cosa ti è venuto in mente?” È l’indicazione che diamo ai genitori: coltivate le domande dei vostri figli.

Due. Meglio imparare ad ascoltare che aspettare di essere ascoltati

È inutile pretendere che l’altro capisca, le parole sono scivolose e, a volte, sono troppe. È necessario smettere di chiedere o pretendere di essere ascoltati, meglio imparare ad ascoltare. Nel nostro lavoro di consulenza osserviamo quotidianamente come questa ricerca sia inefficace.

Terzo. Nel conflitto cerca sempre di imparare

Questo è uno dei capisaldi classici del metodo CPP. Il conflitto è un’esperienza faticosa, a volte dolorosa. Ma il conflitto è anche elemento essenziale del cambiamento e l’evoluzione si fonda sul cambiamento se ci si attiva per imparare.

Quarto. Non essere buono, non essere cattivo

Questo punto introduce ai temi dei Convegni che stiamo organizzando in questo 2019: quello di aprile “Dalla parte dei genitori”, e soprattutto a quello di ottobre “Né buoni, né cattivi” sull’alfabetizzazione al conflitto. L’idea che ci guida è proporre un approccio che aiuti a riappropriarci dei codici educativi con cui siamo cresciuti, legati alla dipendenza in­fantile, che ci impediscono di utilizzare appieno le nostre risorse.

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